IPERBOLE

OMELIA CON CONTORNO DI IMPROPERI


                      
Dicono di essere “fraternamente” tolleranti, affermano solennemente di volare alto e di porsi al di sopra delle parti e dei partiti, con un certo disappunto respingono l’accusa, fondata, di omofobia mossa loro dal Parlamento Europeo, ma alla prova dei fatti il loro comportamento si muove esattamente nella direzione opposta, come peraltro impone la morale dogmatica e l’ipocrisia sacramentale di una chiesa in cui il clericalume imperante trova sempre il modo di infinocchiare il prossimo.Un fulgido esempio di saccente presunzione prelatizia incarognita dal falso perbenismo clericale arriva dalla diocesi di Frascati dove vive e regna il signor giuseppe matarrese, di professione vescovo catto-vaticano, il quale durante una singolare “catechesi-ramanzina” rivolta ai ragazzi cresimandi riuniti nel Duomo di Montecompatri, in provincia di Roma, nel tessere gli elogi della solita famiglia “tradizionale” ha affermato, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Adista che “i gay non possono essere considerati cristiani”.Parole in chiaro contrasto con il Magistero cattolico, ma in quel particolare contesto con una platea di adolescenti ben disposti ad ascoltare le fandonie del signor vescovo, ci si può permettere di parlare francamente e al diavolo il Magistero, il Concilio e certi pronunciamenti pastorali che per un fondamentalista clerico fascista come il matarrese vescovo giuseppe, non hanno diritto di residenza nella chiesa di herr ratzinger.  Il suo pronunciamento oltre ad essere un’offesa discriminante e antievangelica, rinnega il concetto stesso di “universalità” tante volte sbandierato dalla chiesa cattolica e forse non a caso, anche la traduzione del nuovo canone per la celebrazione eucaristica, di prossima pubblicazione, risente di quest’aria da santa inquisizione, laddove nella nuova versione si legge che “Cristo è morto per molti” e non più “per tutti” come in quella ancora in vigore.   Il signor vescovo era così sicuro che nessuno fra gli astanti avrebbe avuto l’ardire di contraddirlo da mostrarsi molto contrariato quando una ragazza (sfrontata!) presente al ritiro ha avuto l’ardire di contestare la sua strampalata affermazione chiaramente omofobica e di controbattere facendo ancor più inviperire il fratello dei più noti e chiacchierati palazzinari baresi.“Secondo me – ha detto la ragazza – non è giusto, perché i gay possono invece amarsi come un uomo e una donna”.Il signor matarrese, di professione vescovo della chiesa dei papi, non ha digerito affatto “l’impudenza” della ragazza, visibilmente irritato, l’ha zittita chiamandola “scema”  mentre ad una compagna, che aveva preso la parola per cercare di difenderla ha bruscamente risposto “Hai una capoccia vuota!”Termini quanto mai adatti per il lessico di un vescovo filisteo che, al pari di altri uomini di chiesa a corto di argomenti e di comprendonio, non sanno fare altro che offendere, troncando il discorso e reclamando la supina accettazione degli astanti che devono solo ascoltare e ammutolire dinanzi a tanta invereconda supponenza.Non solo, il vescovo abituato a ben altri salamelecchi e ossequiosi baciamani, offeso da cotanta irriverenza e dal comportamento “sedizioso” delle due “contestatrici” in erba, ha preteso le scuse “ufficiali” dell’intero gruppo dei cresimandi, minacciando, seduta stante l’esclusione dalla cresima; il pretacchione e le catechiste bigotte che assistevano inorriditi all’insubordinazione delle loro alunne, si facevano prontamente interpreti della volontà prelatizia e, nello sconcerto dei genitori, cercavano di convincerle, invano, a porgere le scuse a sua eccellenza.L’indomani, nonostante le minacce e l’atteggiamento intimidatorio manifestato ex cathedra, il signor giuseppe matarrese, di professione vescovo catto-vaticano, impartiva il sacramento della “confermazione” a tutto il gruppo dei giovani, nonché a quei pochi adulti che, pavidamente il giorno prima avevano assistito senza fiatare al battibecco sui “gay”. Durante l’omelia, però il vescovo di Frascati, è ritornato sull’argomento che tanto lo ossessionava, questa volta però, si è mantenuto sul vago e, rivolto ai genitori dei ragazzi, li ha caldamente invitati a tenere d’occhio i loro figli che, evidentemente “si erano allontanati dalla retta via”.“La retta via” è naturalmente quella indicata dalla segnaletica catto-vaticana e dai pizzardoni clericali “mantenuti” dalle marchette di uno Stato che si prostituisce lasciando che questi “magnaccia” dello spirito poco santo sfruttino una situazione in cui il popolo bue deve solo acconciarsi e ammutolire in maniera da essere supinamente infinocchiato.Il vescovo giuseppe, di anni 73, è fratello dei più celebri e chiacchierati matarrese pallonari, nonché rampollo di una schiatta di palazzinari baresi che hanno realizzato in concorso ad altri, quello scempio passato alla storia come il mostro di Punta Perotti, mostro abbattuto da una carica di tritolo che ha restituito il lungomare alla città di Bari per lungo tempo “oscurato” dalla “saracinesca” eretta con il compiacente assenso di una giunta di centro-destra.Il vescovo giuseppe, dalle impeccabili credenziali ruiniane e dalle chiare simpatie destrorse, non è nuovo a certe uscite e, così, giusto per ribadire che la chiesa non fa politica, ma suggerisce chi votare, candidamente (si fa per dire) ammise: “Sono di destra. Che c’è di male a dire: votate Storace”.Ipse dixit sua eccellenza, alla vigilia delle elezioni regionali del 2005, allorquando organizzò per i trenta preti della sua diocesi un incontro con il governatore uscente, poi trombato, della Regione Lazio.E aggiunse a mò di vanto: “Nella mia famiglia ho politici di spicco che militano nel centro-destra” aveva chiarito per “giustificare” la sua fede politica e il suo attivismo da squallido galoppino elettorale.Il riferimento, oltre alla sorella coniugata – a quanto riportano i giornali - con un senatore di forza italia, è anche per il fratello antonio, già onorevole deputato e, all’epoca della campagna pro “storhacker” membro della direzione nazionale del partito di casini, nonché segretario provinciale a Bari del partito uddiccino.I gerarchi clericali sostengono di non fare politica da bassa cucina, ma per interessi di bottega danno una chiara indicazione di voto e un esplicito sostegno elettorale ad un’area politica ben definita che odia “i finocchi” e celebra la cosiddetta “famiglia” con tanto di divorziati, separati e concubini a fare da sponda alla carambola di ratzinger.  Quando si dice la comunanza d’ideali e la difesa dei “valori non negoziabili”!