IPERBOLE

IL SILENZIO RITROVATO


Mi sono appena svegliato, giusto per il pranzo e visto che aprile fa rima con dormire, ci sono buone probabilità che riprenda il discorso interrotto con il "ristoratore" Morfeo. Ogni cinque giorni faccio le ore più che piccole, non certo per piacere, ma solo per dovere. Un altro turno di notte è ormai alle spalle, una calma quasi piatta e irreale ha caratterizzato un sabato notte solitamente movimentato. Un paio di urgenze risoltesi nel migliore dei modi, l'ordinaria amministrazione e fra un caffè e l'altro, è arrivato l'orario del cambio turno. Prima di rincasare e di cadere in catalessi, sono andato a votare in uno dei seggi elettorali allestiti presso la mia vecchia scuola elementare, un edificio di fine ottocento la cui gloriosa vetustà, richiama quegli ideali risorgimentali che ispirarono i Padri di questa Nazione. Mai come quest'anno ho aspettato  il momento in cui avrei potuto esprimere il mio voto e ho provato una certa emozione nel depositare le schede nell'urna. Il pensiero che il mio voto possa contribuire, come spero,  alla sconfitta di uno statista per caso, che negli ultimi cinque anni ha fatto strame di questa "povera Patria" mi ha accompagnato nel percorso verso casa. Nel verde degli ulivi, a due passi dal mare, d'improvviso tutto è stato quiete e silenzio. Anche a sud del sud, è giunta l'eco di una campagna elettorale accesa, esasperata ed esasperante, un crescendo quasi rossiniano che di musicale ha avuto ben poco, ma il cui parossismo ha inconsapevolmente regalato al mio essere figlio di operaio terrone, l'orgoglio di sentirmi felicemente "coglione".Una soddisfazione non da poco visto il modo col quale un certo candidato classista, arrogante e megalomane ha bollato la pretesa supremazia della sua schiatta. La rutilante e vuota politica del chiassoso bla bla, dei suoni e delle immagini, segna in queste ore il confine fra silenzio e parola. Un'attesa quasi religiosa fra le voci e i suoni di Madre Natura, immaginando gli scenari prossimi venturi di un'altra politica, diversa dalla precedente, meno elitaria e per questo più vera e più vicina all'interesse di tutti.