IPERBOLE

CUI PRODEBAT?


            
Il diavolo fa le pentole, ma non riesce a fare i coperchi o, perlomeno, non è in grado di evitare che, per evidente difetto di fabbrica, l’intrigo ordito e cotto con i classici ingredienti del sotterfugio e dell’inganno, prima o poi non giunga ad ebollizione e trabocchi schiumando mefitico veleno, con estremo disappunto di chi quelle “pentole” le aveva commissionate, convinto che bastava essere un ingordo e ricco vivandiere, con l’hobby dell’antipolitica, per avere alle proprie dipendenze una “batteria” di cuochi pii e camerieri devoti, sempre pronti e disponibili a servirgli su di un vassoio d’argento il menu à la carte di casa “sismi”: piatti cotti a fuoco lento a base di magistrati molesti e irritanti con contorno di giornalisti fastidiosi e seccanti, il tutto bagnato dall’acre distillato ottenuto dalla macerazione di elementi infidi e “sinistrorsi”.    Una scorpacciata di “pie…tanze” servite nella bettola di via Nazionale, reperite e “pompate” in modo illecito con la complicità degli amici degli amici nei palazzi del cosiddetto potere, in quelli di Giustizia e nelle redazioni dei giornali; cimici sparse per infestare un ambiente in cui far crescere il sospetto, la delazione e la calunnia, palate di letame accumulate a futura memoria, raccolta dati abusivamente avviata per schedare quegli elementi considerati “indigesti” per l’apparato digerente, pardon….dirigente, dell’epoca e dossier fabbricati ad arte per distruggerne la reputazione: ingredienti vietati da un disciplinare ripetutamente violato con l’ascolto abusivo, l’osservazione diretta e l’intromissione illegale, con tanto di barbe finte, agenti cosiddetti “segreti” e pennivendoli “infarinati” al soldo dei “servizi” veri e propri “cessi” di una repubblica delle banane in cui c’è ancora qualcuno che pensa di raddrizzarle infilandole nel podice di chi (miserrimo!) si acconcia alla bisogna.Le sentenze emesse della saggezza popolare, i proverbi e le massime (ne cito una a…caso e la dedico al lupus in fabula di questa e di altre italiche nefandezze:  “Dietro grandi fortune, ci sono sempre grandi delitti”) non hanno bisogno di giudici per passare in giudicato e basta leggere, semplicemente leggere, la risoluzione del plenum del Consiglio Superiore della Magistratura concernente l’oscura (non più di tanto) vicenda dell’archivio segreto di via Nazionale, a Roma, scoperto nell’ambito dell’indagine sul rapimento di Abu Omar (extraordinary rendition) e chiedersi “cui prodest” (a chi giova) o, più correttamente, “cui prodebat” (a chi giovava quel clima) per capire che il Sismi “deviò” da quelli che erano, e sono, suoi compiti istituzionali e agì in nome e per conto di un certo signor qualcuno, il quale, evidentemente, aveva tutto l’interesse a controllare e a far spiare illegalmente quegli “elementi” che potevano risultare “destabilizzanti” per la sua sfera di potere non certo esercitato “nell’esclusivo interesse della Nazione”.Nell’elenco degli osservati speciali, giudici, politici, giornalisti e alti ufficiali, figurano tra gli altri i magistrati di Milano e Palermo, definiti “supporters e/o braccio armato” che, al pari degli altri duecento e passa magistrati, alcuni stranieri, sono ritenuti “vicini ai partiti del centrosinistra” toghe definite “rosse” e vittime di un lavoro di intelligence che si è “concretizzato anche in un capillare monitoraggio dell’attività, dei movimenti e della corrispondenza informatica mediante forme di osservazione diretta”.Si immagini solo quanto personale è stato impiegato e retribuito con i soldi del contribuente per un’attività di una così vasta portata, chiaramente illecita, volta come scrive il CSM, a “conseguire effetti di intimidazione nei confronti di alcuni magistrati e di cagionare perdita di credibilità nei confronti di altri preposti a indagini e processi particolarmente delicati, così aumentando le difficoltà nella collaborazione giudiziaria sopranazionale e ostacolando, in maniera significativa, l’esercizio indipendente ed efficace della giurisdizione”.Sembra quasi vogliano suggerire un nome che comunque si legge chiaramente fra le righe, specie se si pensa ad un recente periodo nel quale, fra mille inghippi di natura procedurale e altrettanti cavilli, si è svolta, sia pure condizionata dalle plurimae leges ad personam, la storia processuale del “lupus in fabula” dove le rogatorie internazionali e le acquisizioni di prove documentali, acquisite parzialmente e con estrema difficoltà, hanno intralciato “in maniera significativa” il regolare corso della Giustizia. Elementi destabilizzanti, giornalisti, magistrati, italiani ed esteri, alti ufficiali considerati vicini all’ancien regime, politici d’area sinistra, tutti classificati con delle sigle dal cui cifrario si apprende, per esempio che “NTE” sta per Violante, soggetti indicati nel fascicolo del sismi recuperato nell’ufficio di pio pompa, come “Aree sensibili” per alcuni dei quali si raccomanda la “disarticolazione” e la riduzione al silenzio anche con “operazioni traumatiche”.Tutto veniva annotato in via Nazionale dal solerte pompa e dalla premiata ditta spie & spioni, perfino i libri considerati “pericolosi” per la reputazione dell’ex inquilino di palazzo Chigi. Addirittura schedano “la presentazione del libro “Lo chiamavano Impunità” che dovrebbe trasformarsi -scrivono- in una vera e propria manifestazione di contestazione al premier” e, tanto per esser chiari, aggiungono che “è prevista la partecipazione di Peter Gomez e Marco Travaglio (autori) Armando Spataro, Michele Santoro, Curzio Maltese”.   Tutta “gentaglia” notoriamente “comunista” da tenere d’occhio, poiché pericolosi “elementi destabilizzanti” per il regime del “buon governo delle destre”.Sembra quasi il ritorno della famigerata “ovra”: la polizia politica fascista, i servizi segreti creati dalla mente bacata di benito e impiegati per combattere l’antifascismo con metodi che un suo epigono ha pensato bene di rispolverare adattandoli alle mutate circostanze storiche.Niente di nuovo sotto il sole, considerando che da sempre non si fa che tramare nell’ombra, spiare e origliare, distruggendo, senza scrupoli di sorta, la reputazione e l’immagine pubblica del malcapitato “elemento” considerato “destabilizzante” e violando impunemente le Leggi e quella “privacy” in nome della quale si vorrebbero poi tutelare prerogative che altro non sono se non privilegi e interessi di casta, quando non proprio crimini e delitti “liberamente” perpetrati facendosi scudo di un potere che non può essere assimilato alla cosiddetta “democrazia” per “difendere” la quale si fa strame dello Stato di Diritto e si calpestano Norme e Regolamenti.La Storia , quella con la esse maiuscola, è piena di esempi in tal senso; considerato l’oggetto (e il soggetto) di questo post, viene facile pensare all’orecchio di Dionigi.A Siracusa c’è una grande grotta dalla forma particolare: agli occhi di quel genio che fu Michelangelo Merisi, meglio noto come il Caravaggio, la conformazione della grotta e il suo ingresso gli ricordarono il condotto uditivo dell’orecchio umano. Da allora, quel posto inquietante è conosciuto come “Orecchio di Dionigi”.Si racconta che Dionigi, il sanguinario tiranno di Siracusa vissuto nel V secolo avanti Cristo, utilizzasse la grotta come prigione e, sfruttando le particolari qualità acustiche di quell’antro, in grado di amplificare 16 volte il suono, ascoltasse di nascosto quanto dicevano gli ignari reclusi, dopo di che li eliminava o li “riciclava” come agenti doppiogiochisti, facendo naturalmente tesoro di quanto subdolamente appreso.  Mal gliene incolse, perché poi rimase vittima della sua stessa tirannia.Il metodo è sempre quello, la delazione lo accompagna e la calunnia lo rende più infame; di nuovo c’è solo la tecnologia che offre nuovi sistemi di ascolto, strumenti sofisticati e raffinati a supporto di un’intelligence il cui quoziente intellettivo in alcuni casi e apparati rasenta lo zero assoluto con una condotta non certo degna di “servitori” che più che al servizio dello Stato” sono alle dipendenze del presunto, migliore offerente e per ingraziarsene i favori, si prostituiscono svendendo quel poco di dignità e di intelligenza rimaste orfane di ogni altra virtù, nel sotto vuoto spinto del loro servilismo e diventano gli ignobili zerbini del potente di turno. Come altrimenti interpretare il ringraziamento inviato dall’ex analista del sismi, meglio noto col nome di “pio” il quale “il giorno stesso della sua nomina si premurò di ringraziare via fax Berlusconi in persona, con la lettera in cui prometteva al capo del governo di “impegnarsi a fondo nella tutela e difesa della straordinaria missione che scandisce la Sua esistenza”.Quel “Sua” dà il marchio di fabbrica ad una batteria di pentole prive di coperchio, buone solo per essere fuse e ricavarne delle medaglie di basso conio da appuntare sul petto di quei “servi sciocchi e fedeli” e di altri, suoi scudieri e manutengoli, i  quali si stringono a corte per difendere la reputazione del loro signore e padrone da un “polverone” che in un Paese normale li avrebbe già coperti non certo con il segreto di Stato, ma con la conseguente ignominia che il caso richiede.