Il Seicento è ricordato come un secolo ricco di contraddizioni per le numerosissime guerre che hanno travagliato l'Europa e per l'eccezionale creatività culturale che, pure, favorì l'affermazione delle scienze e di molte altre discipline. La letteratura, per esempio, beneficiò di nuove ideologie incrementate a loro volta da inusitati e prolifici atteggiamenti mentali e pratici. Allora le diverse branche del sapere trovarono reciproca linfa vitale grazie all'attitudine teorica umanistico-rinascimentale e all'avvento di argomenti inerenti alle nuove rigenerate discipline scientifiche. Così la sinergia tra la scienza, che appartiene alla sfera del conoscere, e la tecnica che organizza la materia per sua propria competenza arrivò a demolire il millenario assioma secondo cui l'indagine teorica doveva essere separata o completamente avulsa dal lavoro manuale e, più in generale, da ogni attività pratica. E' lecito, quindi, sostenere che dal Seicento in poi si è afferamata l'interdisciplinarità sistematica degli studi teorico-pratici. E che a questo secolo dobbiamo la fondazione della moderna metodologia scientifica cui, oltre Galilei, hanno portato un decisivo contributo studiosi, filosofi e ricercatori di tutta Europa. Tuttavia la Francia, l'Inghilterra e l'Olanda ne determinarono in misura molto maggiore i benefici progressi. Così il secolo principiava con la nuova scienza di Galilei e giungeva a termine con ulteriori successi che alimentavano ottimismo e fiducia nelle materie scientifiche e nel progresso sinonimo di liberalismo. Non più contingenza incerta, quindi, ma un ideale e un programma consapevole e perseguibile di organizzazione dell'esistenza erano, ormai, divenuti il concetto stesso di progresso: un termine magico e ricco di aspettative. Si era giunti alla certezza che in futuro l'umanità avrebbe avuto condizioni migliori di vita. A Galilei va attribuita la fondazione della metodologia scientifica. Egli stabilì che un'affermazione, ancorchè " largamente coerente con i principi enunciati", doveva essere verificata con prove pratiche e sperimentali che ne dimostrassero la corrispondenza con la realtà. Ipotesi, esperimento e verifica da allora furono i termini del suo metodo che avrebbero inciso in modo determinante sulla storia dell'umanità determinando una svolta irreversibile verso la modernità. Lo storico francese Louis Rougier sostiene che senza " l'illustre scienziato la nostra civiltà non sarebbe ciò che è". La stretta connessione fra scienza e tecnica risulta più chiara ed evidente analizzando, per esempio, la funzione e l'uso del cannocchiale astronomico che non fu inventato ma solo ricostruito e perfezionato da Galilei. Infatti questo strumento esisteva già nel 1590. Quando un artigiano italiano lo mise a punto e alcuni occhialai dei Paesi Bassi lo riprodussero. Nel 1609 Galileo, avendone appreso l'esistenza, ne comprese l'utilità per le sue osservazioni astonomiche e costruì egli stesso un suo prototipo: un cannocchiale con oculare concavo e abiettivo convesso. E per quanto il reperto galileiano avesse un campo visivo ristretto e rendesse ingrandimenti limitati consentì di ottenere risultati straordinari in pochi mesi. Così l'illustre pisano per primo ebbe il geniale intuito di utilizzarlo per lo studio del cielo. Nel 1610 potè già annunciare che la Luna era un oggetto molto simile alla terra, con monti elevatissimi. Appurò che la Via lattea ha numerose stelle. Scoprì i satelliti di Giove. Scrisse il " Sidereus Nuncius" rivolto alla comunità scientifica. E, infine, inviò una copia dei suoi studi con un cannocchiale a Cosimo II dei Medici. Galileo potè affrontare e risolvere i problemi pratici legati alla realizzazione di strumenti appropriati per le sue ricerche. Aveva i mezzi e le capacità. Tuttavia, e giova ricordarlo, sempre nei secoli e dal XVI secolo in misura sempre crescente non è mancato il sostegno di un illuminato e solerte mecenatismo che ha favorito il successo del lavoro di stretta connessione intercorrente tra la tecnica e la scienza.
Il secolo della scienza
Il Seicento è ricordato come un secolo ricco di contraddizioni per le numerosissime guerre che hanno travagliato l'Europa e per l'eccezionale creatività culturale che, pure, favorì l'affermazione delle scienze e di molte altre discipline. La letteratura, per esempio, beneficiò di nuove ideologie incrementate a loro volta da inusitati e prolifici atteggiamenti mentali e pratici. Allora le diverse branche del sapere trovarono reciproca linfa vitale grazie all'attitudine teorica umanistico-rinascimentale e all'avvento di argomenti inerenti alle nuove rigenerate discipline scientifiche. Così la sinergia tra la scienza, che appartiene alla sfera del conoscere, e la tecnica che organizza la materia per sua propria competenza arrivò a demolire il millenario assioma secondo cui l'indagine teorica doveva essere separata o completamente avulsa dal lavoro manuale e, più in generale, da ogni attività pratica. E' lecito, quindi, sostenere che dal Seicento in poi si è afferamata l'interdisciplinarità sistematica degli studi teorico-pratici. E che a questo secolo dobbiamo la fondazione della moderna metodologia scientifica cui, oltre Galilei, hanno portato un decisivo contributo studiosi, filosofi e ricercatori di tutta Europa. Tuttavia la Francia, l'Inghilterra e l'Olanda ne determinarono in misura molto maggiore i benefici progressi. Così il secolo principiava con la nuova scienza di Galilei e giungeva a termine con ulteriori successi che alimentavano ottimismo e fiducia nelle materie scientifiche e nel progresso sinonimo di liberalismo. Non più contingenza incerta, quindi, ma un ideale e un programma consapevole e perseguibile di organizzazione dell'esistenza erano, ormai, divenuti il concetto stesso di progresso: un termine magico e ricco di aspettative. Si era giunti alla certezza che in futuro l'umanità avrebbe avuto condizioni migliori di vita. A Galilei va attribuita la fondazione della metodologia scientifica. Egli stabilì che un'affermazione, ancorchè " largamente coerente con i principi enunciati", doveva essere verificata con prove pratiche e sperimentali che ne dimostrassero la corrispondenza con la realtà. Ipotesi, esperimento e verifica da allora furono i termini del suo metodo che avrebbero inciso in modo determinante sulla storia dell'umanità determinando una svolta irreversibile verso la modernità. Lo storico francese Louis Rougier sostiene che senza " l'illustre scienziato la nostra civiltà non sarebbe ciò che è". La stretta connessione fra scienza e tecnica risulta più chiara ed evidente analizzando, per esempio, la funzione e l'uso del cannocchiale astronomico che non fu inventato ma solo ricostruito e perfezionato da Galilei. Infatti questo strumento esisteva già nel 1590. Quando un artigiano italiano lo mise a punto e alcuni occhialai dei Paesi Bassi lo riprodussero. Nel 1609 Galileo, avendone appreso l'esistenza, ne comprese l'utilità per le sue osservazioni astonomiche e costruì egli stesso un suo prototipo: un cannocchiale con oculare concavo e abiettivo convesso. E per quanto il reperto galileiano avesse un campo visivo ristretto e rendesse ingrandimenti limitati consentì di ottenere risultati straordinari in pochi mesi. Così l'illustre pisano per primo ebbe il geniale intuito di utilizzarlo per lo studio del cielo. Nel 1610 potè già annunciare che la Luna era un oggetto molto simile alla terra, con monti elevatissimi. Appurò che la Via lattea ha numerose stelle. Scoprì i satelliti di Giove. Scrisse il " Sidereus Nuncius" rivolto alla comunità scientifica. E, infine, inviò una copia dei suoi studi con un cannocchiale a Cosimo II dei Medici. Galileo potè affrontare e risolvere i problemi pratici legati alla realizzazione di strumenti appropriati per le sue ricerche. Aveva i mezzi e le capacità. Tuttavia, e giova ricordarlo, sempre nei secoli e dal XVI secolo in misura sempre crescente non è mancato il sostegno di un illuminato e solerte mecenatismo che ha favorito il successo del lavoro di stretta connessione intercorrente tra la tecnica e la scienza.