Qualcuno mi ha fatto cortesemente notare di aver intravisto del "risentimento" nei post in cui scrivo di chiesa, di preti e di religione.E' vero, trattasi di sincero risentimento quando non proprio di sentito malanimo, verso un ambiente che reputo falso, ipocrita e bigotto.Se ne parlo lo faccio a ragion veduta, conosco il campo e, pur volendo non generalizzare, mi trovo volentieri a fare di tutta l'erba un fascio, convinto come sono che il clericalume imperante più che dedicarsi a Dio, filosofeggia con Cesare con la pretesa di influenzarne scelte e determinazioni e spudoratamente monetizza un credo infarcito di fideistico manicheismo, arrivando a copulare apertamente con quel "Mammona" che il Vangelo contrappone a Dio stesso.Non si può essere servi di due padroni, è scritto, ma loro hanno da tempo smesso di essere "vocati" al servizio delle anime, impegnati come sono nella ossessiva cura dei corpi, hanno capito (da veri padroni) che lo spirito è solo un redditizio investimento per far fruttare senza rischi apparenti un capitale che si rivaluta regalando dei dividendi che una volta si chiamano "ingerenza" e l'altra "verità di fede".Prendere o lasciare: non ci sono alternative, in ossequio a quel fondamentalismo che quando riguarda fedi diverse, viene biasimato, salvo poi imporre il proprio con annessa, pervicace, condanna di quel relativismo che se potessero manderebbero ancora al rogo.Proprio come fecero con Giordano Bruno e Girolamo Savonarola, giusto per citare qualcuno, rei di pensare con la loro testa, per questo in odore di eresia e meritevoli di essere arsi vivi; o con quel Tommaso Campanella decisamente più fortunato dei primi che, dopo aver assaggiato i metodi della Santa Inquisizione finì esule in Francia.Gli scribi e i farisei del nuovo sinedrio pontificano su tutto lo scibile umano, il dogma diventa tesi e teoria, mai ipotesi; il simoniaco commercio del sacro ogni giorno si arricchisce di nuovi articoli e il parallelo turismo religioso riempie di mercanti un tempio in cui si spaccia, si sfrutta e si profana quel "bisogno di Dio" che è insito nella natura umana. Per non dire dei piaceri della carne, delle mollezze e degli agi che si concedono e delle perversioni sessuali in cui qualcuno di loro eccelle, finendo poi per essere giustamente "esposto" al pubblico ludibrio. Giusto per restare in tema di oboli e di questue vorrei parlare dell'incongruente quanto attualissimo spot pubblicitario e la reale portata che lo stesso ha nell'economia di un sistema (affaristico-religioso) che voracemente rumina tanto di quel "fieno" da produrre poi altrettanto sterco del diavolo che puntualmente va a concimare le verdi praterie di manitù. Siamo in periodo di dichiarazione dei redditi e di otto per mille, una legge dello Stato Italiano dal 1985 contribuisce (insieme ad altre Leggi) a foraggiare il parassitismo di trentanovemila preti. A sentire lo spot gli "interventi caritativi" dovrebbero essere all'origine del "chiedete e vi sarà dato" ma a leggere il rendiconto che ogni anno la Conferenza Episcopale Italiana è tenuta a presentare si scopre che al povero Lazzaro sono andate le solite briciole, il grosso del malloppo è andato nelle casse di un clero che, poveretto, stenta a vivere del "sudore della fronte". Nel 2005 di solo otto per mille hanno incassato la bellezza di 981 milioni di euro, di questi appena 195 milioni di euro sono stati effettivamente spesi per gli interventi caritativi, il resto è andato al sostentamento del clero e alle esigenze di culto e pastorale. Avendo trascorso qualche anno nei loro seminari, ho imparato non certo a odiarli, ne avrei ben donde ma non meritano più neanche il mio odio, perciò il mio anticlericalismo è il frutto di una formazione che, grazie a Dio, mi ha portato ad essere quello che sono: un fervente ghibellino. Di quel mondo salvo soltanto certi ordini monastici che vivono integralmente il Vangelo, i preti di frontiera, emarginati dalla gerarchia ecclesiastica e i missionari che prima di ogni Credo e Conversione, si preoccupano di assicurare il minimo indispensabile per la sopravvivenza di quegli ultimi che, forse, un giorno saranno i primi a dirci "avevo fame e non mi avete dato da mangiare, avevo sete e non mi avete dato da bere, ero nudo e non mi avete vestito".
UN SENTITO...RISENTIMENTO
Qualcuno mi ha fatto cortesemente notare di aver intravisto del "risentimento" nei post in cui scrivo di chiesa, di preti e di religione.E' vero, trattasi di sincero risentimento quando non proprio di sentito malanimo, verso un ambiente che reputo falso, ipocrita e bigotto.Se ne parlo lo faccio a ragion veduta, conosco il campo e, pur volendo non generalizzare, mi trovo volentieri a fare di tutta l'erba un fascio, convinto come sono che il clericalume imperante più che dedicarsi a Dio, filosofeggia con Cesare con la pretesa di influenzarne scelte e determinazioni e spudoratamente monetizza un credo infarcito di fideistico manicheismo, arrivando a copulare apertamente con quel "Mammona" che il Vangelo contrappone a Dio stesso.Non si può essere servi di due padroni, è scritto, ma loro hanno da tempo smesso di essere "vocati" al servizio delle anime, impegnati come sono nella ossessiva cura dei corpi, hanno capito (da veri padroni) che lo spirito è solo un redditizio investimento per far fruttare senza rischi apparenti un capitale che si rivaluta regalando dei dividendi che una volta si chiamano "ingerenza" e l'altra "verità di fede".Prendere o lasciare: non ci sono alternative, in ossequio a quel fondamentalismo che quando riguarda fedi diverse, viene biasimato, salvo poi imporre il proprio con annessa, pervicace, condanna di quel relativismo che se potessero manderebbero ancora al rogo.Proprio come fecero con Giordano Bruno e Girolamo Savonarola, giusto per citare qualcuno, rei di pensare con la loro testa, per questo in odore di eresia e meritevoli di essere arsi vivi; o con quel Tommaso Campanella decisamente più fortunato dei primi che, dopo aver assaggiato i metodi della Santa Inquisizione finì esule in Francia.Gli scribi e i farisei del nuovo sinedrio pontificano su tutto lo scibile umano, il dogma diventa tesi e teoria, mai ipotesi; il simoniaco commercio del sacro ogni giorno si arricchisce di nuovi articoli e il parallelo turismo religioso riempie di mercanti un tempio in cui si spaccia, si sfrutta e si profana quel "bisogno di Dio" che è insito nella natura umana. Per non dire dei piaceri della carne, delle mollezze e degli agi che si concedono e delle perversioni sessuali in cui qualcuno di loro eccelle, finendo poi per essere giustamente "esposto" al pubblico ludibrio. Giusto per restare in tema di oboli e di questue vorrei parlare dell'incongruente quanto attualissimo spot pubblicitario e la reale portata che lo stesso ha nell'economia di un sistema (affaristico-religioso) che voracemente rumina tanto di quel "fieno" da produrre poi altrettanto sterco del diavolo che puntualmente va a concimare le verdi praterie di manitù. Siamo in periodo di dichiarazione dei redditi e di otto per mille, una legge dello Stato Italiano dal 1985 contribuisce (insieme ad altre Leggi) a foraggiare il parassitismo di trentanovemila preti. A sentire lo spot gli "interventi caritativi" dovrebbero essere all'origine del "chiedete e vi sarà dato" ma a leggere il rendiconto che ogni anno la Conferenza Episcopale Italiana è tenuta a presentare si scopre che al povero Lazzaro sono andate le solite briciole, il grosso del malloppo è andato nelle casse di un clero che, poveretto, stenta a vivere del "sudore della fronte". Nel 2005 di solo otto per mille hanno incassato la bellezza di 981 milioni di euro, di questi appena 195 milioni di euro sono stati effettivamente spesi per gli interventi caritativi, il resto è andato al sostentamento del clero e alle esigenze di culto e pastorale. Avendo trascorso qualche anno nei loro seminari, ho imparato non certo a odiarli, ne avrei ben donde ma non meritano più neanche il mio odio, perciò il mio anticlericalismo è il frutto di una formazione che, grazie a Dio, mi ha portato ad essere quello che sono: un fervente ghibellino. Di quel mondo salvo soltanto certi ordini monastici che vivono integralmente il Vangelo, i preti di frontiera, emarginati dalla gerarchia ecclesiastica e i missionari che prima di ogni Credo e Conversione, si preoccupano di assicurare il minimo indispensabile per la sopravvivenza di quegli ultimi che, forse, un giorno saranno i primi a dirci "avevo fame e non mi avete dato da mangiare, avevo sete e non mi avete dato da bere, ero nudo e non mi avete vestito".