Si leggono e si sentono troppe dichiarazioni insulse pronunciate da personaggi più che famosi, famigerati, sui quali per quel minimo di decoro che ancora resta, sarebbe meglio stendere il classico velo pietoso, ma che una volta tanto è bene riprendere, sia pure en passant e limitando la selezione ad un solo caso specifico così, giusto per dare loro quel risalto che meritano in questo scorcio di stagione in cui, più che alle strampalate affermazioni di fini o dell’ineffabile berluskoni che omaggia altri delle “stronzate” che invece sono di sua esclusiva pertinenza, la solita “gente” forse perché distratta dai richiami dall’estate gossippara e smeraldina, preferisce quelle dei vari corona, briatori, lelimori, elisabettegregoraci e nine moric: veri vuoti a perdere di una società senza più valori di riferimento che non siano quelli che rimbalzano dal codice penale, dai rotocalchi e dai telegiornali di un tycoon che, sia detto a suo disdoro, ha inventato la tivù spazzatura, lanciandosi poi nella politica-pattume, nel cui immondezzaio continua a svolgere il compito di inquinare un ambiente dove neanche la raccolta differenziata dei cervelli portati all’ammasso, riuscirebbe ormai a depurare una Nazione ridotta a discarica di rifiuti altamente pericolosi per una democrazia quotidianamente esposta all'inquinamento degenerante dell'antipolitica.Una volta c’erano i governi di salute pubblica, data la stagione sarebbe meglio parlare di governo balneare, addirittura si dice che in giro ce n’è uno presieduto da un tartufo romano, ma nessuno sembra essersi accorto della sua presenza. Eppure si parla di un “gabinetto” nel quale si starebbe per siglare un patto generazionale che dovrebbe eliminare uno scalone costruito dal precedente inquilino del gabinetto chigiano proprio col preciso intento di far inciampare l’attuale locatario che si troverebbe poi costretto a lasciare il posto ad un governo delle larghe intese e dalle braghe scese, aspettando che il caimano ritorni in pompa magna, come da sondaggi, ad appoggiare le sue luride chiappe sulle tavolette di quel “gabinetto” per continuare a ponzare come solo lui sa fare, grazie ad una legge elettorale meglio nota come “porcata” appositamente studiata per intasare gli scarichi fognari e rendere ingovernabile questo povero Paese che si ritrova con la merda fino al collo.C’è elettricità nell’aria, non si sa se per l’avvicinarsi del gran botto “democratico” che di certo porterà ad un giro di…walter nella balera di un altro partito, nato già moribondo, o per l’approssimarsi di un appuntamento elettorale anticipato, legato più al tornaconto previdenziale dei parlamentari impegnati a tagliare il traguardo del minimo pensionistico garantito, che non all’interesse generale di un Paese, di un Popolo, mai abbastanza sovrano da riuscire a prendere letteralmente a calci una costosissima casta di emeriti ed incalliti professionisti della politica che usano e abusano della Cosa Pubblica come se fosse “cosa loro”. La politica non come fine, ma come mezzo.Si registra una certa voglia di partecipazione da parte di taluni che guardano con un certo interesse e parecchia ingenuità al nascente partito (neanche fosse il sol dell’avvenire!) come se da quel partito dipendessero le sorti future di questo Paese, già in balia di poteri, forti abbastanza, da salutare con largo anticipo e con favore, il ritorno del leviatano, che già scalpita per ridiscendere in campo a miracol mostrare esibendo la solita enfasi comiziale e gestuale, le solite frasi fatte e la solita cadenza nel linguaggio e nel tono da piazzista, quasi a richiedere con il tono della voce che indugia platealmente sulle vocali finali, il puntuale intervento della claque che giunge a sottolineare i passaggi più salienti dei suoi proclami da “piazza Venezia”.Bisognerebbe avere il coraggio di mettere la parola “fine” ad una sceneggiata che dura da troppo tempo ormai, in cui le comparse hanno solo l’onere di tener su un teatrino della politica dove troppi nani e ballerine rappresentano solo sé stessi e i loro interessi, con il rischio di apparire ridicoli e insultanti a quanti col disincanto dell’illusione guardano verso chi dovrebbe (è forse il giovane Walter?) insegnare ad una mosca come uscire dal collo di una bottiglia.Rubo un’immagine del pensiero di Wittgenstein per sottolineare l’impasse che caratterizza l’attuale momento politico in cui è difficile individuare l’uscita dal tunnel di una democrazia bloccata e vittima di una oligarchia che fa di tutto per tappare quella bottiglia costringendo le mosche a restare prigioniere dei loro affanni e della quotidiana inanità in cui giunge solo l’eco di certi onorevoli barzellettieri e dei loro buffoni di corte che fanno davvero a gara per chi la spara più grossa.E così, accanto all’ex presidente del consilvio, noto per il rozzo linguaggio del cozzo, ecco avanzare un altro epigono del sotto vuoto spinto, degno di menzione non solo per il suo passato fascista, ma anche perchè ha scoperto in tarda età la “democrazia” passando le acque nelle terme dei papi e lasciandosi poi sdoganare dal famigerato cavaliere con il fez del quale è diventato uno dei suoi più fedeli palafrenieri. Ebbene, nei giorni scorsi il signor fini gianfranco, ex ministro degli esteri, parlando al circolo della caccia della sua Bologna, ha sparato a zero sugli Insegnanti Italiani e sugli statali in genere definiti (sta diventando un luogo comune) dei veri e propri fannulloni.Sarei curioso di sapere se il signor gianfranco fini, che campa di sola politica, abbia mai lavorato davvero, se sia in grado cioè di vivere col sudore della sua fronte senza i privilegi derivanti da una “diaria” che, quella sì, premia i fannulloni e i fancazzisti parlamentari, gli “statali” per antonomasia, dei quali dovrebbe interessarsi a tempo pieno il caro professor “minchino” con lo stesso astio e la stessa acredine professionale con cui ha trattato i tanti anonimi travet al soldo di Pantalone.Non solo, il signor gianfranco fini è andato oltre offendendo un’intera categoria che d’ora in poi, dovrebbe guardarsi bene dal votare per gentaglia simile.L’esimio parlamentare si è chiesto: “Ma ci rendiamo conto che i nostri figli sono in mano ad un manipolo di frustrati che incitano all’eversione?”Un linguaggio decisamente in linea con i trascorsi fascitoidi del personaggio, il quale, considerato il numero degli Insegnati impiegati nella Scuola Pubblica, invece di “manipolo” avrebbe dovuto usare più correttamente il termine “legione” dimostrando così un’attinenza lessicale col gergo che gli è proprio.Se in Italia c’è qualcuno che incita “all’eversione” sono proprio loro, i politici della sua risma che non perdono l’occasione di tacere, e di parlare per secondi…fini, esasperando ulteriormente gli animi di chi è disposto a porgere pure l’altra guancia, senza però arrivare al punto da offrire anche il podice a questi sodomiti del pensiero dominante e dominato.Evidentemente il nostro parla senza cognizione di causa, conosco Insegnanti e Professori che hanno votato per le destre e che ora si dicono indignati e offesi per essere stati definiti “eversori” dal loro “gerarca” preferito; non so quindi se l’infelice espressione echeggiata all’ombra degli Asinelli sia da paragonarsi a certe “voci dal sen fuggite” ma da uno che a suo tempo proclamò urbi et orbi che mussolini benito è stato il maggior statista (sic) del Novecento, c’è d’aspettarsi veramente di tutto. Un Insegnate che avrebbe tanto da insegnare all’onorevole fini gianfranco scrive:“Gli insegnanti saranno pure frustrati, ma possiedono anche tanta libertà intellettuale e tanta consapevolezza del ruolo di educatori, da avvertire come un preciso dovere l’educazione degli allievi ad una cittadinanza responsabile, che si esercita nel rispetto delle regole e delle Istituzioni nonché nella solidarietà e nel rispetto dell’altro, senza lasciarsi condizionare dagli egoismi e dalle paure collettive.Chiedo solo a Fini di non offendere ciò che non riesce ad accettare”.Una lezione di educazione civica!E un altro Insegnante, con quel pizzico di ironia che non guasta mai, aggiunge:“Ebbene sì, sono un frustrato…Ho uno stipendio che mi permette di vivere dignitosamente e non come i nostri poveri onorevoli costretti per sopravvivere a mangiare alla mensa del Parlamento o a rivolgersi alle forbici del barbiere di Montecitorio, roba da caserma, suppongo.Vuol mettere il fascino dell’avventura, della lotta per la sopravvivenza, con uno stipendio fisso il 23 del mese? A volte mi capita di incitare all’eversione i miei allievi, propugnando ad esempio lo sciopero fiscale, la secessione del Nord, sostenendo che i magistrati sono comunisti e malati mentali, dicendo che il falso in bilancio non è reato.Sono un eversore perché, durante le manifestazioni di protesta degli studenti, mi è capitato di dire alle Forze dell’Ordine che sarebbe stato molto educativo picchiare a caso i più inermi per dare un esempio a tutti”.