Un modo intenso di interrogarsi sull'esistenza dell'uomo e insieme alcune proposte di soluzione a quei problemi del genere umano, che sono eterni ed infiniti, arrivarono in particolare dagli intellettuali dell'ultimo decennio del XIX secolo. Perchè alcune istanze problematiche del vivere comune si ripropongono nel tempo, altre risultano insolvibili e altre ancora appaiono più nuove. Ma, in ogni caso, la cultura e la scienza in sintonia con i propri tempi, hanno cercato, di volta in volta, responsabilmente di porvi rimedio. Ora la scienza dell'ultimo decennio del XIX secolo, se da un lato registrava studi, invenzioni e scoperte proficue per altri aspetti sembrava aver soffocato la fiducia dell'uomo nella scienza stessa. Arrivò la crisi dello scientismo positivista e con essa la cultura tutta, ormai avvezza ad una riflessione speculativa, critica e attenta ai bisogni della gente, elaborò le sue ipotesi di soluzione. La più diffusa sembrava volere un forte "ritorno all'antica fede". Il giovane Pirandello vedeva nei " segni del tempo" un " appassionato dispregio per la scienza". Ciascun settore o branca del sapere si pose all'ascolto. Oppure azzardò strategie di difesa. Perchè l'insuccesso brucia più della sconfitta quando è stato tanto l'impegno profuso. Giovanni Pascoli, già docente universitario, nella conferenza " L'Era nuova", letta a Messina nel 1899 espresse il carattere moralmente ambiguo della scienza e della tecnica. Le quali hanno portato a un tempo molti benefici e altrettanti problemi. Forse per l'incapacità dell'uomo di scegliere sempre il bene? Infatti quegli " aerei e quei sommergibili tanto utili, possono far piovere la distruzione dal cielo o ....farla erompere dal fondo del mare". Ma l'uso negativo della scienza non viene da essa stessa ossia dalle scelte errate dell'uomo. Più ancora dipendono dal fallimento della poesia e dei poeti. " Essi hanno tradito la loro missione di pacificatori e di sacerdoti. Essi avrebbero dovuto trasformare la scienza in coscienza". La cultura avrebbe dovuto elaborare una visione del mondo atta ad eliminare " la ferocia e la crudeltà che, come nelle società primitive, era ancora presente nel genere umano". Gli intellettuali avrebbero, quindi, tradito la loro funzione pedagogica e avrebbero compromesso la loro utilità etica e sociale. Il discorso di Giovanni Pascoli non risparmiò di enunciare il confronto con i primitivi che denunciava la stessa ferocia dei cuori con l'uomo contemporaneo. E riportava che la scienza può dire alla poesia: " Io ho lavorato e tu no; dal mio lavoro non è nato tutto il bene che doveva, ed è nato anche del male che non doveva, perchè tu non hai cooperato con me.... Io ho fornito la verità: ma tu non ne hai nutrito le anime. Non posso far tutto da sola".
La crisi della scienza e del Positivismo
Un modo intenso di interrogarsi sull'esistenza dell'uomo e insieme alcune proposte di soluzione a quei problemi del genere umano, che sono eterni ed infiniti, arrivarono in particolare dagli intellettuali dell'ultimo decennio del XIX secolo. Perchè alcune istanze problematiche del vivere comune si ripropongono nel tempo, altre risultano insolvibili e altre ancora appaiono più nuove. Ma, in ogni caso, la cultura e la scienza in sintonia con i propri tempi, hanno cercato, di volta in volta, responsabilmente di porvi rimedio. Ora la scienza dell'ultimo decennio del XIX secolo, se da un lato registrava studi, invenzioni e scoperte proficue per altri aspetti sembrava aver soffocato la fiducia dell'uomo nella scienza stessa. Arrivò la crisi dello scientismo positivista e con essa la cultura tutta, ormai avvezza ad una riflessione speculativa, critica e attenta ai bisogni della gente, elaborò le sue ipotesi di soluzione. La più diffusa sembrava volere un forte "ritorno all'antica fede". Il giovane Pirandello vedeva nei " segni del tempo" un " appassionato dispregio per la scienza". Ciascun settore o branca del sapere si pose all'ascolto. Oppure azzardò strategie di difesa. Perchè l'insuccesso brucia più della sconfitta quando è stato tanto l'impegno profuso. Giovanni Pascoli, già docente universitario, nella conferenza " L'Era nuova", letta a Messina nel 1899 espresse il carattere moralmente ambiguo della scienza e della tecnica. Le quali hanno portato a un tempo molti benefici e altrettanti problemi. Forse per l'incapacità dell'uomo di scegliere sempre il bene? Infatti quegli " aerei e quei sommergibili tanto utili, possono far piovere la distruzione dal cielo o ....farla erompere dal fondo del mare". Ma l'uso negativo della scienza non viene da essa stessa ossia dalle scelte errate dell'uomo. Più ancora dipendono dal fallimento della poesia e dei poeti. " Essi hanno tradito la loro missione di pacificatori e di sacerdoti. Essi avrebbero dovuto trasformare la scienza in coscienza". La cultura avrebbe dovuto elaborare una visione del mondo atta ad eliminare " la ferocia e la crudeltà che, come nelle società primitive, era ancora presente nel genere umano". Gli intellettuali avrebbero, quindi, tradito la loro funzione pedagogica e avrebbero compromesso la loro utilità etica e sociale. Il discorso di Giovanni Pascoli non risparmiò di enunciare il confronto con i primitivi che denunciava la stessa ferocia dei cuori con l'uomo contemporaneo. E riportava che la scienza può dire alla poesia: " Io ho lavorato e tu no; dal mio lavoro non è nato tutto il bene che doveva, ed è nato anche del male che non doveva, perchè tu non hai cooperato con me.... Io ho fornito la verità: ma tu non ne hai nutrito le anime. Non posso far tutto da sola".