Più che un colpo di coda, quello del presidente del consilvio mi è sembrato il classico ballon d'assai lanciato per saggiare le reazioni di un'opinione pubblica sempre più confusa e disorientata. Se pensa che basta la promessa dell'abolizione dell'ici per convincere gli indecisi, se pensa che basta affittare sogni per vincere, ha clamorosamente sbagliato piffero. Doveva suonare qualcosa di più intonato con gli umori di una platea che è ormai stanca del suo modo di fare e di intendere la politica e forse qualcosa di veramente sincero gli è sfuggito se è vero, come è vero, che è riuscito a farmi felicemente "incazzare" .Non è che quell'altro se la sia cavata meglio, ma almeno in due passaggi il Romano ha fatto pudicamente intravedere i suoi attributi, ha rintuzzato gli attacchi dell'avversario chiarendo il suo pensiero su tasse e redditi e ha promesso una lotta serrata all'evasione fiscale.Il mach di ieri sera è stato un amarissimo flop, altro che pareggio!Complici i due ossequiosi gazzettieri che sulla carta dovevano animare con domande all'altezza dell'evento, la discussione fra i due candidati premier raramente ha offerto qualche spunto di riflessione: domande banali, risposte banali, fino a quando "una voce dal sen fuggita" ha permesso al "cavalier menzogna" di dire, una volta tanto la verità. La cosa è passata quasi in sordina, ma merita di essere riproposta perché serve a far capire al popolo bue quel che pensa Berlusconi Silvio in tema di "eguaglianza sociale".Il passaggio merita di essere virgolettato perché la dice lunga sul personaggio che in questi anni ha sgovernato l'Italia e mette in risalto l'ipocrisia di una casta che spudoratamente ammette di ispirarsi ai principi catto-cristiani."L'esercito della sinistra la pensa all'opposto del candidato Prodi: continuano ad essere convinti che il fine del governo sia ridistribuire il reddito con le tasse, rendendo uguali il figlio del professionista e il figlio dell'operaio".Ipse dixit Berlusconi Silvio la sera del 3 aprile 06.Non voglio né citare la dichiarazione universale dei diritti umani, né soffermarmi sul concetto di "isotes" o di "égalité" forse potrei impartirgli una lezione di filosofia morale e politica, ma mi è sufficiente richiamare alla memoria il primo comma dell'inapplicato art. 3 della Costituzione Italiana per manifestargli tutta la mia riconoscenza per avermi chiaramente fatto sapere quel che lui (caro Lei) pensa dei plebei e dei servi della gleba.Io non ho figli, però mi metto nei panni degli operai che hanno avuto la fortuna e la gioia di averli e per loro non sarà stato consolante sentire il presidente del consilvio dichiarare che il figlio di un operaio non è uguale al figlio del professionista. Io non sono un operaio, ma mio padre lo era, la terra dove vivo è stata innaffiata dal suo sudore e la casa in cui abito è "opera" delle sue mani e gli sarò eternamente grato per avermi tirato su senza "elemosinare" quella dignità e quell'onore che qualcuno ha da tempo smarrito.Crescendo sono diventato un professionista, ma sono rimasto orgogliosamente "operaio" dentro e la dignità degli umili mi porta a biasimare e a compatire quanti usano il potere delle loro "inindagabili ricchezze" per perseguire indicibili scopi.P.S. In vista delle elezioni di domenica prossima, avevo deciso di votare in un certo modo. Dopo la sincera esternazione del Presidente del Consiglio ho cambiato idea. Voterò per Rifondazione Comunista. In linea con le "mie origini" sarò uno dei tanti "coglioni" che voteranno per la sinistra.A conferma, copio e volentieri incollo questa notizia di agenzia. 04-04-2006 14:21 "Ho troppa stima degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che voteranno contro i propri interessi". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervenendo a un incontro con la Confcommercio. "Scusate il linguaggio rozzo ma - ha comunque aggiunto - efficace".
IL FIGLIO DELL'OPERAIO NON E' UGUALE AL FIGLIO DEL PROFESSIONISTA
Più che un colpo di coda, quello del presidente del consilvio mi è sembrato il classico ballon d'assai lanciato per saggiare le reazioni di un'opinione pubblica sempre più confusa e disorientata. Se pensa che basta la promessa dell'abolizione dell'ici per convincere gli indecisi, se pensa che basta affittare sogni per vincere, ha clamorosamente sbagliato piffero. Doveva suonare qualcosa di più intonato con gli umori di una platea che è ormai stanca del suo modo di fare e di intendere la politica e forse qualcosa di veramente sincero gli è sfuggito se è vero, come è vero, che è riuscito a farmi felicemente "incazzare" .Non è che quell'altro se la sia cavata meglio, ma almeno in due passaggi il Romano ha fatto pudicamente intravedere i suoi attributi, ha rintuzzato gli attacchi dell'avversario chiarendo il suo pensiero su tasse e redditi e ha promesso una lotta serrata all'evasione fiscale.Il mach di ieri sera è stato un amarissimo flop, altro che pareggio!Complici i due ossequiosi gazzettieri che sulla carta dovevano animare con domande all'altezza dell'evento, la discussione fra i due candidati premier raramente ha offerto qualche spunto di riflessione: domande banali, risposte banali, fino a quando "una voce dal sen fuggita" ha permesso al "cavalier menzogna" di dire, una volta tanto la verità. La cosa è passata quasi in sordina, ma merita di essere riproposta perché serve a far capire al popolo bue quel che pensa Berlusconi Silvio in tema di "eguaglianza sociale".Il passaggio merita di essere virgolettato perché la dice lunga sul personaggio che in questi anni ha sgovernato l'Italia e mette in risalto l'ipocrisia di una casta che spudoratamente ammette di ispirarsi ai principi catto-cristiani."L'esercito della sinistra la pensa all'opposto del candidato Prodi: continuano ad essere convinti che il fine del governo sia ridistribuire il reddito con le tasse, rendendo uguali il figlio del professionista e il figlio dell'operaio".Ipse dixit Berlusconi Silvio la sera del 3 aprile 06.Non voglio né citare la dichiarazione universale dei diritti umani, né soffermarmi sul concetto di "isotes" o di "égalité" forse potrei impartirgli una lezione di filosofia morale e politica, ma mi è sufficiente richiamare alla memoria il primo comma dell'inapplicato art. 3 della Costituzione Italiana per manifestargli tutta la mia riconoscenza per avermi chiaramente fatto sapere quel che lui (caro Lei) pensa dei plebei e dei servi della gleba.Io non ho figli, però mi metto nei panni degli operai che hanno avuto la fortuna e la gioia di averli e per loro non sarà stato consolante sentire il presidente del consilvio dichiarare che il figlio di un operaio non è uguale al figlio del professionista. Io non sono un operaio, ma mio padre lo era, la terra dove vivo è stata innaffiata dal suo sudore e la casa in cui abito è "opera" delle sue mani e gli sarò eternamente grato per avermi tirato su senza "elemosinare" quella dignità e quell'onore che qualcuno ha da tempo smarrito.Crescendo sono diventato un professionista, ma sono rimasto orgogliosamente "operaio" dentro e la dignità degli umili mi porta a biasimare e a compatire quanti usano il potere delle loro "inindagabili ricchezze" per perseguire indicibili scopi.P.S. In vista delle elezioni di domenica prossima, avevo deciso di votare in un certo modo. Dopo la sincera esternazione del Presidente del Consiglio ho cambiato idea. Voterò per Rifondazione Comunista. In linea con le "mie origini" sarò uno dei tanti "coglioni" che voteranno per la sinistra.A conferma, copio e volentieri incollo questa notizia di agenzia. 04-04-2006 14:21 "Ho troppa stima degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che voteranno contro i propri interessi". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervenendo a un incontro con la Confcommercio. "Scusate il linguaggio rozzo ma - ha comunque aggiunto - efficace".