L'eloquio forbito dell'aristocratico cavalier discinto è il segno più evidente di chi non avendo più argomenti dalla sua, finisce per vendere oltre al solito telefumo, anche la coglionaggine.Finire su tutte le prime pagine dell'universo mondo per aver solennemente minchionato chi da lui dissente non è da tutti, solo chi ha la pretesa di lasciare la sua impronta nella storia se lo può permettere. E lui (caro Lei), passerà alla storia proprio per aver conferito al più maschile degli epiteti quell'importanza ghiandolare che gli consente ogni giorno di essere comunque il più classico esempio di testa di...cactus.Caligola passò alla storia perché nominò senatore il suo cavallo, il cavaliere passerà alla storia per averci ricordato che senza le gonadi non può esserci spermatogenesi: ergo senza i "coglioni" della sinistra non possono esserci neanche gli spermatozoi della destra. Dovremmo esser grati al verbo del cavaliere errante, alle sue acrobazie lessicali, alla sua gergale e non geniale (leggi genitale) uscita, magari dovremmo regalargli un bel sospensorio, utile per riporre oltre al suo onorevole scroto, anche la volgare semantica di un ignobile squadrista mediatico. Il suo spirito di contrapposizione e di contraddizione ha animato questi ultimi cinque anni di vita democratica, le sue cosiddette libertà hanno avuto il sopravvento sull'ordinamento istituzionale e in questi ultimi giorni di campagna elettorale il disprezzo e l'arroganza, in antitesi con il predicato moderatismo, ci offrono l'immagine di un cavaliere con tante macchie e tantissime paure. Se è convinto di essersi speso per "l'interesse della Nazione" se, come dice, i suoi sondaggi lo danno vincente, perché si agita così tanto? Forse il re medesimo si è accorto di esser nudo e ha paura che il popolo molto sovranamente lo inviti a togliersi dalle palle e a coprire quanto prima le sue inguardabili pudende.Non so se John Stuart Mill, al liberismo del quale il Nostro dice di ispirarsi, abbia mai dato del "coglione" a qualcuno, ma essendo io più terra terra, meglio, essendo io un terrone nel quale forse scorre anche un po' di quel sangue greco che rese grande un meticcio di nome Ugo, a complemento di quanto detto mi permetto citare un passo tratto dai discorsi "Della Servitù dell'Italia".Ugo Foscolo "Agli Italiani d'Ogni Setta" tra l'altro scrive:"...altri persisteranno nella loro animosità e a questi intendo io di parlare prima che agli altri, e manifestarli corrottissimi e degni d'essere segregati da noi; non per forza d'esilii o di carcere; ma col marchio del vituperio. Importerà innanzi tutto il dilucidare i vocaboli: la parola è l'unico strumento di concordia fra gli uomini, quando la sia chiarissima e lealmente adoperata; ed è origine d'atroci dissidi a chi o per ignoranza o per arte ne stravolge il significato e ne abusa".
IL ROZZO "LINGUAZZO" DEL COZZO
L'eloquio forbito dell'aristocratico cavalier discinto è il segno più evidente di chi non avendo più argomenti dalla sua, finisce per vendere oltre al solito telefumo, anche la coglionaggine.Finire su tutte le prime pagine dell'universo mondo per aver solennemente minchionato chi da lui dissente non è da tutti, solo chi ha la pretesa di lasciare la sua impronta nella storia se lo può permettere. E lui (caro Lei), passerà alla storia proprio per aver conferito al più maschile degli epiteti quell'importanza ghiandolare che gli consente ogni giorno di essere comunque il più classico esempio di testa di...cactus.Caligola passò alla storia perché nominò senatore il suo cavallo, il cavaliere passerà alla storia per averci ricordato che senza le gonadi non può esserci spermatogenesi: ergo senza i "coglioni" della sinistra non possono esserci neanche gli spermatozoi della destra. Dovremmo esser grati al verbo del cavaliere errante, alle sue acrobazie lessicali, alla sua gergale e non geniale (leggi genitale) uscita, magari dovremmo regalargli un bel sospensorio, utile per riporre oltre al suo onorevole scroto, anche la volgare semantica di un ignobile squadrista mediatico. Il suo spirito di contrapposizione e di contraddizione ha animato questi ultimi cinque anni di vita democratica, le sue cosiddette libertà hanno avuto il sopravvento sull'ordinamento istituzionale e in questi ultimi giorni di campagna elettorale il disprezzo e l'arroganza, in antitesi con il predicato moderatismo, ci offrono l'immagine di un cavaliere con tante macchie e tantissime paure. Se è convinto di essersi speso per "l'interesse della Nazione" se, come dice, i suoi sondaggi lo danno vincente, perché si agita così tanto? Forse il re medesimo si è accorto di esser nudo e ha paura che il popolo molto sovranamente lo inviti a togliersi dalle palle e a coprire quanto prima le sue inguardabili pudende.Non so se John Stuart Mill, al liberismo del quale il Nostro dice di ispirarsi, abbia mai dato del "coglione" a qualcuno, ma essendo io più terra terra, meglio, essendo io un terrone nel quale forse scorre anche un po' di quel sangue greco che rese grande un meticcio di nome Ugo, a complemento di quanto detto mi permetto citare un passo tratto dai discorsi "Della Servitù dell'Italia".Ugo Foscolo "Agli Italiani d'Ogni Setta" tra l'altro scrive:"...altri persisteranno nella loro animosità e a questi intendo io di parlare prima che agli altri, e manifestarli corrottissimi e degni d'essere segregati da noi; non per forza d'esilii o di carcere; ma col marchio del vituperio. Importerà innanzi tutto il dilucidare i vocaboli: la parola è l'unico strumento di concordia fra gli uomini, quando la sia chiarissima e lealmente adoperata; ed è origine d'atroci dissidi a chi o per ignoranza o per arte ne stravolge il significato e ne abusa".