Penso che indignarsi e manifestare il proprio dissenso per il modo alquanto tragico e idiota col quale il fanatismo bellicista sta continuando ad alimentare lo spirito guerrafondaio di chi non trova nient'altro di meglio della guerra per risolvere le contese fra i Popoli, sia ormai perfettamente inutile. Perfino le risoluzioni Onu, spesso scaturite da veti più o meno incrociati, sono destinate a restare lettera morta, seguendo il destino di quelle vittime che una tragica contabilità aggiorna di ora in ora come se fosse il cimiteriale listino titoli di una borsa senza più valori. Un Occidente distratto e vacanziero che sessant'anni fa si illuse di risolvere i problemi incancreniti da secoli di storia tracciando nuovi e incerti confini, sembra voler esorcizzare con le ferie ferragostane lo spettro di una guerra che potrebbe allargarsi a macchia d'olio. Qualcuno ha pensato che per rispondere ad un'offesa bastava pianificare un attacco aereo in grande stile e chiamarlo "pioggia d'estate" per spegnere un incendio che ora rischia di incenerire non solo i cedri del Libano, ma anche chi, grottescamente, ha dato ad un'operazione militare di cosiddetta autodifesa la valenza della più criminale delle rappresaglie. Se in una guerra muoiono più civili che militari, se il numero dei profughi assume le dimensioni di un esodo che di biblico ha solo il dramma di un popolo in fuga dallo spettro di una guerra solo subita e mai dichiarata, allora significa che quello è un genocidio. In una guerra dovrebbero morire soltanto i militari, i mercenari al soldo di un "ideale" che la Storia ha ripetutamente cancellato, ma la cui Nemesi ritorna periodicamente a reclamare un tributo di sangue agli strateghi di un terrore che si nutre della loro follia. Se in una guerra si prendono di mira e si distruggono strade, villaggi, dighe, centrali elettriche, porti ed emittenti radiotelevisive e si creano delle strisce di sicurezza invadendo un territorio su cui si issa la propria bandiera come se fosse terra di conquista, allora significa che l'autodifesa è diventata offesa, aggressione, la muscolare prova di forza per annichilire un nemico che, per quanto subdolo e malvagio, non giustifica la morte dei civili inermi, delle donne e dei bambini. Da stasera l'invasore impone pure il coprifuoco notturno a tutti gli abitanti del Libano meridionale, se questa è autodifesa basta poco per immaginare gli sviluppi che può avere una situazione in continua evoluzione e il richiamo alle armi di 15 mila riservisti dell'esercito libanese già dice di un'altra autodifesa la cui escalation prefigura nuovi scenari di guerra. In un'intervista rilasciata ad un giornale tedesco e rilanciata oggi da "la Repubblica" il premier israeliano sembra quasi prendersela per le sdegnate reazioni dell'opinione pubblica europea provocate dai continui raid aerei con la stella di Davide sul Libano. Con il cinismo tipico di chi sa di essere il più forte rimprovera l'Europa per il modo col quale ha criticato la sua guerra di autodifesa e tra l'altro dichiara: "In base a cosa si arrogano il diritto di fare prediche? I paesi europei hanno attaccato il Kosovo e ucciso diecimila civili. E nessun paese europeo ha mai avuto vittime civili colpite da razzi! Non dico che sia stato sbagliato intervenire in Kosovo. Ma per favore basta con le prediche sulle vittime civili". Le chiama "prediche" con tutto quel carico di ipocrisia che il termine porta con sé, i termini usati spesso sono in antitesi con la cruda, tragica realtà.Visto che nel "Kosovo gli europei hanno ucciso diecimila civili con l'intervento Nato contro Milosevic) per una guerra che ritenevano giusta e inevitabile, Israele non accetta lezioni dall'Europa". Allora, per favore, avanti così, continuate pure a scannarvi!E se in ventisette giorni hanno ucciso mille civili e costretto alla fuga un milione di profughi libanesi per rispondere all'aggressione degli hezbollah che nel loro arsenale hanno diciottomila razzi katyusha, tremila dei quali già lanciati sulla Galilea, non ci vuol molto a capire che di questo passo se non interviene un diplomatico, reciproco "cessate il fuoco" alla fine delle ostilità i morti potranno forse sfiorare quella quota "diecimila" che come infelice termine di paragone, è lì a dimostrare l'assurdità di questa e di altre guerre ormai dimenticate.
SE MILLE VI SEMBRANO POCHI, ALLORA CONTINUATE COSI'
Penso che indignarsi e manifestare il proprio dissenso per il modo alquanto tragico e idiota col quale il fanatismo bellicista sta continuando ad alimentare lo spirito guerrafondaio di chi non trova nient'altro di meglio della guerra per risolvere le contese fra i Popoli, sia ormai perfettamente inutile. Perfino le risoluzioni Onu, spesso scaturite da veti più o meno incrociati, sono destinate a restare lettera morta, seguendo il destino di quelle vittime che una tragica contabilità aggiorna di ora in ora come se fosse il cimiteriale listino titoli di una borsa senza più valori. Un Occidente distratto e vacanziero che sessant'anni fa si illuse di risolvere i problemi incancreniti da secoli di storia tracciando nuovi e incerti confini, sembra voler esorcizzare con le ferie ferragostane lo spettro di una guerra che potrebbe allargarsi a macchia d'olio. Qualcuno ha pensato che per rispondere ad un'offesa bastava pianificare un attacco aereo in grande stile e chiamarlo "pioggia d'estate" per spegnere un incendio che ora rischia di incenerire non solo i cedri del Libano, ma anche chi, grottescamente, ha dato ad un'operazione militare di cosiddetta autodifesa la valenza della più criminale delle rappresaglie. Se in una guerra muoiono più civili che militari, se il numero dei profughi assume le dimensioni di un esodo che di biblico ha solo il dramma di un popolo in fuga dallo spettro di una guerra solo subita e mai dichiarata, allora significa che quello è un genocidio. In una guerra dovrebbero morire soltanto i militari, i mercenari al soldo di un "ideale" che la Storia ha ripetutamente cancellato, ma la cui Nemesi ritorna periodicamente a reclamare un tributo di sangue agli strateghi di un terrore che si nutre della loro follia. Se in una guerra si prendono di mira e si distruggono strade, villaggi, dighe, centrali elettriche, porti ed emittenti radiotelevisive e si creano delle strisce di sicurezza invadendo un territorio su cui si issa la propria bandiera come se fosse terra di conquista, allora significa che l'autodifesa è diventata offesa, aggressione, la muscolare prova di forza per annichilire un nemico che, per quanto subdolo e malvagio, non giustifica la morte dei civili inermi, delle donne e dei bambini. Da stasera l'invasore impone pure il coprifuoco notturno a tutti gli abitanti del Libano meridionale, se questa è autodifesa basta poco per immaginare gli sviluppi che può avere una situazione in continua evoluzione e il richiamo alle armi di 15 mila riservisti dell'esercito libanese già dice di un'altra autodifesa la cui escalation prefigura nuovi scenari di guerra. In un'intervista rilasciata ad un giornale tedesco e rilanciata oggi da "la Repubblica" il premier israeliano sembra quasi prendersela per le sdegnate reazioni dell'opinione pubblica europea provocate dai continui raid aerei con la stella di Davide sul Libano. Con il cinismo tipico di chi sa di essere il più forte rimprovera l'Europa per il modo col quale ha criticato la sua guerra di autodifesa e tra l'altro dichiara: "In base a cosa si arrogano il diritto di fare prediche? I paesi europei hanno attaccato il Kosovo e ucciso diecimila civili. E nessun paese europeo ha mai avuto vittime civili colpite da razzi! Non dico che sia stato sbagliato intervenire in Kosovo. Ma per favore basta con le prediche sulle vittime civili". Le chiama "prediche" con tutto quel carico di ipocrisia che il termine porta con sé, i termini usati spesso sono in antitesi con la cruda, tragica realtà.Visto che nel "Kosovo gli europei hanno ucciso diecimila civili con l'intervento Nato contro Milosevic) per una guerra che ritenevano giusta e inevitabile, Israele non accetta lezioni dall'Europa". Allora, per favore, avanti così, continuate pure a scannarvi!E se in ventisette giorni hanno ucciso mille civili e costretto alla fuga un milione di profughi libanesi per rispondere all'aggressione degli hezbollah che nel loro arsenale hanno diciottomila razzi katyusha, tremila dei quali già lanciati sulla Galilea, non ci vuol molto a capire che di questo passo se non interviene un diplomatico, reciproco "cessate il fuoco" alla fine delle ostilità i morti potranno forse sfiorare quella quota "diecimila" che come infelice termine di paragone, è lì a dimostrare l'assurdità di questa e di altre guerre ormai dimenticate.