IPERBOLE

COME LA MOGLIE DI CESARE


Il potere, per alcuni,  è sempre stato un mezzo, mai un fine, più in alto si procede e più si ha la sensazione che i vertici, soffrendo visibilmente di vertigini, non facciano altro che consolidare con mezzucci vari, certe posizioni di privilegio al fine di non precipitare in quella polvere da cui sono magicamente sorti. In un delirante mondo di supponenti onnipotenti e di ladri impenitenti, chi è già affetto da manie di grandezza ha buon gioco nell'esibire il suo campionario di imbonitore del niente e giocoforza si circonda di mezzani, di nani e di ballerine, un miserrimo entourage discutibile quanto si vuole, ma il solo su cui contare nel momento in cui si viene cacciati a pedate da quell'empireo in cui si è dissacrato il potere medesimo per scalare le vette del proprio io calpestando quello degli altri. Lamentano l'assenza di un'etica dell'informazione, la violazione della privacy, invocano la deontologia professionale dei giornalisti, si indignano e onorevolmente si incazzano quando vengono pubblicamente sputtanati; mai, dico mai, che parlino di etica della politica, un concetto decisamente ostico, perfino sconosciuto a quanti, la più parte fra loro, sono giunti a poggiare l'insulso podice sugli scranni di un Parlamento che non legifera più per "l'esclusivo interesse della Nazione" ma per quelli ben più corposi di una oligarchia che si nutre della propria immorale soddisfazione nel sentirsi al sopra della legge. Chi riveste una pubblica carica, chi viene pagato per svolgere il suo ufficio con i soldi dei contribuenti, dovrebbe essere come la moglie di Cesare: al di sopra di ogni sospetto, irreprensibile per quel che concerne onestà e moralità e al riparo da ogni strumentalizzazione.Non è vuoto moralismo, ma l'essenziale confarsi ad un galateo comportamentale che esula da ogni possibile ipocrita interferenza.Nel momento in cui vengono meno questi essenziali requisiti, il personaggio pubblico, volente o nolente, entra nell'occhio del ciclone della pubblica opinione, con tutto quel che ne consegue, intercettazioni telefoniche comprese. Si grida al facile giustizialismo, ma la gogna mediatica l'hanno inventata proprio coloro i quali ora si lamentano di finirci dentro, il vaglio della pubblica opinione è ben altro, è quello che in questi giorni sta venendo fuori non è soltanto gossip o fantasie di un "fine segugio". Se certi cosiddetti signori fossero arcisicuri della propria integerrima condotta, non si sgolerebbero più di tanto nel chiedere provvedimenti disciplinari per un magistrato che ha solo fatto un'indagine. Il pecoreccio di qualcuno diventa il disprezzo per tutti, proprio perché si adombra il sospetto che quel qualcuno abbia usato i suoi "buoni uffici" per favorire gli amici (e le amiche) degli amici.L'aver trasformato i palazzi istituzionali in alcove o garconniere, per incontri a luci più o meno rosse (di vergogna), consumando oltre all'amplesso, forse anche il reato di concussione sessuale e di vilipendio delle Sedi Istituzionali, non credo rientrasse nei compiti di un funzionario che disponeva l'uso dell'auto blu per scarrozzare signorine compiacenti e disponibili. Una scopata non si nega a nessuno, o quasi, ma quando si riaprono pro tempore le "case chiuse" e il casato delle cosiddette libertà si concede senza remore alla fu real casa sabauda e i casinò diventano casini ubicati in qualche palazzo delle Istituzioni, allora è proprio il caso di dire che una buona metà di questo Paese è andato a puttane, senza offesa per chi esercita con profitto e per di...letto il mestiere più antico del mondo.