Una limpida goccia di verità caduta dal cielo della "perfida Albione" si è sciolta nel torbido mare delle menzogne italiote. Quello che la "libera" stampa italiana non ha il coraggio di dire, viene tranquillamente detto da quella estera.Con una certa, felice, allusione e giocando con la contemporaneità degli eventi, il quotidiano inglese "The Independent" si produce in una approfondita analisi post elettorale italiana e mette sullo stesso piano la sconfitta del cavallerizzo Silvio e la cattura del ricercatissimo capo-mafia Bernardo Provenzano. "Fine della corsa per il padrino" titola il giornale inglese e fra parentesi aggiunge "E in Sicilia arrestato il capo della mafia" una "didascalica" foto di un cogitabondo presidente del consilvio correda argutamente il tracciante parallelismo che segna la parabola discendente delle due eminentissime (o mammasantissime?) personalità. Scrive il quotidiano britannico: "Il fatto che un'era sia finita è stata sottolineata dalla straordinaria notizia, appena sette minuti dopo che la sconfitta di Berlusconi è apparsa certa, che il mafioso più ricercato della Sicilia...era stato arrestato".Secondo "The Independent" si è trattato della "più strana delle coincidenze".Se è vero, come è vero, che nulla accade per caso, c'è da chiedersi se la protervia e l'arroganza dell'innominato premier facente funzioni nell'accettare il responso delle urne, non siano i sintomi inequivocabili di un pericoloso malessere che ha da tempo minato le "difese immunitarie" della Nazione. Stamattina ho sentito uno stralcio di una sua intervista che corredava un servizio in cui venivano ribadite le sue richieste di invalidare il voto popolare perché inficiato da presunti brogli elettorali. Alla domanda: "Il risultato può cambiare?" Sua Ebetudine ha risposto quasi sibilando: "Deve cambiare!"In linea con la massima "potere è volere" c'è da restare allibiti se non sconvolti da una simile risposta. Sta pericolosamente giocando con le Istituzioni e con il Destino di un Popolo. Il "muoia Sansone con tutti i Filistei" non può gettare al macero le fragili sorti di una giovane e ancorché incompiuta Democrazia, quale si rivela ogni giorno essere quella di questa nostra povera Italia. Quando uno arriva sul punto di voler rovesciare il "tavolo da gioco" significa che non accetta le regole da lui stesso fissate e dalla sua cricca imposte. Un cavaliere di nome, ma non di fatto, ha cancellato pure quelle regole e vuole sovvertire il responso delle urne: costi quel che costi, vuole vincere, anche barando.Forse applicando i metodi della "onorata società" di cui sopra, ha sempre vinto barando e ora tutti, lui compreso, rischiamo di farci travolgere da un "gioco" più grande di noi. In queste ore mi preoccupa molto il non sentire la voce dell'onorevole Pierferdiando Casini. Credo che sia l'unico che ha capito che se si continua con questo pericoloso tiro alla fune, si rischia di provocare un gravissimo conflitto Istituzionale, credo che sia l'unico che stia dando prova di quella moderazione che in politica non guasta mai.Pur essendo lontano dalle idee dell'on. Casini, in queste ore, mi sento stranamente più rappresentato da lui e non da chi ho votato. Il suo silenzio, anche se indicativo di una presa di distanza dalla strampalata denuncia di presunti brogli elettorali fatta propria dagli altri inquilini della casa(ta) delle cosiddette libertà, è assordante e sta permettendo ad un recalcitrante e chiacchierato ronzino di scalciare più di quanto era abituato a fare nel periodo in cui si faceva "strigliare" da un certo stalliere.Ben venga la verifica del risultato elettorale, per regolamento viene sempre fatta; tra l'altro la proclamazione degli eletti avviene sempre dopo il controllo dei verbali. Ma non si può certo pretendere di stravolgere la realtà, negando l'evidenza della sconfitta.
"END OF THE LINE FOR THE GODFATHER"
Una limpida goccia di verità caduta dal cielo della "perfida Albione" si è sciolta nel torbido mare delle menzogne italiote. Quello che la "libera" stampa italiana non ha il coraggio di dire, viene tranquillamente detto da quella estera.Con una certa, felice, allusione e giocando con la contemporaneità degli eventi, il quotidiano inglese "The Independent" si produce in una approfondita analisi post elettorale italiana e mette sullo stesso piano la sconfitta del cavallerizzo Silvio e la cattura del ricercatissimo capo-mafia Bernardo Provenzano. "Fine della corsa per il padrino" titola il giornale inglese e fra parentesi aggiunge "E in Sicilia arrestato il capo della mafia" una "didascalica" foto di un cogitabondo presidente del consilvio correda argutamente il tracciante parallelismo che segna la parabola discendente delle due eminentissime (o mammasantissime?) personalità. Scrive il quotidiano britannico: "Il fatto che un'era sia finita è stata sottolineata dalla straordinaria notizia, appena sette minuti dopo che la sconfitta di Berlusconi è apparsa certa, che il mafioso più ricercato della Sicilia...era stato arrestato".Secondo "The Independent" si è trattato della "più strana delle coincidenze".Se è vero, come è vero, che nulla accade per caso, c'è da chiedersi se la protervia e l'arroganza dell'innominato premier facente funzioni nell'accettare il responso delle urne, non siano i sintomi inequivocabili di un pericoloso malessere che ha da tempo minato le "difese immunitarie" della Nazione. Stamattina ho sentito uno stralcio di una sua intervista che corredava un servizio in cui venivano ribadite le sue richieste di invalidare il voto popolare perché inficiato da presunti brogli elettorali. Alla domanda: "Il risultato può cambiare?" Sua Ebetudine ha risposto quasi sibilando: "Deve cambiare!"In linea con la massima "potere è volere" c'è da restare allibiti se non sconvolti da una simile risposta. Sta pericolosamente giocando con le Istituzioni e con il Destino di un Popolo. Il "muoia Sansone con tutti i Filistei" non può gettare al macero le fragili sorti di una giovane e ancorché incompiuta Democrazia, quale si rivela ogni giorno essere quella di questa nostra povera Italia. Quando uno arriva sul punto di voler rovesciare il "tavolo da gioco" significa che non accetta le regole da lui stesso fissate e dalla sua cricca imposte. Un cavaliere di nome, ma non di fatto, ha cancellato pure quelle regole e vuole sovvertire il responso delle urne: costi quel che costi, vuole vincere, anche barando.Forse applicando i metodi della "onorata società" di cui sopra, ha sempre vinto barando e ora tutti, lui compreso, rischiamo di farci travolgere da un "gioco" più grande di noi. In queste ore mi preoccupa molto il non sentire la voce dell'onorevole Pierferdiando Casini. Credo che sia l'unico che ha capito che se si continua con questo pericoloso tiro alla fune, si rischia di provocare un gravissimo conflitto Istituzionale, credo che sia l'unico che stia dando prova di quella moderazione che in politica non guasta mai.Pur essendo lontano dalle idee dell'on. Casini, in queste ore, mi sento stranamente più rappresentato da lui e non da chi ho votato. Il suo silenzio, anche se indicativo di una presa di distanza dalla strampalata denuncia di presunti brogli elettorali fatta propria dagli altri inquilini della casa(ta) delle cosiddette libertà, è assordante e sta permettendo ad un recalcitrante e chiacchierato ronzino di scalciare più di quanto era abituato a fare nel periodo in cui si faceva "strigliare" da un certo stalliere.Ben venga la verifica del risultato elettorale, per regolamento viene sempre fatta; tra l'altro la proclamazione degli eletti avviene sempre dopo il controllo dei verbali. Ma non si può certo pretendere di stravolgere la realtà, negando l'evidenza della sconfitta.