Questa foto mi ricorda qualcuno del quale ho già dimenticato il nome.La finestra e l'espressione torva, sprezzante e quasi schifata del soggetto mi ricorda il nome di un altro che si affacciava dal balcone per annunciare alla folla le sue "decisioni irrevocabili".Entrambi affetti da manie di grandezza per passare ai posteri hanno avuto la bella idea di usare il potere in funzione della loro maggior vanagloria; per dare maggior peso al loro agire si sono circondati di gerarchi e lacchè andati ad infoltire i ranghi di quello che fu il "partito unico" e di quello che è il partito azienda.Il primo molto più megalomane del secondo, si inventò un impero coloniale e si cacciò in una guerra che gli risultò fatale; anche il secondo poggia le sue nobili terga su un impero, sia pure mediatico e, per non essere da meno ha cacciato il Paese in una guerra guerreggiata, in cui i "pacificatori" vengono considerati come occupanti, complici di uno zio Sam guerrafondaio e come tali oggetto, purtroppo, di attentati terroristici.Nel giorno in cui si sono celebrati i funerali di Stato per le ultime tre vittime italiane in territorio iracheno, il Destino ha voluto che l'innominabile e sciagurato demiurgo sia salito sul colle più alto per rassegnare finalmente le sue dimissioni. Ha chiuso i suoi cinque anni di malgoverno nel modo più funesto possibile, un fatale coup de theatre, un segno del Destino che solo chi vuol esser cieco dentro non ne avverte la gravità e ne sottovaluta la coincidenza.Una farsa chiusa dal sipario della tragedia, l'epilogo al tragicomico esibizionismo di un regista il cui patronimico sembra quello di un maestro del genere burlesco...ni.Cinque anni di barzellette, di lifting, di bandane, di cactus, di gonadi e di plurimae leges ad personam, l'ultima delle quali, la "pecorella" ha ricondotto all'ovile, sano e salvo il suo pastore e padrone.Il 13 aprile scorso il The Guardian a proposito dell'allegro quinquennio dell'innominabile statista (sic) scriveva: "Se tutti nel mondo avessero comprato un biglietto per il divertimento e il piacere che l'Italia ha loro offerto negli ultimi cinque anni, per l'economia italiana sarebbe stato il boom. Sfortunatamente non è andata cosi...L'anno scorso la crescita economica è stata pari allo zero...In cinque anni la crescita complessiva è stata del 3,2% la peggiore dell'Unione Europea. La disoccupazione giovanile si aggira intorno al 25%. Il debito pubblico è oltre il 100% del prodotto interno lordo. Produttività e competitività sono ferme o in declino".Lascia una pesante eredità e chi sarà chiamato a sostituirlo difficilmente potrà fare peggio di lui. Le sue ultime parole famose sono state: "mi rimpiangerete". Ma più che rimpianto la sua uscita di scena suscita soltanto compatimento e provoca un senso di sollievo, quasi di liberazione, per la fine di una inguardabile telenovela che ogni giorno di più rischiava di diventare uno psicodramma senza fine.
DIMISSIONI
Questa foto mi ricorda qualcuno del quale ho già dimenticato il nome.La finestra e l'espressione torva, sprezzante e quasi schifata del soggetto mi ricorda il nome di un altro che si affacciava dal balcone per annunciare alla folla le sue "decisioni irrevocabili".Entrambi affetti da manie di grandezza per passare ai posteri hanno avuto la bella idea di usare il potere in funzione della loro maggior vanagloria; per dare maggior peso al loro agire si sono circondati di gerarchi e lacchè andati ad infoltire i ranghi di quello che fu il "partito unico" e di quello che è il partito azienda.Il primo molto più megalomane del secondo, si inventò un impero coloniale e si cacciò in una guerra che gli risultò fatale; anche il secondo poggia le sue nobili terga su un impero, sia pure mediatico e, per non essere da meno ha cacciato il Paese in una guerra guerreggiata, in cui i "pacificatori" vengono considerati come occupanti, complici di uno zio Sam guerrafondaio e come tali oggetto, purtroppo, di attentati terroristici.Nel giorno in cui si sono celebrati i funerali di Stato per le ultime tre vittime italiane in territorio iracheno, il Destino ha voluto che l'innominabile e sciagurato demiurgo sia salito sul colle più alto per rassegnare finalmente le sue dimissioni. Ha chiuso i suoi cinque anni di malgoverno nel modo più funesto possibile, un fatale coup de theatre, un segno del Destino che solo chi vuol esser cieco dentro non ne avverte la gravità e ne sottovaluta la coincidenza.Una farsa chiusa dal sipario della tragedia, l'epilogo al tragicomico esibizionismo di un regista il cui patronimico sembra quello di un maestro del genere burlesco...ni.Cinque anni di barzellette, di lifting, di bandane, di cactus, di gonadi e di plurimae leges ad personam, l'ultima delle quali, la "pecorella" ha ricondotto all'ovile, sano e salvo il suo pastore e padrone.Il 13 aprile scorso il The Guardian a proposito dell'allegro quinquennio dell'innominabile statista (sic) scriveva: "Se tutti nel mondo avessero comprato un biglietto per il divertimento e il piacere che l'Italia ha loro offerto negli ultimi cinque anni, per l'economia italiana sarebbe stato il boom. Sfortunatamente non è andata cosi...L'anno scorso la crescita economica è stata pari allo zero...In cinque anni la crescita complessiva è stata del 3,2% la peggiore dell'Unione Europea. La disoccupazione giovanile si aggira intorno al 25%. Il debito pubblico è oltre il 100% del prodotto interno lordo. Produttività e competitività sono ferme o in declino".Lascia una pesante eredità e chi sarà chiamato a sostituirlo difficilmente potrà fare peggio di lui. Le sue ultime parole famose sono state: "mi rimpiangerete". Ma più che rimpianto la sua uscita di scena suscita soltanto compatimento e provoca un senso di sollievo, quasi di liberazione, per la fine di una inguardabile telenovela che ogni giorno di più rischiava di diventare uno psicodramma senza fine.