E' difficile ricordare che hai passato l'inferno, si sono stata davvero male. Senza un motivo non volevo più vivere...che sciocca che sono stata! Il mio malessere era fisico e psichico.. insomma ero andata fuori strada. Non sopportavo più il mio paese, la mia casa e tutto quello che mi circondava. Avevo paura del sole e la troppa luce mi mandava in ansia, odiavo sentire gli uccellini alla mattina presto perché significava l'inizio di un nuovo incubo per me. Non avevo più la voglia di fare, contavo i minuti e le ore. Avevo paura di rimanere nel mio paese, avevo paura di autolesionarmi, ero fissata sui coltelli, sulle scale e sul treno. Decido di andare via di casa, una mini vacanza con mio padre e la sua compagna Marina che abita in un posto fantastico. A Porlezza. Lì vivo una settimana da incosciente, avevo perso l'interesse per tutto, persino l'amore per Artù. Mangiavo poco e male, bevevo solo vino e in lui trovavo sollievo. A Porlezza ho comprato un paio di occhiali nuovi con la montatura nera e rossa (mi hanno convinta)...un po' cari ma sto bene. Quando Marina lavorava, portavamo in giro Artù, ne abbiamo fatti di giretti che non dicevano nulla al mio animo. Poi un giorno intero siamo andati in montagna, in un posto nuovo. Mio padre pensava che mi avrebbe rincuorato. Così siam andati sulle creste che portano al rifugio “croce di campo” dove su un cucuzzolo c'era una croce di legno massiccio e un tavolo. Poi abbiamo proseguito in macchina e siam andati sulla cima difronte dove c'era un piccolo santuario. Dopo quindici scalini, fatti a piedi, sono arrivata alla Madonna della salute. Da lì ho potuto vedere un panorama mozzafiato. Credevo in un aiuto spirituale della Madonna. Mentre scendevo, ho notato che lì vicino c'era un'aria attrezzata da picnic. Pensai che sarebbe stato bello ritornarci, magari quando stavo meglio. Poi mio padre, come ultima tappa si è fermato a Malè, un paesino di montagna disabitato, magari in estate si animava un po'.L' ultima sera a Porlezza, come il rito vuole, io, mio padre e Marina siam andati in pizzeria alla “Solitaria”. Quel suo nome era identico al mio umore. Da aprile mi sentivo sola. Il mio ritorno a Castronno fu un vero disastro. Ero terrorizzata di tutto. Non riuscivo più a vivere la mia vita, non scrivevo più, passavo il tempo a letto, ho perso tanti amici tra cui un certo Roberto, non gli importa più di me. Se lo lasciato andare è perché stavo davvero male, tanto per lui se ero viva o morta era uguale. Volevo solo morire senza un motivo, mi ero isolata da tutti, non avevo più nessun interesse, avevo paura e ogni santo giorno avevo qualche linea di febbre. Non sapevo più che cosa fare, credevo di impazzire da un momento all'altro. Così ho chiesto aiuto e ogni mattina, in tavola, c'erano due compresse ad aspettarmi. (mi sono sentita una merda psicopatica).I giorni passavano ed io non riuscivo a reagire, decisi di vivere l'attimo come se fosse l'ultimo. Con amici, tra cui mio fratello, son andata a mangiare la pizza al “Linguaccione” a Brinzio, ho preso una pizza parmigiana e una coca-cola. La pizza era ovale e allungata, la servivano su dei taglieri in legno. Troppo buona!!!Martedì 24 maggio, mio padre assieme alla sua compagna Marina, mi hanno portato a vedere “Arlecchino servitore di due padroni” di Carlo Goldoni al teatro “Lac” di Lugano. Era la prima volta che vedevo una commedia al teatro. La commedia è straordinaria, non è per niente pallosa. Durava tre ore con due intervalli. Il protagonista, Arlecchino era Ferruccio Soleri, un uomo di soli 86 anni. Bravissimo. È una forza unica. La compagnia era del Teatro Piccolo di Milano. Cosa mi è piaciuto di più? Tutto ma sono rimasta affascinata dal suggeritore che accedeva e spegneva le candele ad ogni iniziofine. Bello, bello, bello.Invece Giovedì 19 maggio, quando iniziava a sentire l'ebbrezza dell'estate, sono andata con mio fratello e mio padre a sentire la 5°sinfonia di Beethoven al teatro “Condominio” di Gallarate. Eseguita dall'Orchestra “Filarmonica” del Conservatorio di Como, con la collaborazione di diversi musicisti dell’ I.S.S.M. «G. Puccini» di Gallarate, sotto la direzione del M° Bruno Dal Bon. È stata piacevole come serata. Il teatro nulla di particolare, era tutto in legno. L'unico difetto era la porta d'emergenza che dava sulla strada e si sentiva passare le auto. Poi un'altra sera sono andata ancora al “Linguaccione” e ho mangiato la stessa pizza. Ho vissuto così per intere settimane.Invece Domenica 29 Maggio è successa una cosa grandiosa. Con la mia amica Daniela sono andata alla giornata di spiritualità presso il Centro Salesiano di Arese (Mi) con l'Associazione Sposa di Sion. Ricordo che pioveva, faceva freddo, ricordo che presi quell'occasione come una scusa per uscire di casa, in quei giorni ero al culmine della mia sofferenza. Al termine della prima riunione ci hanno regalato un fazzoletto di juta, creato a mano da un membro dell'Associazione con disegnato un sole e il volto della Sposa di Sion. In quell'attimo è successo qualcosa di particolare che ancora adesso non so spiegare. Mi hanno dato il fazzoletto che emana il profumo di Gesù e subito ho sentito tanto calore. Dopo il pranzo ho detto il mio “si” al presidente dell'Associazione. Mi consacro a colei che si manifesta ogni 2 del mese come sposa della famiglia in un abito che toglie il fiato. È una decisione che prendo con consapevolezza, è nato un legame eterno tra me e lei. No, non è soggezione. Gli altri non centrano nulla con la mia determinazione anzi, mi spaventano le regole del gruppo. Farò quello che potrò sempre nei miei limiti. Ho appena iniziato ad andare il terzo venerdì del mese a sentire commentare i brani della bibbia con l'Associazione Sposa di Sion. Il primo incontro non è stato noioso, ho fatto fatica a seguire ma tutto sommato è un modo per approfondire la vita di Gesù. Quando vado nella chiesa di Mazzo e vedo quella statua immacolata, il mio cuore si apre al mondo. Divento suo strumento nel bene. Sento di essere più forte e nulla più temo.Questa son io oggi, triste e allo stesso tempo felice. A volte mi manca “qualcuno” ma non lo posso rincorrere tutta la vita, inseguendo qualcosa che non durerà mai in eterno. Così mi accontento di quello che ho, non è certo poco. Mi vergogno di essere una donna così...che a volte ha bisogno di un aiuto farmaceutico. Nessun uomo mi sposerà! E chi se ne frega....? A volte dico così mentre altre volte ci soffro, è nella mia natura e non ci posso fare nulla. Cadrò per terra e mi rialzerò come ho sempre fatto. Ma questo sali e scendi è un esercizio molto complicato, ci vuole tanta forza di volontà e tanta pazienza. Non mi resta altro che vivere tra SALITE e discese.
Libro horror e degli errori – Aprile Maggio
E' difficile ricordare che hai passato l'inferno, si sono stata davvero male. Senza un motivo non volevo più vivere...che sciocca che sono stata! Il mio malessere era fisico e psichico.. insomma ero andata fuori strada. Non sopportavo più il mio paese, la mia casa e tutto quello che mi circondava. Avevo paura del sole e la troppa luce mi mandava in ansia, odiavo sentire gli uccellini alla mattina presto perché significava l'inizio di un nuovo incubo per me. Non avevo più la voglia di fare, contavo i minuti e le ore. Avevo paura di rimanere nel mio paese, avevo paura di autolesionarmi, ero fissata sui coltelli, sulle scale e sul treno. Decido di andare via di casa, una mini vacanza con mio padre e la sua compagna Marina che abita in un posto fantastico. A Porlezza. Lì vivo una settimana da incosciente, avevo perso l'interesse per tutto, persino l'amore per Artù. Mangiavo poco e male, bevevo solo vino e in lui trovavo sollievo. A Porlezza ho comprato un paio di occhiali nuovi con la montatura nera e rossa (mi hanno convinta)...un po' cari ma sto bene. Quando Marina lavorava, portavamo in giro Artù, ne abbiamo fatti di giretti che non dicevano nulla al mio animo. Poi un giorno intero siamo andati in montagna, in un posto nuovo. Mio padre pensava che mi avrebbe rincuorato. Così siam andati sulle creste che portano al rifugio “croce di campo” dove su un cucuzzolo c'era una croce di legno massiccio e un tavolo. Poi abbiamo proseguito in macchina e siam andati sulla cima difronte dove c'era un piccolo santuario. Dopo quindici scalini, fatti a piedi, sono arrivata alla Madonna della salute. Da lì ho potuto vedere un panorama mozzafiato. Credevo in un aiuto spirituale della Madonna. Mentre scendevo, ho notato che lì vicino c'era un'aria attrezzata da picnic. Pensai che sarebbe stato bello ritornarci, magari quando stavo meglio. Poi mio padre, come ultima tappa si è fermato a Malè, un paesino di montagna disabitato, magari in estate si animava un po'.L' ultima sera a Porlezza, come il rito vuole, io, mio padre e Marina siam andati in pizzeria alla “Solitaria”. Quel suo nome era identico al mio umore. Da aprile mi sentivo sola. Il mio ritorno a Castronno fu un vero disastro. Ero terrorizzata di tutto. Non riuscivo più a vivere la mia vita, non scrivevo più, passavo il tempo a letto, ho perso tanti amici tra cui un certo Roberto, non gli importa più di me. Se lo lasciato andare è perché stavo davvero male, tanto per lui se ero viva o morta era uguale. Volevo solo morire senza un motivo, mi ero isolata da tutti, non avevo più nessun interesse, avevo paura e ogni santo giorno avevo qualche linea di febbre. Non sapevo più che cosa fare, credevo di impazzire da un momento all'altro. Così ho chiesto aiuto e ogni mattina, in tavola, c'erano due compresse ad aspettarmi. (mi sono sentita una merda psicopatica).I giorni passavano ed io non riuscivo a reagire, decisi di vivere l'attimo come se fosse l'ultimo. Con amici, tra cui mio fratello, son andata a mangiare la pizza al “Linguaccione” a Brinzio, ho preso una pizza parmigiana e una coca-cola. La pizza era ovale e allungata, la servivano su dei taglieri in legno. Troppo buona!!!Martedì 24 maggio, mio padre assieme alla sua compagna Marina, mi hanno portato a vedere “Arlecchino servitore di due padroni” di Carlo Goldoni al teatro “Lac” di Lugano. Era la prima volta che vedevo una commedia al teatro. La commedia è straordinaria, non è per niente pallosa. Durava tre ore con due intervalli. Il protagonista, Arlecchino era Ferruccio Soleri, un uomo di soli 86 anni. Bravissimo. È una forza unica. La compagnia era del Teatro Piccolo di Milano. Cosa mi è piaciuto di più? Tutto ma sono rimasta affascinata dal suggeritore che accedeva e spegneva le candele ad ogni iniziofine. Bello, bello, bello.Invece Giovedì 19 maggio, quando iniziava a sentire l'ebbrezza dell'estate, sono andata con mio fratello e mio padre a sentire la 5°sinfonia di Beethoven al teatro “Condominio” di Gallarate. Eseguita dall'Orchestra “Filarmonica” del Conservatorio di Como, con la collaborazione di diversi musicisti dell’ I.S.S.M. «G. Puccini» di Gallarate, sotto la direzione del M° Bruno Dal Bon. È stata piacevole come serata. Il teatro nulla di particolare, era tutto in legno. L'unico difetto era la porta d'emergenza che dava sulla strada e si sentiva passare le auto. Poi un'altra sera sono andata ancora al “Linguaccione” e ho mangiato la stessa pizza. Ho vissuto così per intere settimane.Invece Domenica 29 Maggio è successa una cosa grandiosa. Con la mia amica Daniela sono andata alla giornata di spiritualità presso il Centro Salesiano di Arese (Mi) con l'Associazione Sposa di Sion. Ricordo che pioveva, faceva freddo, ricordo che presi quell'occasione come una scusa per uscire di casa, in quei giorni ero al culmine della mia sofferenza. Al termine della prima riunione ci hanno regalato un fazzoletto di juta, creato a mano da un membro dell'Associazione con disegnato un sole e il volto della Sposa di Sion. In quell'attimo è successo qualcosa di particolare che ancora adesso non so spiegare. Mi hanno dato il fazzoletto che emana il profumo di Gesù e subito ho sentito tanto calore. Dopo il pranzo ho detto il mio “si” al presidente dell'Associazione. Mi consacro a colei che si manifesta ogni 2 del mese come sposa della famiglia in un abito che toglie il fiato. È una decisione che prendo con consapevolezza, è nato un legame eterno tra me e lei. No, non è soggezione. Gli altri non centrano nulla con la mia determinazione anzi, mi spaventano le regole del gruppo. Farò quello che potrò sempre nei miei limiti. Ho appena iniziato ad andare il terzo venerdì del mese a sentire commentare i brani della bibbia con l'Associazione Sposa di Sion. Il primo incontro non è stato noioso, ho fatto fatica a seguire ma tutto sommato è un modo per approfondire la vita di Gesù. Quando vado nella chiesa di Mazzo e vedo quella statua immacolata, il mio cuore si apre al mondo. Divento suo strumento nel bene. Sento di essere più forte e nulla più temo.Questa son io oggi, triste e allo stesso tempo felice. A volte mi manca “qualcuno” ma non lo posso rincorrere tutta la vita, inseguendo qualcosa che non durerà mai in eterno. Così mi accontento di quello che ho, non è certo poco. Mi vergogno di essere una donna così...che a volte ha bisogno di un aiuto farmaceutico. Nessun uomo mi sposerà! E chi se ne frega....? A volte dico così mentre altre volte ci soffro, è nella mia natura e non ci posso fare nulla. Cadrò per terra e mi rialzerò come ho sempre fatto. Ma questo sali e scendi è un esercizio molto complicato, ci vuole tanta forza di volontà e tanta pazienza. Non mi resta altro che vivere tra SALITE e discese.