Con la massiccia produzione di automobili e di motori a scoppio trovò crescente e assiduo impiego un derivato del petrolio, la benzina. Una sostanza ritenuta, da prima, pericolosa per la sua grande infiammabilità. Questo prodotto che dal 1859, anno dell'utilizzo della prima torre di trivellazione in Pennsylvania, Stati Uniti, fu immesso sui mercati in grandi quantità, era stato fino a quel momento ritenuto pericoloso e venne impiegato per l'illuminazione, per i lubrificanti e per il riscaldamento. Automobili e motori a scoppio rivelarono subito la loro utilità pratica. Divennero il mezzo di trasporto più diffuso pur determinando una incessante produzione di carburante. Il primo motore a scoppio fu realizzato nel 1877 dal tedesco Siegfried Marcus . Nel 1880 un altro tedesco Daimler perfezionò il motore di Marcus e lo adattò ad una vettura di sua stessa realizzazione. I motori a vapore furono accantonati e in Italia fu la Lanza, nel 1895 a Torino, a costruire la prima automobile a benzina. Nel 1896, negli Stati Uniti, Henry Ford realizzò un suo modello che nel secondo decennio del '900 avrebbe perfezionato realizzando uno dei primi prototipi di vetture per la produzione seriale.Nel 1907 nacque, ad opera della Ford statunitense il " Modello T". Fu il primo esempio di utilitaria: con un prezzo contenuto, una grande praticità e una ottima tenuta di strada. Della vettura vennero venduti ben 15 milioni di esemplari tra il 1909 ed il 1926 trasformando la fabbrica di Henry Ford in un complesso industriale capace di impiegare ben 200000 lavoratori. E John Steinbeck, nel suo romanzo " Vicolo Cannery" del 1945, ironizzava sull'effetto che, già tanti anni addietro, il "Modello T" produsse sulla società americana. Secondo Steinbeck gli americani de primi decenni del Novecento venerarono il " Modello T" più di quanto non amassero la propria nazione o addirittura la propria moglie o il focolare domestico. E in questo, forse non così azzardato, egli vide il segno dei tempi ossia del fascino e della suggestione che la tecnologia, che qualcuno in seguito avrebbe anche chiamato distruzione creativa, ha esercitato e sempre stimola nel genere umano.
La nuova era del petrolio e delle automobili
Con la massiccia produzione di automobili e di motori a scoppio trovò crescente e assiduo impiego un derivato del petrolio, la benzina. Una sostanza ritenuta, da prima, pericolosa per la sua grande infiammabilità. Questo prodotto che dal 1859, anno dell'utilizzo della prima torre di trivellazione in Pennsylvania, Stati Uniti, fu immesso sui mercati in grandi quantità, era stato fino a quel momento ritenuto pericoloso e venne impiegato per l'illuminazione, per i lubrificanti e per il riscaldamento. Automobili e motori a scoppio rivelarono subito la loro utilità pratica. Divennero il mezzo di trasporto più diffuso pur determinando una incessante produzione di carburante. Il primo motore a scoppio fu realizzato nel 1877 dal tedesco Siegfried Marcus . Nel 1880 un altro tedesco Daimler perfezionò il motore di Marcus e lo adattò ad una vettura di sua stessa realizzazione. I motori a vapore furono accantonati e in Italia fu la Lanza, nel 1895 a Torino, a costruire la prima automobile a benzina. Nel 1896, negli Stati Uniti, Henry Ford realizzò un suo modello che nel secondo decennio del '900 avrebbe perfezionato realizzando uno dei primi prototipi di vetture per la produzione seriale.Nel 1907 nacque, ad opera della Ford statunitense il " Modello T". Fu il primo esempio di utilitaria: con un prezzo contenuto, una grande praticità e una ottima tenuta di strada. Della vettura vennero venduti ben 15 milioni di esemplari tra il 1909 ed il 1926 trasformando la fabbrica di Henry Ford in un complesso industriale capace di impiegare ben 200000 lavoratori. E John Steinbeck, nel suo romanzo " Vicolo Cannery" del 1945, ironizzava sull'effetto che, già tanti anni addietro, il "Modello T" produsse sulla società americana. Secondo Steinbeck gli americani de primi decenni del Novecento venerarono il " Modello T" più di quanto non amassero la propria nazione o addirittura la propria moglie o il focolare domestico. E in questo, forse non così azzardato, egli vide il segno dei tempi ossia del fascino e della suggestione che la tecnologia, che qualcuno in seguito avrebbe anche chiamato distruzione creativa, ha esercitato e sempre stimola nel genere umano.