IPERBOLE

ANCORA DAZIONI, ANCORA TANGENTI


Impossibile annoiarsi, anche volendo scrivere d'altro, la stringente attualità offre sempre l'occasione di aggiungere un altro tassello, e che tassello, al puzzle sconfinato del malaffare e della corruzione, veri pilastri su cui si fonda l'instabile, variegato mosaico del sistema Italia.Oggi ne hanno pizzicato un altro, un altro onorevole intendo e che onorevole. Il suo nome è Fitto, Raffele Fitto, già governatore della regione Puglia per Forza Italia, nonché coordinatore regionale dello stesso partito e dallo scorso mese di aprile  onorevole deputato, ovviamente per il partito forzista.   Nel nome e nel cognome dell'onorevole indagato c'è scritto il suo destino di figlio di presidente di regione che, dopo il padre, in una sorta di successione dinastica, ma visti i tempi non tutti possono essere degni di cotanto padre, diventa anch'egli presidente di regione.Nel nome del padre anche il figlio ripercorre le orme paterne e lo supera, almeno così sembrava fino a qualche ora fa, finendo per approdare in quel porto franco che si chiama Monte Citorio.   Nel nome suo, di Raffaele intendo, e l'Arcangelo non me ne voglia, si imbatte casualmente in un comunissimo "Angelucci" che di angelico non mostra di avere le classiche ali, ma che in compenso possiede e  presiede la "Fondazione San Raffaele" del gruppo Tosinvest, con sede in Roma, un consorzio che, il nome stesso lo dice, ha affidato ad uno dei tre Arcangeli, Quello che cura e protegge i malati, le sorti della sanità privata italiana in generale e pugliese in particolare.Nel periodo in cui il "giovin signore" era presidente della Regione Puglia, la Fondazione di cui sopra si aggiudica, illecitamente secondo l'accusa, l'appalto di 198 milioni di euro per la gestione settennale di undici Residenze sanitarie assistite, versando una presunta tangente pari a 500.000 euro, al movimento politico "La Puglia prima di tutto" creato dal Fitto per le elezioni regionali dell'aprile 2005. Elezioni perse dal forzista Fitto con 14 mila voti di scarto in favore del comunista Nichi Vendola.Anche in questo caso il nutrito dossier probatorio oltre alle prove documentali, acclude le famigerate intercettazioni telefoniche.Di certo sentiremo di nuovo parlare di inconsistenza delle accuse, di barbarie e di gogna mediatica. Già lo stanno facendo!Il soggetto anche recentemente è stato definito "cavallo di razza" da un certo "cavaliere" il quale lo considera un suo delfino, degno ora di ben figurare fra "coloro che son sospesi". Se non fosse stato eletto nello scorso mese di aprile fra le file di Forza Italia, avrebbe avuto l'opportunità di soggiornare per qualche giorno, vitto e alloggio gratis, presso una delle tante residenze protette da secondini in divisa blu, che in questo periodo vanno per la maggiore ma, dato che il Nostro è un parlamentare si deve attendere il placet della Camera dei Deputati per dar corso alla richiesta di arresti domiciliari avanzata dai Magistrati baresi per il signor Raffaele Fitto.Su disposizione della Magistratura di Bari, sono stati sequestrati al Fitto, all'Angelucci, alla società Tosinvest e agli altri imputati beni mobili e immobili per un valore stimato in 55 milioni di euro. Il sequestro, essendo una misura cautelare, ha invece effetto immediato anche nei confronti dell'onorevole Fitto Raffaele il quale, per sentirsi temporaneamente più povero, non deve per fortuna attendere l'autorizzazione a procedere della Camera. Altri nomi eccellenti figurano fra i 23 indagati di questa inchiesta che di certo avrà sviluppi clamorosi, fra cui per l'appunto sua eccellenza Cosmo Francesco Ruppi, vescovo di Lecce, nonché presidente della conferenza episcopale pugliese. Anche per il porporato il reato contestato è corruzione. E' proprio vero, non c'è più religione!