IPERBOLE

L'INCUBO DEL CAPORALE RYAN


Quando i cosiddetti "grandi" (George, Tony e, in seconda battuta, il nostro impagabile Silvio in veste di poco credibile pacificatore), decisero di coalizzarsi, insieme ad altri sciagurati comprimari, per garantire all'Iraq un futuro senza l'opprimente rais di Bagdad, forse pensavano che combattere il terrorismo ed esportare la democrazia fossero due delle sette opere di misericordia corporale da perseguire ad ogni costo.Giacché c'erano vollero anche andare alla ricerca degli introvabili arsenali di armi di distruzione di massa che una "intelligence" dalla vista molto lunga (e dal Q. I. decisamente scarso) asseriva di aver individuato grazie ai satelliti spia. La "trimurti" di cui sopra dopo una "guerra lampo" condotta dai generali dello zio Tom che regalò allo sceriffo texano il piacere di esibirsi in veste di vincente top gun sul ponte di una portaerei a stelle e strisce, decise che per mantenere la pace (?) e per avviare la ricostruzione era necessario continuare ad occupare manu militari il territorio iracheno. Peace Keeping, fu la formula magica, in un Paese ancora dilaniato da ataviche lotte tribali e da conflitti interetnici questi "signori della guerra" divennero come Giano bifronte; guerra e pace a distanza di anni da quella prematura dichiarazione di vittoria del supremo comandante in campo, si fronteggiano ancora oggi per garantire col sangue di tantissimi innocenti una "pacificazione" di là da venire. Tante, troppe storie di crudeltà e di efferatezze, hanno macchiato il perduto onore delle truppe impiegate per "annichilire" un nemico ostico, malvagio e quanto si vuole terrorista, ma pur sempre "padrone" di quel suolo che sente come Patria e che vede le truppe della coalizione internazionale alla stregua di un qualsiasi esercito di occupazione da ricacciare con ogni mezzo. Una di queste storie dopo un tentativo di insabbiamento, è venuta alla luce grazie alla testimonianza di Roel Ryan Brione, 21 anni, caporale dei marines che di quella missione conserverà per sempre un ricordo più che angosciante. La mattina del 19 novembre del 2005 sulle sponde dell'Eufrate nel villaggio di Hadita, Miguel Terrazas, ventenne caporale dei marines viene ucciso dilaniato dall'esplosione di una bomba.I suoi commilitoni rispondono all'attacco e uccidono 24 civili iracheni, fra cui donne e bambini. "Uccisi a sangue freddo" per rappresaglia, sostiene adesso il Pentagono. Il caporale Ryan nelle ore successive al massacro viene inviato per "ripulire il luogo della strage" quello che vede, l'odore del sangue, non sono nulla al confronto col cadavere di una bambina che deve prendere in braccio per comporlo pietosamente nella sacca mortuaria."La tenevo così, ma la sua testa penzolava su e giù e quello che aveva dentro colava sulle mie gambe"."Ogni notte sogno i morti di Hadita" dice il caporale Ryan, un incubo che dovrebbe perseguitare in primo luogo i mandanti, i responsabili morali, di quello e di tutti i massacri che ogni giorno insanguinano il pianeta. Ad oggi, salvo morti dell'ultima ora i militari americani deceduti sono 2474, il numero dei feriti nel corpo e nell'anima non si saprà mai, così come non si saprà mai quanti alla fine saranno i morti iracheni, siano essi sciiti, sunniti o curdi. Il numero dei morti lievita, così come lievita il prezzo del petrolio, il vero "carburante" che ha acceso e continua ad alimentare questa guerra, con buona pace (sic) dei lobbisti dell'oro nero e dei fabbricanti d'armi.