IPERBOLE

PEZZI DI CARTA, PEZZI DI M...


             
Oggi i maturandi sono ritornati sui banchi per iniziare il rush finale: sostenere gli esami orali, ultimo ostacolo da superare con quel pizzico di emozione che con il senno di poi si rivelerà esagerata, prima di ottenere la certificazione di una maturità che ormai sembra essere solo una formalità, priva com’è di ogni serio “strumento atto a valutare la reale formazione” del candidato, specchio peraltro di una diversa competizione, quella elettorale, in cui il “candidato” pur avendo delle paurose lacune in ogni materia e una veste non certo…candida, viene ugualmente eletto, promosso a deputato di una Repubblica in cui anche la Pubblica dis…Istruzione risente del più generale malessere etico e lo trasmette sia pure attraverso un diploma che si rivelerà carta straccia.  Il classico pezzo di carta, che probabilmente non servirà a niente o, al più, sarà il preludio di altri fogli pergamenati da incorniciare per la soddisfazione di mamma e papà che, da contadini e operai quali erano, hanno sempre sognato un figlio “dottore”  e ora che ce l’hanno lì davanti col costume buono della festa, fresco di laurea e di belle speranze, vorrebbero gridare al mondo che sì, anche loro sono riusciti ad avere un figlio dottore a dispetto di un cavaliere per il quale “il figlio dell’operaio non potrà mai essere uguale a figlio del professionista”.Uguale forse no, ma di sicuro migliore perché c’è un esercito di figli di papà che sono dei buoni a nulla, degli emeriti incapaci, ignorantoni patentati, intruppati nelle retrovie del falso perbenismo borghese e del nepotismo “baronale” che campano di rendita vivendo sugli allori del pater familias e sfruttano chi combatte in trincea e in prima linea riuscendo ad emergere solo grazie a quel cognome altisonante che si portano addosso senza neanche capire come e perchè sono giunti ad occupare un posto che magari era tenuto in caldo per loro da mamma e papà.Naturalmente non faccio di tutta l’erba un fascio, anche se ci sarebbe da sfasciare un bel po’ di “covoni” italioti che si sorreggono a vicenda nelle aie e nei campi di “grano” dei soliti noti, non mi riferisco a quei pochissimi che non si atteggiano a vip perché figli di, o alla prole dei “professionisti” di piccolo cabotaggio, in cui si comunque si trova sempre qualcuno in vena di emulazioni “caimanesche” ma ai patrizi di grossa stazza che galleggiano e navigano grazie ai vogatori plebei, ai servi della gleba legati ai ceppi del malcontento e dello squilibrio sociale che nutrono e alimentano da veri proletari, la stirpe della cosiddetta “classe dirigente” nata solo per comandare.I privilegi della schiatta che reclama quarti di nobiltà perduta e i presunti diritti acquisiti al momento della nascita, fanno di certi rampolli, gli smidollati organismi di una fauna di invertebrati discendenti che sempre più frequentemente si arrogano il diritto di subentrare ai loro ascendenti, dando vita a certe “dinastie” o a certi potentati politici economici da operetta in cui non è raro trovare bulli, bulloni e presunte bellone, cortigiane svampite, e quant’altro produce in termini di spazzatura il variegato sottobosco del loro mondo così falso da brillare sotto i riflettori dell’impero mediatico come una patacca placcata in similoro.    Ha ragione silvio: il figlio dell’operaio non potrà mai essere uguale al figlio del professionista, ma non certo nel senso che lui attribuisce al concetto di Uguaglianza per il quale perfino i suoi capelli, così “uguali” falsi e posticci, ancorché frutto di autotrapianto, risultano innaturali e fittizi, proprio perché ottenuti dietro compenso come ogni altro suo possedimento in cui è impossibile stabilire dove inizia la “fortuna” del “bulbo pilifero” il facile arricchimento, pardon….il “fisiologico attecchimento” e dove termina il cosiddetto merito imprenditoriale. Così come innaturale risulta il richiamo alla “meritocrazia” che per molti è sinonimo di notorietà, ovvero più uno è famoso per grazia estorta o ricevuta, e non per meriti acquisiti, e più si pone come salvatore di una patria in cui di patriottico c’è solo l’interesse privato o quello di una ristrettissima cerchia di oligarchi senza scrupoli che hanno la presunzione di essere unici, insostituibili e indispensabili.Forse sarebbe meglio circondare costoro con quella sana indifferenza che il Sommo suggerisce: “non ti curar di loro, ma guarda e passa” lasciandoli così rosolare nel loro piccolo inferno di “billionari” annoiati, aspettando, rassegnati, che la Natura faccia il suo corso “finché morte non li separi” dalla loro insulsa cupidigia, ma così facendo si verrebbe meno all’innata voglia di cancellare squilibri e privilegi tendendo ad una Giustizia che, evidentemente non è di questo mondo se, perfino un fotografo gossipparo d’infimo grado può permettersi di irridere le Istituzioni, trovando la sponda ideale in certe testate giornalistiche abituate a vendere fumo e facendosi passare per vittima del sistema e lucrando su apparizioni televisive e comparsate discotecare in cui l’immagine che si offre è quella dei furbi falsamente vincenti e di chi, grazie al conto in banca, alle leggi ad personam e ad un esercito di legulei prezzolati, riesce sempre a farla franca.E’ evidente che con questi camaleontici esemplari quotidianamente impegnati a mimetizzarsi nel mondo clientelare della politica-affari e spettacolo, anche le nuove leve per spirito di emulazione si sentano in dovere di esibirsi dando prova di uno strafottente menefreghismo che non lascia ben sperare.Visti i precedenti, non mi meraviglierei affatto se quel “signore” incoronato re del click facile e ricattatorio o quell’altro generale molto “speciale” ferito nell’onore militare, che per partito preso ha sguainato la sciabola d’ordinanza menando fendenti a manca o, ancora, quell’impresario briatorizzato al quale fa schifo pagare le tasse in Italia, venissero candidati alle prossime elezioni per un casato che ha fatto della “libertà” un’opinione e del Diritto un optional del quale fare volentieri a meno.   Il guaio è che anche organi d’informazione solitamente lontani da quella suburra tutta lustrini “polvere bianca” e paillettes dedichino ampio spazio della loro foliazione ad argomenti che bisognerebbe solo ignorare. L’altra sera, il tiggì uno delle venti, forse perché a corto di notizie, ha dedicato più di dieci minuti a vallette che tirano di coca, a fotografi tatuati e a sedicenti playboy imbolsiti con contorno di compagne che all’occorrenza, con buona pace di herr ratizinger, diventano moglie e amanti.   Dovrebbero prendere esempio da quel tiggì statunitense in cui l’altro giorno una famosissima anchor-woman ha letteralmente stracciato in diretta il foglio delle news rifiutando di leggere la notizia riguardante la scarcerazione di una ricca e capricciosa ereditiera americana, neanche tanto bella ma nota per le sue stravaganti performance da nullafacente capricciosa.Stona in tutto questo frastuono, il silenzio assordante della gerarchia ecclesiastica, dei vari bagnasco, betori, ratzinger e di quei vescovi e cardinali, sempre pronti a sputare sentenze quando si toccano quegli interessi che potrebbero intaccare il loro insopportabile peso in una società in cui il relativismo etico e morale viene predicato a corrente alternata e a seconda delle convenienze, ma disponibili all’occorrenza a  chiudere entrambi gli occhi, considerando soprattutto che lormonsignori si schierano sempre dalla parte di chi con l’ipocrisia del proprio agire contribuisce a difendere il loro orticello dove crescono rigogliosi i valori non negoziabili geneticamente modificati dal mortifero integralismo catto-vaticano.