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Il decollo industriale italiano fra il 1896 e il 1913


Fra il 1896 e il 1913 si verificò il decollo industriale italiano con l'innalzamento del reddito nazionale del 50% e del reddito medio " pro capite" del 30%. Gli anni Ottanta del XIX secolo videro così, a livello europeo, due processi di crescita. Da un lato incalzava l'avanzata della " seconda rivoluzione industriale" dei paesi più forti e progrediti dell' Europa occidentale. E per un altro verso si rafforzava il processo di ammodernamento e di crescita economica dei paesi ritardatari come l'Italia dove, in realtà, per emulazione e imitazione degli altri stati in ascesa economica, lo sviluppo era già cominciato a metà dell' '800. Appena dopo l' Unità d'Italia, infatti, vennero immessi grossi capitali nell'industria. Furono lo stato e la finanza, laddove il settore privato si rivelò manchevole delle risorse necessarie e sufficienti per sostenere da solo la ripresa, con le commesse della marina e dell'esercito ad incentivare l'industria metallurgica e meccanica. E le economie di nazioni come l' Inghilterra, artefici delle grandi rivoluzioni industriali, già da tempo godevano della solidità della " libera impresa", dell'impiego massiccio di capitali privati e di congiunture internazionali favorevoli per l'inesistenza della concorrenza straniera che ne garantì il successo e l'affermazione. Mentre l' Italia si trovò a dover contrastare l'abilità, e talora, la spregiudicatezza delle strategie commerciali d'oltre confine ormai egemoni e consolidate. Il paese doveva affrontare due grandi sfide: la crescita interna e la competitività con le economie internazionali e intercontinentali che andavano assumendo sempre più una dimensione globale, planetaria. E' significativo ricordare, per esempio, che nel 1888 con l'internazionalizzazione del canale di Suez, già aperto dal 1869, erano molto cresciuti i traffici commerciali con l'Asia e tutti gli altri paesi dell'area orientale. E le vie del mare venivano solcate da battelli e piroscafi a vapore sempre più efficienti e veloci. L'avvento delle tecnologie dell'acciaio e del ferro aveva moltiplicato anche le reti di comunicazione terrestre. Fra il 1902 ed il 1903 fu completata la ferrovia Transiberiana. Mentre fra il 1870 ed il 1910 la rete ferroviaria mondiale fu, addirittura, quadruplicata. Sempre nel 1903 i fratelli Wright misero a punto il primo aeroplano della storia aeronautica destinato a diventare presto il mezzo di trasporto più veloce. E già nel 1908 si tenne a Parigi il " Primo Salone Internazionale dell' Aeronautica". Nel 1901 Guglielmo Marconi inaugurava l'età delle trasmissioni radiofoniche. L'energia elettrica, grazie alla turbina  messa a punto da Pelton, già dal 1887 illuminava le piazze di molte città europee. Mentre le strade del Nuovo come del Vecchio Continente erano  percorse da vetture con motori a scoppio fin dal 1880 grazie al tedesco Daimler; poi con Lanza a Torino nel 1895, quindi con Ford negli Stati Uniti nel 1896. Fra il 1905 ed il 1915 Einstein elaborò la " Teoria della Relatività" segnando l'inizio della " Seconda Rivoluzione Scientifica". Su di un fronte diverso, più " leggero", ma non meno suggestivo si muovevano i fratelli Louis e Auguste Lumiere che, per la gloria della Cinematografia, con i loro esperimenti posero le premesse per la nascita di uno dei più potenti media della contemporaneità. Così le eccezzionali invenzioni della seconda metà del XIX secolo e del primo ventennio del XX determinarono una apertura e un interesse sempre crescente verso le tecnologie soprattutto da parte dei ceti imprenditoriali borghesi. E la vitale, e forse ingenua, fiducia per gli aspetti meramente tecnici del progresso favorivano lo sviluppo e un benefico relativamente diffuso ottimismo. Questa componente imprenscindibile e vitale, " l'ottimismo", fu l'elemento trainante di una veloce crescita economica che faceva anche dell'Italia, ormai alla vigilia del I conflitto mondiale e in relazione al momento storico, uno dei paesi emergenti più industrializzati e con una economia di tipo agricolo-industriale. Un progresso, questo, indiscutibile per quanto fra il 1911 ed il 1913 si potè verificare che il reddito medio "pro-capite" degli italiani era inferiore di ben oltre 100 punti percentuali rispetto ai cittadini tedeschi, inglesi, francesi e americani. Questo a grandi linee il panorama internazionale e la sfera d'azione dell'Italia che intanto affrontava le questioni interne seguendo i programmi dei governi liberali guidati da Giovanni Giolitti.