Ogni giorno c'è qualcuno che ci ricorda che il nostro è un Paese a sovranità limitata, la colonia di un impero al quale dobbiamo certo la libertà, ma la cui influenza sulle scelte politiche di casa nostra spesso determina una sudditanza alla quale è difficile sottrarsi senza il rischio di "irritare" lo zio Sam. Mi chiedo come sia possibile "irritare" quel qualcuno che proprio qualche giorno fa per bocca di uno dei suoi falchi ha espresso un giudizio quasi sferzante sulla decisione presa dal governo italiano di far rientrare il proprio contingente dall'Iraq. Proprio nel giorno in cui si omaggiava l'ultimo soldato italiano morto nella guerra di George, il capo del Pentagono commentando la scelta italiana di un suo disimpegno in territorio iracheno ha freddamente chiosato:"Il ritiro dell'Italia dall'Iraq non avrà un impatto significativo sullo sforzo della coalizione". In altre parole la presenza italiana non ha significato alcunché, di conseguenza anche il ritiro "è ininfluente". Alla faccia dell'alleanza e dello spirito di coalizione, invece di esprimere un minimo di gratitudine, non fosse altro per i trenta e passa soldati italiani morti in "missione di pace" questo qui se n'è uscito con una glaciale affermazione che rischia di rendere perfettamente inutile il sacrificio dei militari italiani uccisi in Iraq. Come se già questo nostro essere "ininfluenti" non fosse abbastanza per convincere qualcuno che per "il bene dell'Italia" è necessario dimostrare di avere i cosiddetti attributi, ecco che il buon Romano se ne esce alla maniera di un certo don Abbondio, del quale peraltro ne interpreta bene carattere e portamento. Non vuole essere "irritante" da bravo nipotino non vorrebbe urtare la suscettibilità dell'irascibile Innominato zio e dei suoi bravi tirapiedi ed eccolo quasi timoroso di levare la bofonchiante voce per tener fede all'impegno assunto con chi lo ha votato anche per dire "no" ad una guerra assurda e strategicamente pianificata con le motivazioni più false e più varie. La decisione di un disimpegno del contingente italiano era nei patti con gli elettori che l'hanno votato e a maggior ragione ora che emergono certi retroscena secondo cui il precedente governo si era impegnato a trasformare la cosiddetta missione di pace in "impegno a caratterizzazione civile, che non escluderà una presenza militare, del tutto distinta dall'attuale, per garantire le irrinunciabili condizioni di sicurezza degli operatori civili" risulta quantomai giusta e opportuna. Prima c'era Silvio che limonava in asserita amicizia con i grandi della terra e saliva sulle terga degli altri per scalare il vertice del suo super io, ora c'è questo Romano che, a dispetto del nome, è remissivo ad accettare un ruolo che, forse suo malgrado, ci farà sentire più convintamene cittadini di una Nazione "indipendente e sovrana" e meno ininfluenti "zerbini" e sudditi di un impero che continua ad imporre "manu militari" la sua idea di democrazia.
ININFLUENTI ED IRRITANTI
Ogni giorno c'è qualcuno che ci ricorda che il nostro è un Paese a sovranità limitata, la colonia di un impero al quale dobbiamo certo la libertà, ma la cui influenza sulle scelte politiche di casa nostra spesso determina una sudditanza alla quale è difficile sottrarsi senza il rischio di "irritare" lo zio Sam. Mi chiedo come sia possibile "irritare" quel qualcuno che proprio qualche giorno fa per bocca di uno dei suoi falchi ha espresso un giudizio quasi sferzante sulla decisione presa dal governo italiano di far rientrare il proprio contingente dall'Iraq. Proprio nel giorno in cui si omaggiava l'ultimo soldato italiano morto nella guerra di George, il capo del Pentagono commentando la scelta italiana di un suo disimpegno in territorio iracheno ha freddamente chiosato:"Il ritiro dell'Italia dall'Iraq non avrà un impatto significativo sullo sforzo della coalizione". In altre parole la presenza italiana non ha significato alcunché, di conseguenza anche il ritiro "è ininfluente". Alla faccia dell'alleanza e dello spirito di coalizione, invece di esprimere un minimo di gratitudine, non fosse altro per i trenta e passa soldati italiani morti in "missione di pace" questo qui se n'è uscito con una glaciale affermazione che rischia di rendere perfettamente inutile il sacrificio dei militari italiani uccisi in Iraq. Come se già questo nostro essere "ininfluenti" non fosse abbastanza per convincere qualcuno che per "il bene dell'Italia" è necessario dimostrare di avere i cosiddetti attributi, ecco che il buon Romano se ne esce alla maniera di un certo don Abbondio, del quale peraltro ne interpreta bene carattere e portamento. Non vuole essere "irritante" da bravo nipotino non vorrebbe urtare la suscettibilità dell'irascibile Innominato zio e dei suoi bravi tirapiedi ed eccolo quasi timoroso di levare la bofonchiante voce per tener fede all'impegno assunto con chi lo ha votato anche per dire "no" ad una guerra assurda e strategicamente pianificata con le motivazioni più false e più varie. La decisione di un disimpegno del contingente italiano era nei patti con gli elettori che l'hanno votato e a maggior ragione ora che emergono certi retroscena secondo cui il precedente governo si era impegnato a trasformare la cosiddetta missione di pace in "impegno a caratterizzazione civile, che non escluderà una presenza militare, del tutto distinta dall'attuale, per garantire le irrinunciabili condizioni di sicurezza degli operatori civili" risulta quantomai giusta e opportuna. Prima c'era Silvio che limonava in asserita amicizia con i grandi della terra e saliva sulle terga degli altri per scalare il vertice del suo super io, ora c'è questo Romano che, a dispetto del nome, è remissivo ad accettare un ruolo che, forse suo malgrado, ci farà sentire più convintamene cittadini di una Nazione "indipendente e sovrana" e meno ininfluenti "zerbini" e sudditi di un impero che continua ad imporre "manu militari" la sua idea di democrazia.