La Peggy Guggenheim Collection, che occupa le sale del Palazzo Venier dei Leoni di Venezia, comprende le opere di alcuni dei maggiori e più rilevanti artisti del Novecento. Fra le tante personalità che arricchiscono l'esposizione vanno ricordati, e sono solo alcuni, Picasso, Braque, Kandinskij, Mondrian, Mirò, Magritte, De Chirico, Dalì, Duchamp, Balla. Il Museo fu voluto da Peggy Guggenheim (1898-1979) nipote del più famoso zio Solomon Robert Guggenheim (1861-1949). Questi commissionò la costruzione, a New York, dell'omonimo Museo per la promozione e la divulgazione delle arti contemporanee. L'edificio fu realizzato da uno dei maggiori architetti americani, Frank Lloyd Wright, fra il 1943 e il 1959. E fra il Museo americano e quello italiano esiste una continuità tematica che è insieme anche indicativa della poliedrica, versatile e multiforme condizione artistica europea del primo ventennio, e oltre, del Novecento. E' ancora di più una " interdipendenza" segnata dalle scelte di modernità che Peggy Guggenheim realizzò mostrando di essere in sintonia con la vocazione e la sensibilità artistica del suo illustre consanguineo. Ne viene offerta prova, per esempio, dalla presenza in quel di New York di autori come Chagall e Modigliani. Chagall (1887-1985), russo di nascita e di cultura, dopo il Salon des Independents del 1912 di Parigi dove espose le sue opere, ritornò in patria. Dovette, poi, abbandonare la direzione dell'Accademia di Vitebsk, suo paese natale, a causa della incombente Rivoluzione di Ottobre. Tornò in Francia. Poi viaggiò e viaggiò ancora. Fu anche in America. E dopo il secondo conflitto mondiale si stabilì definitivamente in Francia dove lo incuriosirono i Fauves e le loro tecniche di stesura del colore. Anche i cubisti meno ortodossi lo affascinarono ma il suo personalissimo universo poetico si nutriva "di una fantasia che richiama il mondo infantile e la fiaba". Anche per Modigliani (1884-1920), come per la maggior parte dei percorsi artistici del XX secolo, fu fondamentale la ricerca e la sperimentazione. E approdò, dopo lo studio e la Scuola di Firenze prima e a Venezia poi; approdò ad una capacità espressiva originale con un "nuovo raffinato senso delle proporzioni". Fra gli ospiti del Peggy Guggenheim veneziano compare la figura ecclettica, vivace e che pure tanto sperimentò, di Gino Severini (1883-1966). E invero, se l'animo di ogni artista è avido e ansioso di conoscenze nuove, di inusitate profondità e ancora di analisi e indagini della realtà e dell'uomo stesso, anche Severini non tradì la sua indole creativa. Cortonese di nascita fu allievo di Giacomo Balla e amico di Boccioni con cui firmò il " Manifesto dei pittori futuristi" nel 1910. Fu più volte a Parigi e s'interessò a molteplici poetiche e tecniche d'arte. Eppure maturò uno stile suo, raro e originale. Nei suoi lavori il colore è talora steso con tocchi veloci e trasborda e invade, secondo una moda del tempo, la cornice stessa del quadro come a voler comprendere porzioni ancora più estese di spazio. La Collezione del Guggenheim di Venezia è la maggiore istituzione per l'arte moderna d' Italia. Peggy acquistò l'edificio storico, situato sul Canal Grande, nel 1948. Quindi nel 1949, dopo aver trasferito la sua collezione nelle sale di Palazzo Venier dei Leoni, aprì al pubblico come Collezione Paggy Guggenheim. Da allora la struttura, che nel 1969 è stata donata dalla stessa Peggy alla Fondazione Solomon Guggenheim, è visitata da un numero sempre crescente di turisti e appassionati e costituisce un riferimento imprenscindibile per le nuove generazioni di artisti.
L' arte moderna della Collezione Guggenheim
La Peggy Guggenheim Collection, che occupa le sale del Palazzo Venier dei Leoni di Venezia, comprende le opere di alcuni dei maggiori e più rilevanti artisti del Novecento. Fra le tante personalità che arricchiscono l'esposizione vanno ricordati, e sono solo alcuni, Picasso, Braque, Kandinskij, Mondrian, Mirò, Magritte, De Chirico, Dalì, Duchamp, Balla. Il Museo fu voluto da Peggy Guggenheim (1898-1979) nipote del più famoso zio Solomon Robert Guggenheim (1861-1949). Questi commissionò la costruzione, a New York, dell'omonimo Museo per la promozione e la divulgazione delle arti contemporanee. L'edificio fu realizzato da uno dei maggiori architetti americani, Frank Lloyd Wright, fra il 1943 e il 1959. E fra il Museo americano e quello italiano esiste una continuità tematica che è insieme anche indicativa della poliedrica, versatile e multiforme condizione artistica europea del primo ventennio, e oltre, del Novecento. E' ancora di più una " interdipendenza" segnata dalle scelte di modernità che Peggy Guggenheim realizzò mostrando di essere in sintonia con la vocazione e la sensibilità artistica del suo illustre consanguineo. Ne viene offerta prova, per esempio, dalla presenza in quel di New York di autori come Chagall e Modigliani. Chagall (1887-1985), russo di nascita e di cultura, dopo il Salon des Independents del 1912 di Parigi dove espose le sue opere, ritornò in patria. Dovette, poi, abbandonare la direzione dell'Accademia di Vitebsk, suo paese natale, a causa della incombente Rivoluzione di Ottobre. Tornò in Francia. Poi viaggiò e viaggiò ancora. Fu anche in America. E dopo il secondo conflitto mondiale si stabilì definitivamente in Francia dove lo incuriosirono i Fauves e le loro tecniche di stesura del colore. Anche i cubisti meno ortodossi lo affascinarono ma il suo personalissimo universo poetico si nutriva "di una fantasia che richiama il mondo infantile e la fiaba". Anche per Modigliani (1884-1920), come per la maggior parte dei percorsi artistici del XX secolo, fu fondamentale la ricerca e la sperimentazione. E approdò, dopo lo studio e la Scuola di Firenze prima e a Venezia poi; approdò ad una capacità espressiva originale con un "nuovo raffinato senso delle proporzioni". Fra gli ospiti del Peggy Guggenheim veneziano compare la figura ecclettica, vivace e che pure tanto sperimentò, di Gino Severini (1883-1966). E invero, se l'animo di ogni artista è avido e ansioso di conoscenze nuove, di inusitate profondità e ancora di analisi e indagini della realtà e dell'uomo stesso, anche Severini non tradì la sua indole creativa. Cortonese di nascita fu allievo di Giacomo Balla e amico di Boccioni con cui firmò il " Manifesto dei pittori futuristi" nel 1910. Fu più volte a Parigi e s'interessò a molteplici poetiche e tecniche d'arte. Eppure maturò uno stile suo, raro e originale. Nei suoi lavori il colore è talora steso con tocchi veloci e trasborda e invade, secondo una moda del tempo, la cornice stessa del quadro come a voler comprendere porzioni ancora più estese di spazio. La Collezione del Guggenheim di Venezia è la maggiore istituzione per l'arte moderna d' Italia. Peggy acquistò l'edificio storico, situato sul Canal Grande, nel 1948. Quindi nel 1949, dopo aver trasferito la sua collezione nelle sale di Palazzo Venier dei Leoni, aprì al pubblico come Collezione Paggy Guggenheim. Da allora la struttura, che nel 1969 è stata donata dalla stessa Peggy alla Fondazione Solomon Guggenheim, è visitata da un numero sempre crescente di turisti e appassionati e costituisce un riferimento imprenscindibile per le nuove generazioni di artisti.