Giorgio Morandi(1890-1964)partecipò nel 1922 alla prestigiosa esposizione d'arte di Firenze "La Fiorentina Primaverile" che poté vantare fra le maggiori personalità la partecipazione di Carlo Carrà(1881-1966) e di Giorgio deChirico(1888-1978).DeChirico grandemente ammirato di Morandi così ne disse,"...egli cerca di ritrovare e di creare tutto da solo:si macina pazientemente i colori,si prepara le tele e guarda intorno a sé gli oggetti che lo circondano,dalla sacra pagnotta scura e screziata di crepacci come una roccia secolare, alla nitida forma dei bicchieri e delle bottiglie".Era la descrizione del semplice e perciò stesso sublime "mestiere" dell'artista che trae linfa e forza espressiva dalla osservazione delle cose del mondo e dalla riflessione attenta su di esse.Morandi approdò alla pittura metafisica sguendo prevalentemente la sua personale inclinazione per l'osservazione e la riproduzione"meticolosa,attenta e riflessiva"delle cose,gli oggetti.Il genere a lui più congeniale era la natura morta."...Morandi,diceva deChirico riconoscendone affinità di talento,guarda con l'occhio dell'uomo che crede e l'intimo scheletro di queste cose morte per noi perchè immobili gli appare nel suo aspetto più consolante:nel suo aspetto eterno.Egli partecipa in tal modo del grande lirismo creato dall'ultima profonda arte europea:la metafisica degli oggetti più comuni.Di quegli oggetti che l'abitudine ci ha resi tanto famigliari che noi,per quanto scaltriti nei misteri degli aspetti,spesso guardiamo con l'occhio dell'uomo che guarda e non sa"
Il grande lirismo dell'ultima profonda arte europea in Giorgio Morandi
Giorgio Morandi(1890-1964)partecipò nel 1922 alla prestigiosa esposizione d'arte di Firenze "La Fiorentina Primaverile" che poté vantare fra le maggiori personalità la partecipazione di Carlo Carrà(1881-1966) e di Giorgio deChirico(1888-1978).DeChirico grandemente ammirato di Morandi così ne disse,"...egli cerca di ritrovare e di creare tutto da solo:si macina pazientemente i colori,si prepara le tele e guarda intorno a sé gli oggetti che lo circondano,dalla sacra pagnotta scura e screziata di crepacci come una roccia secolare, alla nitida forma dei bicchieri e delle bottiglie".Era la descrizione del semplice e perciò stesso sublime "mestiere" dell'artista che trae linfa e forza espressiva dalla osservazione delle cose del mondo e dalla riflessione attenta su di esse.Morandi approdò alla pittura metafisica sguendo prevalentemente la sua personale inclinazione per l'osservazione e la riproduzione"meticolosa,attenta e riflessiva"delle cose,gli oggetti.Il genere a lui più congeniale era la natura morta."...Morandi,diceva deChirico riconoscendone affinità di talento,guarda con l'occhio dell'uomo che crede e l'intimo scheletro di queste cose morte per noi perchè immobili gli appare nel suo aspetto più consolante:nel suo aspetto eterno.Egli partecipa in tal modo del grande lirismo creato dall'ultima profonda arte europea:la metafisica degli oggetti più comuni.Di quegli oggetti che l'abitudine ci ha resi tanto famigliari che noi,per quanto scaltriti nei misteri degli aspetti,spesso guardiamo con l'occhio dell'uomo che guarda e non sa"