IPERBOLE

"NON AVEVANO L'ANIMA"


 
Sembra proprio che Oltretevere abbiano una certa fretta, c’è qualcosa che li preoccupa così tanto, da spingerli a dare una brusca accelerazione ad un modo di procedere lungo la via dell’affermazione di un presunto primato che nella millenaria storia della religione catto-vaticana non trova predenti di sorta.L’artefice di questo intenso lavoro ai fianchi di un assolutismo “confessionale” che ha il chiaro intento di restaurare il dominio temporale della chiesa dei papi, intaccando e fiaccando  lo spirito delle “Chiese sorelle” è sempre lui, il creativo ratzinger, quello secondo il quale “il mio dio è migliore del tuo” e tutti gli altri non sono che la brutta copia del suo. Un “idolo” ecclesiale costruito a immagine e somiglianza della chiesa catto-vaticana, che per questo rivendica l’esclusività di un rapporto di universale rappresentanza, consolidatosi nei millenni con l’inganno e la prepotenza, una primogenitura sicuramente spuria, certificata da una discutibile autorità primaziale, che porta lormonsignori a vivere di rendita sfruttando un marchio di fabbrica che, di fatto, secondo gli ultimi pronunciamenti della santa inquisizione, trasforma le chiese nate “sorelle” dalla diaspora Cristiana in “sorellastre” diseredate dal preteso primato del vescovo di Roma e per questo definite “chiese particolari” nelle quali non “sussiste” lo spirito di Cristo.Secondo l’ex sant’uffizio, lo spirito di Cristo “sussiste” solo nella chiesa cattolica, considerata l’unica chiesa universale, depositaria esclusiva di una verità rivelata, la sola in cui si trovano tutti gli elementi istituiti dal suo fondatore.Se così fosse, mi chiedo perché hanno cambiato la denominazione d’origine, preferendo al più corretto “cristiano” l’aggettivo “cattolico” considerando che, a questo punto, di “universale” nella chiesa cattolica c’è solo l’egoistica pretesa di rappresentare solo se stessi e un marchio di fabbrica che fa della medesima la potente multinazionale di uno spirito in cui è davvero impossibile trovare l’impronta del Nazareno.  Forse, nemmeno al tempo della controriforma si assistette ad una campagna come per l’attuale “chiamata alle armi” ad opera di un fondamentalismo catto-vaticano, il cui intento è fin troppo chiaro: combattere la laicità dello Stato, unificare “il trono e l’altare” e delegittimare le altre confessioni: una battaglia integralista, teocratica, condotta con un massiccio dispiegamento di forze che trovano anche nel “motu proprio” di ratzinger il solito cavallo di Troia nel quale il messale di Pio V con il vecchio “Ordo Missae” diventa lo strumento di una crociata vandeana volta a ribadire una primogenitura che trova nella gloriosa lingua dei Padri, l’espressione massima di una grandezza che, in verità, qualifica come “figliastri” chi l’ha “adottata” per plagiare nei secoli con prediche e sermoni, il corpo e lo spirito dei suoi adepti.A proposito del “Majorum Sermo” non contenti di essersi appropriati della lingua dei Padri, i cosiddetti “principi” accattoni della chiesa “supposta” universale, hanno avuto modo di scopiazzarne anche il calendario, soppiantando le vecchie festività pagane con quelle di una religione che si professa “cattolica” ma che è solo la stratificazione di miti e leggende adattate alla chiesa dei papi; un “pantheon” mitologico rivisto e corretto dalla teologia catto-vaticana, miti e leggende vecchie come il mondo (forse è questo che intendono quando parlano di “perenne continuità storica”) nelle quali di vero c’è solo l’inveterata ipocrisia di una casta sacerdotale che fatica a tener su l’ondeggiante castello di carte in cui preti, vescovi e cardinali, giocano al piccolo papa di roma.Stavo per scrivere “pontefice” e sarebbe stato per me imperdonabile mettere sullo stesso piano il papa di roma con il “Pontifex” dell’Antica Roma, un’offesa alla verità storica, assimilare i veri e unici Pontefici degni di definirsi tali, a questi ultimi che di “sommo” hanno solo la balordaggine di costruire ponti campati in aria e di proclamarsi vicari di Cristo.  Giusto per rimanere in tema “mitologia e dintorni” lo stesso stemma papale, altro esempio di araldica costruita raccattando pezzi nel Tempio altrui, per rivendicare per sé una nobiltà piovuta dal cielo, oltre alla tiara triregno, di chiara derivazione egizia, reca due chiavi, la cui valenza simbolica non è, né può esserlo, di esclusiva pertinenza cattolica e petrina, proprio in considerazione del fatto che le stesse chiavi, una d’oro e l’altra d’argento, erano gli emblemi di Giano, una divinità del pantheon romano che fungeva da guida delle anime e guardiano delle porte che aprono la via dell’iniziazione e della conoscenza ultraterrena. Una specie di “portinaio” ante litteram, alla stregua di un certo Simone, detto Pietro, che si ritrovò fra le mani quegli stessi attributi e a svolgere una mansione che, in tutta evidenza, era già appannaggio d’altri, una specie di appropriazione, più o meno indebita che, al pari di altre, rende inverosimile la chiesa cattolica e i suoi amministratori delegati.   Ogni tanto, specie di sera, mi sintonizzo sulle frequenze di una radio confessionale e integralista, finanziata, unica nel suo genere, dallo Stato italiano con i fondi della legge sull’editoria e lo faccio da “eretico” che ha conservato la voglia di ascoltare “i fedeli alla linea” per capire fino a che punto possa arrivare la loro fideistica supponenza.Ci sono un paio di conduttori, non di più, che è un piacere ascoltarli, e fra questi un abate liturgista, profondo conoscitore della materia e finissimo oratore che impreziosisce le sue catechesi con delle citazioni in latino e greco che da sole basterebbero il sacrificio dell’ascolto: sono musica per le mie orecchie; altri invece, come nel caso dell’altro sabato, riescono a stento a mettere in fila soggetto predicato e complemento ma, la “fama” di incalliti fondamentalisti che li circonda, concede a loro di aprir bocca e scrivere finanche libri su improbabili “segreti” mariani e di pronunciarsi con uno spirito di parte che rasenta davvero il fanatismo più becero. Il conduttore in questione, apologeta ad honorem della religione dei papi, si intrattiene spesso su tematiche più politiche che religiose, prende lo spunto dall’attualità, la interpreta per partito preso e fornisce un taglio chiaramente destrorso e clericale al suo astruso arzigogolare.Non so se la cosa rientri nella linea editoriale dell’emittente in questione, forse sì perché da quelle frequenze è partita l’idea del “family day”. Comunque sia, l’altra sera non ce l’ho fatta ad ascoltarlo per intero: in un  modo spudorato, tesseva le lodi della sua religione con degli esempi che potevano benissimo evocare lo scontro fra civiltà, in linea con lo slogan “il mio dio è migliore del tuo”.Noi, cattolici, pacifici portatori di civiltà, tutti gli altri selvaggi e trogloditi, mentre noi inventavamo “università e ospedali” gli altri erano all’età della pietra e offrivano sacrifici umani al loro dio.In quest’ultimo caso, prendendo spunto da un libro di herr ratziger, si riferiva al comportamento sanguinario delle civiltà precolombiane che, per consacrare un tempio al dio sole, offrivano il sacrificio di ventimila uomini in giovane età. Usanza orribile, in verità, ma le “religioni” con il loro fanatismo, permettono questo ed altro; pratica abolita, era questo, in definitiva, l’assunto del programma: “grazie” all’arrivo dei conquistadores della cattolicissima Isabella di Castiglia che convertirono quelle “genti selvagge” portando loro il cristianesimo e la civiltà cattolica.In che modo, è risaputo e basta vedere il film “Mission” per farsene una pallida idea.Oppure, leggere qualche pagina scritta dal frate domenicano Bartolomé de Las Casas sulle atrocità commesse dai “civili” conquistatori cattolici, o ancora di quell’altro campione di cristianità che fu il teologo J. G. de Sepulveda che così definiva gli indigeni: “non sono uomini, ma omuncoli…orsi o scimmie del tutto prive di ragione”.Preferisco ricordare le parole rivolte nel 1511 da Antonio Montesinos agli encomenderos che con inumana crudeltà infierirono sugli indigeni di Ispaniola: “Questi, non sono forse uomini? Non hanno anime razionali? Com’è che siete caduti in un sonno così letargico?”.Sembra quasi di ascoltare Kant e il suo “sonno dogmatico”.Sarà stato il caso, ma poche ore prima di quel programma, avevo letto un documento redatto dalla Confederazione dei Popoli di nazionalità kichwa dell’Ecuador, il nucleo più importante dell’impero Incaico, i sopravvissuti alla furia distruttrice dei conquistadores, redatto subito dopo la recente visita del papa in Brasile, col quale hanno criticato la papale negazione delle violenze che hanno caratterizzato l’evangelizzazione dell”America Latina.Avrei voluto telefonare e leggere all’infervorato conduttore alcuni passi di quel documento, ma quella sera ero troppo incazzato con lui e col mondo intero che sembra essere ancora preda di quel “sonno letargico” diventato “dogmatico” e forse “comatoso” difficilmente risvegliabile da una Ragione che rifiuta a priori ogni dogmatismo.Offro alla riflessione degli occasionali lettori di questo post qualche passo di quel documento dal titolo “L’albero si conosce dai suoi frutti” con la certezza che anche nel sincretismo dei “selvaggi” Kichwa-Incas, checché ne pensi la santa inquisizione e la chiesa di herr ratzinger “sussiste” lo spirito di Cristo.“I Popoli e le nazionalità indigene di Abya Yala (America) respingono energicamente le dichiarazioni pronunciate dal Sommo Pontefice riguardo alla nostra spiritualità ancestrale e i commenti politici rilasciati in relazione ad alcuni presidenti dell’America Latina e dei Caraibi, tanto più in quanto pronunciati in un continente in cui aumenta il divario tra poveri e ricchi e nel quale si trova gran parte dei fedeli cattolici del mondo, frutto di una “evangelizzazione” secolare che non è riuscita a produrre una vita giusta e degna per i suoi abitanti.Queste dichiarazioni arrivano proprio quando la Vita Planetaria è minacciata di morte, cosa di cui non sono responsabili i presidenti che il papa cita nelle sue allocuzioni, ma quelli che, come il presidente George W. Bush, sventolano la bandiera del vorace sistema capitalista di taglio neoliberista…Se analizziamo con una elementare sensibilità umana, senza fanatismi di alcun tipo, la storia dell’invasione di Abya Yala, realizzata dagli spagnoli con la complicità della chiesa cattolica, non possiamo che indignarci. Sicuramente il papa ignora che i rappresentanti della chiesa cattolica di quel tempo, con onorevoli eccezioni, furono complici, insabbiatori e beneficiari di uno dei genocidi più orrendi a cui l’umanità abbia mai potuto assistere.Più di 70 milioni di indigeni sono morti in miniera e ai lavori forzati; Nazioni e Popoli interi sono stati spazzati via e, in sostituzione dei morti, sono stati portati qui come schiavi i popoli neri che hanno subito un infelice destino; hanno usurpato le ricchezze dei nostri territori per salvare economicamente il loro sistema feudale; le donne sono state violentate e migliaia di bambini sono morti per malattie sconosciute e denutrizione.Il tutto dietro il presupposto filosofico e teologico che i nostri antenati “non avevano l’anima”….Ricordiamo che molti dei nostri fratelli e sorelle preferirono morire sul rogo che rinunciare ai propri principi, come nel caso del nostro fratello Hatuey nell’isola di Cuba che, rispondendo all’indottrinamento del sacerdote a proposito dell’importanza del battesimo per andare in “cielo” con i cristiani, disse che avrebbe preferito andare all’inferno piuttosto che trovarsi nell’altra vita con gli oppressori, i ladri e gli assassini…Bisognerebbe domandare al papa se Cristo, che dice di rappresentare, sarebbe d’accordo con questi crimini di lesa umanità e ricordare al Sommo Pontefice e al governo spagnolo che questo tipo di crimini non cade in prescrizione, né per le leggi terrene, né per quelle divine…Non è concepibile che in pieno XXI secolo ancora si creda che possa essere concepito come Dio solo un essere definito come tale in Europa. Il papa deve sapere che prima che i sacerdoti cattolici giungessero nei nostri territori con la Bibbia , nei nostri popoli già esisteva Dio e la sua Parola ha sempre sostenuto la loro Vita e quella della Madre Terra. La Parola di Dio non può essere contenuta solo in un libro e meno ancora si può credere che una religione possa privatizzare Dio…I Popoli Originari erano civiltà con governi e organizzazioni sociali strutturate secondo i loro principi e avevano naturalmente le loro religioni, con libri sacri, riti, sacerdoti e sacerdotesse, i primi ad essere assassinati da coloro che svolgevano il ruolo di servitori del “dio denaro” e non del Dio Amore di cui parla Gesù Cristo…Come potevano quelli che erano pieni di avidità, rappresentare Colui che ha consacrato tutta la sua vita al servizio dell’umanità, fino alla morte cruenta, per rivelare la Verità ai poveri di tutti i tempi? Non erano rappresentanti del Dio di Gesù: il loro “dio” era un divoratore di vite umane e di ricchezze usurpate con il sangue, crimini abominevoli che tutti i profeti della Bibbia aborriscono!Non si può predicare il messaggio di Gesù Cristo nell’opulenza, al fianco di coloro che profanano la Vita creata da Dio…Rifiutiamo le coincidenze politiche e religiose che esistono tra Bush e il papa nella criminalizzazione delle lotte dei Popoli oppressi. Esigiamo coerenza! E’ l’incoerenza di molti che dicono di essere rappresentanti di Cristo a provocare la diserzione nelle Chiese, in particolare quella cattolica, che tanto preoccupa il papa…Il Pontefice ha dichiarato che “l’utopia di tornare a dare vita alle religione precolombiane, separandole da Cristo e dalla chiesa universale, non sarebbe un progresso, ma un regresso” per i “popoli originari” che hanno realizzato “una sintesi tra le loro culture e la fede cristiana che i missionari offrivano loro”.Per noi la Vita di Gesù Cristo è una Grande Luce proveniente dall’Inti Yaya (Luce paterna e materna che sostiene tutto) giunta a scacciare tutto quello che non ci lascia vivere con giustizia e fraternità tra esseri umani, in armonia con Madre Natura…La vita ci ha insegnato che “l’albero si riconosce dai frutti” come ha detto Cristo e sappiamo distinguere tra chi serve i poveri e chi si serve di loro…Penso ci sia abbastanza per dire a ratzinger & C. “tenetevi pure la vostra chiesa, tutta orpelli, lustrini e paillettes, io sono contento di non farne più parte e se “l’albero si riconosce dai frutti” il vostro è come quel fico di cui parla Gesù che pur vegetando non fruttifica più ed è buono solo per essere maledetto.