Jacques Louis David nacque a Parigi il 30 agosto 1748. Nel 1775 vinse il prestigioso Prix de Rome che gli conferì, come pensionato ( borsista) dell'Accademia di Francia, un lungo soggiorno di studi nella città di Roma. Per i giovani artisti del tempo era un privilegio vivere a contatto delle antichità romane e, in seguito, ricordando il viaggio italiano ribadì la sua ammirazione per le opere d'arte della penisola e confessò " di essersi commosso vedendo le opere di Correggio, di aver provato tristezza e vergogna per la sua ignoranza dinanzi al Barocco bolognese e alle antichità romane". Addirittura "gli parve di essere stato "operato di cataratta" alla visione di Napoli, Pompei ed Ercolano. David, che non era avvezzo a tecniche grafiche complesse, si esercitò riproducendo gli antichi bassorilievi nei suoi disegni con penna e acquerello. Adoperò anche matite e mine di piombo, o grafiti inglesi che nel 1790 Contè perfezionò con l'aggiunta di argilla alla polvere di grafite. Poi, con una cottura più o meno lunga e diverse proporzioni di materiale, sempre Contè, ottenne matite più morbide consentendo una diversificazione di realizzazioni grafiche. Jacques Louis David auspicava, d'accordo con i canoni estetici neoclassici, la purezza dell'immagine da perseguire tracciando contorni netti e una grande luminosità. Ammiratore di Raffaello ne emulò la capacità di dare risalto e autonomia, in una composizione di figure, ad ogni personaggio pur garantendo l'unicità del messaggio della scena rappresentata. Così nel "Giuramento degli Orazi" ogni personaggio pur mantenendo la propria individualità è partecipe della narrazione che la scena vuole significare. Il soggetto del quadro, che simboleggia le virtù civiche attraverso il solenne giuramento di fedeltà alla propria città da parte dei fratelli Orazi, rivela sia l'adesione di David agli ideali civici che l'intento di proporre la storia al pubblico perchè venga imitata. L'opera commissionata dal re di Francia venne esposta nel 1785 al Salon di Parigi: un evento espositivo che, anno dopo anno, sarebbe diventato consuetudinario per le mostre di artisti contemporanei di volta in volta più in auge. David non tradì mai il suo gusto neoclassico. La sua fedeltà all'estetica neoclassica gli imponeva di evitare scene cruente per cui osservò con scrupolo di rappresentare i momenti che seguono o che precedono l'episodio tragico. Nel dipinto dedicato a "La morte di Marat" del 1793 la scena, che raffigura Marat esanime nella stanza da bagno, pur nella sua essenzialità e nella sobrietà del soggetto rende tutta la drammaticità dell'evento e l'accorata partecipazione emotiva dello stesso David realizzatore appassionato di alti esempi di virtù civili. Egli si sforzò sempre di trasferire ai suoi dipinti tutto il valore plastico tipico del linguaggio scultoreo. E vi riuscì in maniera eccelsa anche quando, il disimpegno politico lo riportò ai soggetti mitologici. Le sue opere, allora, tradirono stanchezza, ironia e rigidità del tocco come a voler fissare una bellezza ideale. Le delusioni politiche e l'esilio avevano spento quella forza creativa che gli era venuta dal grande amore per l'arte neoclassica e per professionisti come Antonio Canova.
Jacques Louis David, un "borsista" dell'Accademia di Francia a Roma
Jacques Louis David nacque a Parigi il 30 agosto 1748. Nel 1775 vinse il prestigioso Prix de Rome che gli conferì, come pensionato ( borsista) dell'Accademia di Francia, un lungo soggiorno di studi nella città di Roma. Per i giovani artisti del tempo era un privilegio vivere a contatto delle antichità romane e, in seguito, ricordando il viaggio italiano ribadì la sua ammirazione per le opere d'arte della penisola e confessò " di essersi commosso vedendo le opere di Correggio, di aver provato tristezza e vergogna per la sua ignoranza dinanzi al Barocco bolognese e alle antichità romane". Addirittura "gli parve di essere stato "operato di cataratta" alla visione di Napoli, Pompei ed Ercolano. David, che non era avvezzo a tecniche grafiche complesse, si esercitò riproducendo gli antichi bassorilievi nei suoi disegni con penna e acquerello. Adoperò anche matite e mine di piombo, o grafiti inglesi che nel 1790 Contè perfezionò con l'aggiunta di argilla alla polvere di grafite. Poi, con una cottura più o meno lunga e diverse proporzioni di materiale, sempre Contè, ottenne matite più morbide consentendo una diversificazione di realizzazioni grafiche. Jacques Louis David auspicava, d'accordo con i canoni estetici neoclassici, la purezza dell'immagine da perseguire tracciando contorni netti e una grande luminosità. Ammiratore di Raffaello ne emulò la capacità di dare risalto e autonomia, in una composizione di figure, ad ogni personaggio pur garantendo l'unicità del messaggio della scena rappresentata. Così nel "Giuramento degli Orazi" ogni personaggio pur mantenendo la propria individualità è partecipe della narrazione che la scena vuole significare. Il soggetto del quadro, che simboleggia le virtù civiche attraverso il solenne giuramento di fedeltà alla propria città da parte dei fratelli Orazi, rivela sia l'adesione di David agli ideali civici che l'intento di proporre la storia al pubblico perchè venga imitata. L'opera commissionata dal re di Francia venne esposta nel 1785 al Salon di Parigi: un evento espositivo che, anno dopo anno, sarebbe diventato consuetudinario per le mostre di artisti contemporanei di volta in volta più in auge. David non tradì mai il suo gusto neoclassico. La sua fedeltà all'estetica neoclassica gli imponeva di evitare scene cruente per cui osservò con scrupolo di rappresentare i momenti che seguono o che precedono l'episodio tragico. Nel dipinto dedicato a "La morte di Marat" del 1793 la scena, che raffigura Marat esanime nella stanza da bagno, pur nella sua essenzialità e nella sobrietà del soggetto rende tutta la drammaticità dell'evento e l'accorata partecipazione emotiva dello stesso David realizzatore appassionato di alti esempi di virtù civili. Egli si sforzò sempre di trasferire ai suoi dipinti tutto il valore plastico tipico del linguaggio scultoreo. E vi riuscì in maniera eccelsa anche quando, il disimpegno politico lo riportò ai soggetti mitologici. Le sue opere, allora, tradirono stanchezza, ironia e rigidità del tocco come a voler fissare una bellezza ideale. Le delusioni politiche e l'esilio avevano spento quella forza creativa che gli era venuta dal grande amore per l'arte neoclassica e per professionisti come Antonio Canova.