Nel fervido cantiere di Assisi Giotto potè realizzare le sue prime prove d'artista e già manifestò il suo grande talento. Subito si affacciò il suo genio rivoluzionario. Gli affreschi, da lui realizzati, mostravano uno stile nuovo. Era una profonda ricerca formale, quella condotta dall'artista, che conferiva plasticità e volume alle figure non soltanto con un uso sapiente delle sfumature cromatiche ma con un'organizzazione spaziale che teneva conto della prospettiva. Era la sistemazione del punto di fuga. Un sito, cioè, nella rappresentazione; verso cui convergevano in successione, e grazie alle gradazioni di colore per le luci e le ombre, gli elementi compositivi della scena. Ne risultava una maggiore plasticità dei personaggi rappresentati. Le strutture architettoniche beneficiavano dell'effetto della profondità e l'osservatore veniva sopraffatto dalla sensazione di muoversi dentro il paesaggio raffigurato fra quelle figure dai volti, ormai, così vivi ed espressivi. Facile immagginare la meraviglia che invadeva il visitatore. Sui pellegrini o il visitatore occasionale, sul popolo tutto cadeva una grande suggestione quale oggi la cinematografia, con i suoi colossal storici o fantascientifici, esercita sullo spettatore. Giotto, come la maggior parte dei pittori dei secoli passati, ha servito l'arte religiosa per quanto anche quella più propriamente civile ricercasse abbellimenti e decorazioni di argomento sacro. Tuttavia egli è stato innovativo nonostante la disciplina dei committenti e oltre il rigore dei tempi. Fu la forza della sua passione per l'arte e l'amore per l'uomo e la natura. Non a torto, gli è stato riconosciuto il merito di aver rotto gli schemi consueti e di aver ripristinato la rappresentazione realistica così come era ancora dieci secoli prima. Da Giotto e la sua scuola riprendeva il cammino dell'arte italiana ed europea. Cristina Ametrano
Giotto per sempre
Nel fervido cantiere di Assisi Giotto potè realizzare le sue prime prove d'artista e già manifestò il suo grande talento. Subito si affacciò il suo genio rivoluzionario. Gli affreschi, da lui realizzati, mostravano uno stile nuovo. Era una profonda ricerca formale, quella condotta dall'artista, che conferiva plasticità e volume alle figure non soltanto con un uso sapiente delle sfumature cromatiche ma con un'organizzazione spaziale che teneva conto della prospettiva. Era la sistemazione del punto di fuga. Un sito, cioè, nella rappresentazione; verso cui convergevano in successione, e grazie alle gradazioni di colore per le luci e le ombre, gli elementi compositivi della scena. Ne risultava una maggiore plasticità dei personaggi rappresentati. Le strutture architettoniche beneficiavano dell'effetto della profondità e l'osservatore veniva sopraffatto dalla sensazione di muoversi dentro il paesaggio raffigurato fra quelle figure dai volti, ormai, così vivi ed espressivi. Facile immagginare la meraviglia che invadeva il visitatore. Sui pellegrini o il visitatore occasionale, sul popolo tutto cadeva una grande suggestione quale oggi la cinematografia, con i suoi colossal storici o fantascientifici, esercita sullo spettatore. Giotto, come la maggior parte dei pittori dei secoli passati, ha servito l'arte religiosa per quanto anche quella più propriamente civile ricercasse abbellimenti e decorazioni di argomento sacro. Tuttavia egli è stato innovativo nonostante la disciplina dei committenti e oltre il rigore dei tempi. Fu la forza della sua passione per l'arte e l'amore per l'uomo e la natura. Non a torto, gli è stato riconosciuto il merito di aver rotto gli schemi consueti e di aver ripristinato la rappresentazione realistica così come era ancora dieci secoli prima. Da Giotto e la sua scuola riprendeva il cammino dell'arte italiana ed europea. Cristina Ametrano