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Le grandi Rivoluzioni Industriali del XVIII e del XIX secolo


L'evoluzione tecnologica e il progresso scientifico degli ultimi decenni del XIX secolo accompagnarono lo sviluppo della seconda rivoluzione industriale europea. Le grandi città del Vecchio Continente vennero investite da un benessere economico e un'espansione capitalista che interessò i ceti borghesi e contribuì a diffondere un relativo ottimismo. Anche molti intellettuali godettero di questa rassicurante fiducia nel progresso: almeno fino a quando le personalità meno disincantate non intuirono e denunciarono che, oltre la facciata del benessere generalizzato, le società stavano cadendo in un vortice di contraddizioni e di pericolosa insofferenza classista. Poco a poco si stava insinuando il sospetto che fossero insufficienti le capacità della scienza e della tecnologia di risolvere gli eterni problemi dell'uomo: le disuguaglianze sociali, la sofferenza, i conflitti fra le nazioni. La maggiore preoccupazione  riguardava lo squilibrio della distribuzione dei capitali concentrati, sempre più, nelle mani di pochi. Così le sperequazioni sociali, dove le grandi masse di proletariato vivevano ancora condizioni di estremo disagio, indussero i governi a delle scelte democratiche. Vennero coinvolti, cautamente, nella vita politica alcuni rappresentanti dei partiti popolari moderati. Si conseguì una maggiore pace sociale e si procedette con l'espansione industriale e coloniale. In particolare il processo di colonizzazione aprì nuovi orizzonti economici. In alcuni casi fu un percorso obbligato e dispendioso. L'Italia, che non intraprese vaste colonizzazioni, rimase fuori dai circuiti internazionali del commercio e si trovò a dover importare prodotti e materie prime a prezzi più alti. Inoltre, L'Italia, che aveva conseguito l'Unità appena nel 1861, si trovava a dover impegnare la maggior parte delle proprie risorse nella ricostruzione e nell'ammodernamento del proprio territorio. La Germania, seppure avesse tardivamente istituito  il Secondo Reich nel 1871, perseverò nella propria politica imperialista arrivando ad una forte contrapposizione con l'Inghilterra e con la Francia. Anche la Russia, contro le invadenze dell'Austria, temeva di perdere il controllo politico ed economico dei Balcani. Queste e altre problematiche portarono al primo conflitto mondiale e a una ridefinizione degli assetti politici d'Europa. E se questo primo scontro mondiale, come tutte le guerre che il genere umano intraprende, portava il segno della ineluttabilità e di una giusta necessità è altrettanto certo che esso interessò e compromise un momento di particolare sviluppo della civiltà industriale. Era la "seconda rivoluzione industriale" che avrebbe vissuto per tutto il Novecento una progressiva espansione nonostante lo stravolgimento degli equilibri internazionali che, appunto, il conflitto contribuì a determinare . E se la prima fase della rivoluzione industriale interessò gli ultimi decenni del '700 ed i primi decenni dell' '800, con la fioritura dei settori tessili, l'impiego di macchine poco complesse e l'affermazione di industrie piccole e medie gestite dagli stessi padroni, la seconda fase (1830-1870) coincise con l'evoluzione di grandi industrie e massicci impegni di capitale. Ci fu il decollo della, cosidetta, industria pesante, dello sviluppo delle ferrovie e dei trasporti via mare, della diffusione delle Società per Azioni, della separazione fra proprietà e gestione e la conseguente affermazione di nuove e strategiche figure professionali come quella del Manager. La terza fase, che coincise con la "seconda rivoluzione industriale" e per convenzione viene compresa fra il 1870, la guerra franco-prussiana, e il 1914, la I guerra mondiale, diede i suoi frutti maturi all'inizio del '900 e di cui vi è ancora piena espressione. La quarta fase, cominciata dopo la seconda guerra mondiale, è ancora in corso. E dalla scoperta del DNA, allo sviluppo della petrolchimica, della robotica e della informatica, dall'impiego dell'energia nucleare il XX secolo si è configurato come un periodo di progresso veloce ed eccezzionalmente capace di sfruttare le scoperte delle generazioni precedenti. Un passato "recente" che, pur attraverso conflitti e dure contraddizzioni ha vissuto stagioni di pensiero determinanti per la cultura contemporanea.