IPERBOLE

A PROPOSITO DI INDULTO


Quello che non riuscirono a fare Berlusconi & company con cinque anni di plurimae leges ad personam, purtroppo è riuscito a Prodi e compagni che in due settimane o poco più hanno regalato ai loro elettori il dispiacere di una clemenza inciucista che, se la memoria non mi inganna, non figurava nel programma dell'Unione.  L'aver inserito nell'indulgenza quasi plenaria lo sconto di anni tre per gli odiosi reati finanziari  e per quelli esecrabili contro la persona e il patrimonio offende maggiormente chi è rimasto vittima di quei delitti e disattende fino ad irriderla, la legittima richiesta di quanti aspettano ancora di ottenere un minimo di Giustizia. Per fortuna hanno avuto il buon senso di escludere dai benefici i reati di terrorismo, mafia, violenza sessuale, sequestro di persona e pedopornografia.Con l'una tantum dell'indulto, hanno però completato un capolavoro in cui l'immoralità e l'impunità diventano le due facce, ignobili assai  e tanto commendevoli, di una patacca arrugginita da appuntare col tutto il disonore possibile sul petto di chi ha tradito il mandato parlamentare, il basso conio di una moneta con la quale hanno comprato e svenduto la pelle dei poveri cristi che languivano nelle carceri barattando la libertà di questi con quella dei "colletti bianchi" i corrotti e i corruttori, veri beneficiari di questo atto di clemenza, che invece di soggiornare nelle canicolari patrie galere, godevano del beneficio degli arresti domiciliari nella loro fresca, climatizzata, principesca magione.Di beneficio in beneficio, ecco l'indulto: il magistrale colpo di spugna col quale hanno cancellato tre anni di meritatissima detenzione. Non serve aver letto Cesare Beccaria e il suo "Dei delitti e delle pene" per capire quanto il carcere possa risultare deleterio e non favorire affatto quel reinserimento nella società dopo che, beninteso, il detenuto abbia scontato le sue pene; serve invece sapere che con il tanto sbandierato indulto, al di là del condivisibile spirito umanitario volto a salvaguardare almeno le speranze dei più disgraziati,  non si sia fatto altro che premiare alla grande i soliti furbi e i furbetti di questo e di altri quartierini più o meno borghesi in cui vegetano da gran parassiti questi signorotti di uno stato forte con i deboli e pavido quando non proprio succube e  accondiscendente con i forti. Un omaggio della ditta "impunità e affini" riservato ai suoi dipendenti migliori, bravi solo a delinquere senza sporcarsi le mani sicuri di farla comunque franca se, per malaugurata ipotesi, si trovassero a dar conto del loro squallido ladrocinio. Una legge dal chiaro intento premiale, riservata non solo a far uscire chi è già in galera con sentenza passata in giudicato, ma per evitare che in futuro altri eventuali detenuti sopratutti eccellenti, di esempi la cronaca recente ce ne offre a bizzeffe, finiscano dentro per eventuali reati, a torto ritenuti minori, commessi fino al 2 maggio 2006. In caso di condanna questi detenuti mancati beneficeranno seduta stante di uno sconto di anni tre, riducendo in proporzione e spesso azzerando in concreto la misura della pena da scontare. Invece di assicurare la legalità e il rispetto delle Leggi, questo politicume rognoso si autoassolve anche sul "voto di scambio" e considera i furbetti malversatori della finanza solo dei semplici imbroglioni, pazienza se poi tanti risparmiatori sono finiti sul lastrico per colpa di questi mariuoli che si vedono anche premiati. La credibilità di una classe politica passa attraverso le decisioni che prende e questa dell'indulto rende un pessimo servizio al Paese.C'è poco da vantarsi, non c'è niente di cui essere fieri, troppo sbrigativo il modo col quale si è proceduto, a dir poco sospetto il clima nel quale è maturato un provvedimento di clemenza che se da un lato svuota momentaneamente le carceri, col prossimo ingorgo saremo punto e daccapo, dall'altro riempie di vergogna chi, come me, ha votato questa maggioranza che spero inizi finalmente a governare per cercare di restituire dignità e legalità ad un Paese in cui "chi ruba poco va in galera e chi ruba tanto fa carriera".