I primi decenni del XX secolo hanno visto il fiorire di molte riviste d'arte sostenute e curate da gruppi di professionisti che sovente vivevano intense avventure estetiche da cui, talora, pure si allontanavano per seguire esclusive inclinazioni. Altre volte generavano nuovi movimenti: attività inedite di ricerca e sperimentazione, eccellenti forme d'arte destinate a germogliare in infinite altre esperienze estetiche. Fra le prime riviste del secolo acquistò peculiarità " Il cavaliere azzurro" del 1912 che singolarmente ebbe un solo numero ma un'ampia ripercussione sull'opinione pubblica. La rivista, infatti, beneficiò sia delle esposizioni che delle forti personalità dei pittori iscritti al gruppo sia dei contenuti del libro di Vasilij Kandinskij " Lo spirituale dell'arte". Quest'opera fu una delle pietre miliari nell'arte del Novecento. Era appoggiata e condivisa da autori come Franz Marc, Paul Klee e altre originali personalità che pure contemplavano, concordando con Kandiskij, la "....superiore capacità dell'arte di stimolare la crescita spirituale nell'osservatore". La rivista " De Stijl", il cui primo numero venne dato alle stampe nell'ottobre del 1917, fu ideata e realizzata da Piet Mondrian(1872-1944) e Theo Van Doesburg. Mondrian avrebbe lasciato il giornale nel 1924. E per quanto fosse ancora legato al concetto di arte come imitazione della natura, per sua indole, rimaneva aperto alla ricerca. Perchè bisognava trovare il modo di cogliere e rappresentare modernamente l'universale e l'essenza delle cose. Fra i percorsi teorico-ideologici sostenitori dell'arte italiana si affermò la rivista " Valori Plastici" fondata, nel 1918, da Mario Broglio(Piacenza1891-Lucca1948). Broglio fu scrittore, editore d'arte e pittore egli stesso. " Valori Plastici", che non intendeva essere una sorta di laboratorio chiuso italiano, si configurò sin dal suo esordio come un giornale divulgativo dal respiro internazionale. Riteneva necessario conferire ai propri contenuti le caratteristiche di una informazione attenta e aperta anche alle tendenze artistiche e alla cultura di confine. Vi riuscì fino al 1922 quando giunse a compimento il suo percorso editoriale e, quasi contestualmente, salì alla ribalta "Novecento": un nuovo movimento di cultori delle arti figurative. "Novecento" acquistò importanza pubblica e siglò la sua prima esposizione cui faceva capo Mario Sironi(Sassari1885-Milano1961) già militante futurista e affermato professionista. Il gruppo di " Novecento" definì una chiara linea programmatica fondata sul concetto di " richiamo all'ordine" che pure avevano già auspicato gli esponenti di " Valori plastici". Però " Novecento" si schierò a favore di una maggiore sensibilità volumetrica. E per i suoi accoliti, e molti erano gli artisti italiani che ne condividevano l'etica, la riproduzione pittorica doveva essere naturalistica. Inoltre, i contenuti del dipinto dovevano essere pervasi da un'atmosfera magica. Per questo lo stile di "Novecento" fu definito " Realismo magico". Così l'esperienza di "Valori plastici" giungeva al suo epilogo lasciando parte della sua eredità ad altre generazioni di operatori dell'arte. Aveva altresì emulato anime diverse di artisti e convogliato differenti peculiarità professionali verso un ritorno alla tradizione italiana. Era un filone culturale che privilegiava forma e solidità volumetrica, cura del disegno e del colore. E che si riferiva esplicitamente alle tecniche del Trecento e del Quattrocento. In più, artisti come Carrà, Savinio, De Chirico conferirono alle loro opere il segno originale della loro propria visione delle cose. Sulle pagine della rivista " Valori plastici" apparivano, fra le prime immagini proposte, " L'Ovale delle apparizioni"(1918-1919) di Carrà e " Il grande Metafisico"(1917) di De Chirico. Queste opere palesarono subito le finalità del giornale: ribadire e promuovere "....l'intima coerenza fra le moderne correnti figurative e i valori più sinceri della tradizione pittorica italiana".
Le riviste dell'arte
I primi decenni del XX secolo hanno visto il fiorire di molte riviste d'arte sostenute e curate da gruppi di professionisti che sovente vivevano intense avventure estetiche da cui, talora, pure si allontanavano per seguire esclusive inclinazioni. Altre volte generavano nuovi movimenti: attività inedite di ricerca e sperimentazione, eccellenti forme d'arte destinate a germogliare in infinite altre esperienze estetiche. Fra le prime riviste del secolo acquistò peculiarità " Il cavaliere azzurro" del 1912 che singolarmente ebbe un solo numero ma un'ampia ripercussione sull'opinione pubblica. La rivista, infatti, beneficiò sia delle esposizioni che delle forti personalità dei pittori iscritti al gruppo sia dei contenuti del libro di Vasilij Kandinskij " Lo spirituale dell'arte". Quest'opera fu una delle pietre miliari nell'arte del Novecento. Era appoggiata e condivisa da autori come Franz Marc, Paul Klee e altre originali personalità che pure contemplavano, concordando con Kandiskij, la "....superiore capacità dell'arte di stimolare la crescita spirituale nell'osservatore". La rivista " De Stijl", il cui primo numero venne dato alle stampe nell'ottobre del 1917, fu ideata e realizzata da Piet Mondrian(1872-1944) e Theo Van Doesburg. Mondrian avrebbe lasciato il giornale nel 1924. E per quanto fosse ancora legato al concetto di arte come imitazione della natura, per sua indole, rimaneva aperto alla ricerca. Perchè bisognava trovare il modo di cogliere e rappresentare modernamente l'universale e l'essenza delle cose. Fra i percorsi teorico-ideologici sostenitori dell'arte italiana si affermò la rivista " Valori Plastici" fondata, nel 1918, da Mario Broglio(Piacenza1891-Lucca1948). Broglio fu scrittore, editore d'arte e pittore egli stesso. " Valori Plastici", che non intendeva essere una sorta di laboratorio chiuso italiano, si configurò sin dal suo esordio come un giornale divulgativo dal respiro internazionale. Riteneva necessario conferire ai propri contenuti le caratteristiche di una informazione attenta e aperta anche alle tendenze artistiche e alla cultura di confine. Vi riuscì fino al 1922 quando giunse a compimento il suo percorso editoriale e, quasi contestualmente, salì alla ribalta "Novecento": un nuovo movimento di cultori delle arti figurative. "Novecento" acquistò importanza pubblica e siglò la sua prima esposizione cui faceva capo Mario Sironi(Sassari1885-Milano1961) già militante futurista e affermato professionista. Il gruppo di " Novecento" definì una chiara linea programmatica fondata sul concetto di " richiamo all'ordine" che pure avevano già auspicato gli esponenti di " Valori plastici". Però " Novecento" si schierò a favore di una maggiore sensibilità volumetrica. E per i suoi accoliti, e molti erano gli artisti italiani che ne condividevano l'etica, la riproduzione pittorica doveva essere naturalistica. Inoltre, i contenuti del dipinto dovevano essere pervasi da un'atmosfera magica. Per questo lo stile di "Novecento" fu definito " Realismo magico". Così l'esperienza di "Valori plastici" giungeva al suo epilogo lasciando parte della sua eredità ad altre generazioni di operatori dell'arte. Aveva altresì emulato anime diverse di artisti e convogliato differenti peculiarità professionali verso un ritorno alla tradizione italiana. Era un filone culturale che privilegiava forma e solidità volumetrica, cura del disegno e del colore. E che si riferiva esplicitamente alle tecniche del Trecento e del Quattrocento. In più, artisti come Carrà, Savinio, De Chirico conferirono alle loro opere il segno originale della loro propria visione delle cose. Sulle pagine della rivista " Valori plastici" apparivano, fra le prime immagini proposte, " L'Ovale delle apparizioni"(1918-1919) di Carrà e " Il grande Metafisico"(1917) di De Chirico. Queste opere palesarono subito le finalità del giornale: ribadire e promuovere "....l'intima coerenza fra le moderne correnti figurative e i valori più sinceri della tradizione pittorica italiana".