Porta ancora i segni della malattia che lo ha colpito, ma l'ictus invece di fiaccarne lo spirito lo ha reso ancora più spavaldo, legaiolo e padano e ne ha risvegliato l'antico ardore secessionista, razzista, xenofobo e dichiaratamente anti-Italiano. Nell'approssimarsi del referendum sulla "devolinvoluscion" (devoluzione uguale involuzione), l'intrepido difensore della gens padana, paventando una bocciatura di quella che a tutti gli effetti è una controriforma costituzionale, fatta propria da una destra reazionaria e smaccatamente populista, ha solennemente sentenziato: "Se al referendum vince il No, bisognerà trovare vie non democratiche... perché democraticamente non cambierà più niente. Stavamo meglio quando eravamo sotto l'Austria. Se lo avessero saputo quelli che sono andati a combattere sul Piave, forse giravano i fucili dall'altra parte".Questo tribuno del popolo padano è stato ministro di una Repubblica alla quale ha giurato fedeltà, ora per puro spirito reazionario sputa nel piatto in cui lui e i suoi adepti tuttora mangiano e sogna l'impero austro-ungarico e gli Asburgo. Il sommo sacerdote del dio Eridano, il membro celodurista di camarilla viride, quello che risale con la pura razza padana il Po per cercarne le sorgenti sul Monviso e ad esse si abbevera come se fossero le sacre fonti di Clitunno, ha sempre considerato una iattura essere cittadino della Nazione Italiana per formare la quale sulle sponde del "suo" Piave hanno combattuto e sono morti anche tanti sudisti che, di certo, non avrebbero voluto morire per gentaglia di tal fatta. La chiamano Riforma Costituzionale, è stata scritta in una baita del profondo Nord e approvata a colpi di maggioranza per lacerare il tessuto connettivo di un Paese la cui Unità ora si vorrebbe frammentare per dar luogo all'ennesimo scempio istituzionale perpetrato da squallidi soloni, sedicenti riformatori, infiacchiti nella mente e nel corpo ma sempre arroganti e grettamente gelosi della loro orticello in cui cresce rigogliosa la mala pianta dell'egoismo.Fa specie vedere certi rodomonti che hanno la pretesa di essere dei riformatori tracciare nuovi confini ricalcando quella linea gotica che divide un nord opulento e operoso da un sud fannullone e parassita.Si comportano come valvassori e valvassini di un feudalesimo prossimo venturo al centro del quale c'è la signoria di un premier forte "democraticamente" eletto che accentra nella sua persona prerogative tipiche di un monarca. L'agognata età d...evolutiva porterebbe all'estinzione del principio di sussidiarietà, messo già oggi in crisi da una visione particolaristica, propria di una politica destrorsa e arrogante, occupata a consolidare i propri privilegi e poco attenta a soddisfare i bisogni di chi sta peggio. Altro che devoluzione, il suo e quello della premiata ditta che lo sponsorizza, è un bieco, decadente, processo involutivo volto ad atrofizzare fino a distruggere ciò che di buono e di sommamente grande hanno fatto i Padri di questa Patria che, lorsignori, poveretti, vorrebbero ridurre a semplice espressione geografica.
UN MOTIVO IN PIU' PER VOTARE NO
Porta ancora i segni della malattia che lo ha colpito, ma l'ictus invece di fiaccarne lo spirito lo ha reso ancora più spavaldo, legaiolo e padano e ne ha risvegliato l'antico ardore secessionista, razzista, xenofobo e dichiaratamente anti-Italiano. Nell'approssimarsi del referendum sulla "devolinvoluscion" (devoluzione uguale involuzione), l'intrepido difensore della gens padana, paventando una bocciatura di quella che a tutti gli effetti è una controriforma costituzionale, fatta propria da una destra reazionaria e smaccatamente populista, ha solennemente sentenziato: "Se al referendum vince il No, bisognerà trovare vie non democratiche... perché democraticamente non cambierà più niente. Stavamo meglio quando eravamo sotto l'Austria. Se lo avessero saputo quelli che sono andati a combattere sul Piave, forse giravano i fucili dall'altra parte".Questo tribuno del popolo padano è stato ministro di una Repubblica alla quale ha giurato fedeltà, ora per puro spirito reazionario sputa nel piatto in cui lui e i suoi adepti tuttora mangiano e sogna l'impero austro-ungarico e gli Asburgo. Il sommo sacerdote del dio Eridano, il membro celodurista di camarilla viride, quello che risale con la pura razza padana il Po per cercarne le sorgenti sul Monviso e ad esse si abbevera come se fossero le sacre fonti di Clitunno, ha sempre considerato una iattura essere cittadino della Nazione Italiana per formare la quale sulle sponde del "suo" Piave hanno combattuto e sono morti anche tanti sudisti che, di certo, non avrebbero voluto morire per gentaglia di tal fatta. La chiamano Riforma Costituzionale, è stata scritta in una baita del profondo Nord e approvata a colpi di maggioranza per lacerare il tessuto connettivo di un Paese la cui Unità ora si vorrebbe frammentare per dar luogo all'ennesimo scempio istituzionale perpetrato da squallidi soloni, sedicenti riformatori, infiacchiti nella mente e nel corpo ma sempre arroganti e grettamente gelosi della loro orticello in cui cresce rigogliosa la mala pianta dell'egoismo.Fa specie vedere certi rodomonti che hanno la pretesa di essere dei riformatori tracciare nuovi confini ricalcando quella linea gotica che divide un nord opulento e operoso da un sud fannullone e parassita.Si comportano come valvassori e valvassini di un feudalesimo prossimo venturo al centro del quale c'è la signoria di un premier forte "democraticamente" eletto che accentra nella sua persona prerogative tipiche di un monarca. L'agognata età d...evolutiva porterebbe all'estinzione del principio di sussidiarietà, messo già oggi in crisi da una visione particolaristica, propria di una politica destrorsa e arrogante, occupata a consolidare i propri privilegi e poco attenta a soddisfare i bisogni di chi sta peggio. Altro che devoluzione, il suo e quello della premiata ditta che lo sponsorizza, è un bieco, decadente, processo involutivo volto ad atrofizzare fino a distruggere ciò che di buono e di sommamente grande hanno fatto i Padri di questa Patria che, lorsignori, poveretti, vorrebbero ridurre a semplice espressione geografica.