Quando un prete bastardo e figlio di puttana finisce in galera, ringrazio il Buon Dio perché un altro lupo travestito da “pastore” è stato messo nell’impossibilità di nuocere ancora, insidiando e sbranando il corpo e l’Anima di quegli “agnelli” che, purtroppo, porteranno per sempre nella mente i segni di una violenza perpetrata da chi meriterebbe ben altra pena che non quella irrogata da una Giustizia, mai abbastanza giusta ed evangelica, da condannare esemplarmente i reverendi pretacchioni dediti alla più turpe delle nefandezze e finiti sul banco degli imputati con l’accusa di pedofilia.Il caso più recente porta il nome di tale antonio calcedonio di maggio, 58 anni, di professione prete della chiesa cattolica, condannato il 5 luglio u. s. ad anni quattro e mesi due da scontare nelle patrie galere, dove “il codice carcerario” saprà di certo integrare con i metodi “antipedofili” una sentenza comminata per l’orrendo crimine perpetrato da uno squallido rappresentante della chiesa dei papi.Sperando che nel frattempo questo avanzo di galera non sia riuscito ad ottenere i benefici degli arresti domiciliari da scontarsi, com’è già accaduto, in qualche convento a cinque stelle con service rom in camera e compiacenti confratelli tuttofare. Il prete (e quando dico prete, lo faccio con tutto il disprezzo che la mia storia personale impone e attribuisce a questi parassiti dello spirito denaturato) insegnava, a tempo perso e con profitto, religione nella scuola media “Salvo d’Avanzo” nel quartiere periferico “ La Rustica ” a Roma, a due passi da quel vaticano che in tema di pedofilia ha adottato, una strategia di tolleranza, segretezza e titubanza, in linea con quanto prescritto dai famigerati documenti apostolici Instructio Crimen sollicitationis, Sacramentorum sanctitatis tutela e l’epistola De delictis gravioribus (firmata dall’ineffabile ratzinger e controfirmata dal di lui segretario bertone quando entrambi guidavano la “santa inquisizione”).Strategia di tolleranza, segretezza e titubanza che si inserisce perfettamente nel solco della tradizione cattovaticana, così come sottolineava un giudizio avverso allo scorso papato espresso dal teologo Hans Kung: “con la rivelazione degli scandali della pedofilia dei clericali, il vaticano è stato straordinariamente titubante. Nonostante le richieste avanzate, il papa non ha mai dato udienza ad alcuna vittima.Anzi, ha riempito di elogi un insigne criminale nel corso di una fastosa cerimonia al vaticano: il messicano marcial maciel degollado, fondatore dei “legionari di cristo” (500 sacerdoti e 2000 seminaristi) e del movimento laico “regnum christi” diventato ormai concorrente, ancor più conservatore, della stessa “opus dei”.Il fondatore dei “legionari di cristo” accusato di una lunga serie di abusi sessuali, con provvedimento adottato da herr ratzinger a fine 2005, è stato allontanato dal sacerdozio attivo. “Allontanato” si badi bene, non sospeso a divinis e ridotto allo stato laicale e spretato, ma semplicemente “allontanato” e non denunciato all’autorità competente che nel considerare l’età avanzata del prelato con l’hobby dei legionari, gli avrebbe di certo risparmiato l’onta del carcere, ma non il meritato, pubblico ludibrio. Per le ragioni di cui sopra, ribadisco l’uso delle minuscole e includo anche quel “cristo” che per l’uso simoniaco e truffaldino che i vari escrivà de balaguer ne hanno fatto e fanno, non può essere il Cristo che si ritrova nei Vangeli, il quale, a proposito dell’oggetto di questo post, così si espresse a dispetto dei vari ratzinger, bertone e compagnia cantando: “Ma chi scandalizzerà uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa una macina d’asino al collo e fosse gettato nel profondo del mare”. Matteo, cap. 18 vers. 6-7.Altro che Instructio Crimen sollicitationis o De delictis gravioribus!Ritorno alla “buona nuova” della condanna del prete pedofilo perché non capita davvero tutti i giorni di gioire per l’epilogo di vicende che sono molto più frequenti di quanto la gerarchia ecclesiastica si ostini a far credere ridimensionando la portata di un fenomeno che non è fatto solo di “poche mele marce” specie se si pensa che molti di questi figli di baldracca in tonaca e clergyman sono recidivi e protetti da una spessa coltre di omertà e di silenzio, quando non proprio di favoreggiamento, che la stessa chiesa cattolica attua a salvaguardia di un’immagine e di una credibilità profondamente minata dal criminale comportamento dei suoi cosiddetti ministri.Le accuse di molestia sessuale che hanno portato in galera il suddetto reverendo riguardano due episodi simili avvenuti fra l’aprile e il maggio del 2006: presso la parrocchia della Madonna di Czestochowa e durante un campo scuola sull’isola di Ventotene il prete bastardo “avrebbe palpeggiato” due ragazzi di dodici anni. Il primo ragazzo, affetto peraltro da gravi disturbi del comportamento, aveva quindi confidato il sopruso alla madre che ha poi denunciato il prete-lupo.Nel novembre scorso il don imputato era così finito a Regina Coeli, ottenendo però, dopo pochi giorni, gli arresti domiciliari presso il convento dell’ordine dei monaci benedettini di Bassano Romano.Il pretonzolo, come altri della sua risma, non è comunque nuovo alle vicende giudiziarie.Circa dieci anni fa, era stato condannato per reati simili, ma una volta scontata la pena, era tornato, col beneplacito dei suoi superiori (complici morali delle sue malefatte) alle consuete attività pastorali, pronto a delinquere nuovamente, fra la scuola e la parrocchia. Proprio come da “instructio crimen sollicitationis”.Nella sentenza del 5 luglio scorso il Gup ha inflitto una pena leggermente inferiore alle richieste del Pm, in quanto ha riconosciuto all’imputato le attenuanti (sic) della lieve entità del fatto e di aver già liquidato il risarcimento del danno alle parti lese con 15mila euro. Spiccioli al confronto delle cifre astronomiche (si parla di 2,4 miliardi di dollari, l’ultima tranche pari a 660 milioni di dollari è stata versata nei giorni scorsi dalla diocesi di Los Angeles a 508 vittime abusate sessualmente dai preti predatori) che la ricchissima chiesa cattolica amerikana ha dovuto sborsare in questi ultimi anni per tacitare le denunce sugli abusi sessuali compiuti dai preti, uno scandalo che ha sfiorato anche il cosiddetto santo padre, quand’egli era ancora un semplice cardinale, tirato per i capelli nell’affair “preti e pedofilia” dall’avvocato Daniel Shea, legale di fiducia di alcune vittime dei preti pedofili che negli Usa ha tentato di trascinarlo in Tribunale.L’accusa era quella di aver “ostacolato la Giustizia ” attraverso la lettera del 2001 (De delictis gravioribus) con la quale l’allora prefetto della congregazione per la dottrina delle fede imponeva “il segreto pontificio” sui casi di pedofilia nel clero cattolico, avocando al suo ufficio, la santa inquisizione, il trattamento dei relativi dossier.Nel 2005, su richiesta della “stessa ambasciata del vaticano…il vice ministro della Giustizia degli Stati Uniti, Peter Keisler, ha bloccato” la richiesta dell’avvocato Shea ricorrendo alla “suggestion of immunity” un beneficio grazie al quale la posizione di herr ratzinger, nel frattempo divenuto benedetto sedici, è stata “stralciata” dal processo in ragione dell’immunità di cui gode in quanto “capo di stato”.Un altro chiaccherato “protagonista” di quegli anni, il cardinale statunitense william levada, per i meriti acquisiti sul campo è stato sollevato dall’incarico che aveva Oltreoceano e “promosso” capo dell’ex sant’uffizio (già “santa inquisizione”) come da tradizione suffragata dal detto: “promoveatur ut amoveatur” un modo molto “gesuitico” di risolvere i problemi senza provocare imbarazzi vari.Sull’eminetissimo levada pesano accuse mica da ridere: “gli avvocati di alcune vittime della pedofilia in Oregon, nel 2004, hanno sostenuto che levada non abbia fatto abbastanza per proteggere i bambini dai predatori sessuali…il levada, in deposizioni giudiziarie, ha sostenuto di aver agito in conformità con le regole che la chiesa cattolica si era data all’epoca degli abusi”.Evviva la sincerità!Un altro principe della chiesa dei papi, il prete cardinale bernard law, titolare della diocesi di Boston, fu costretto alle dimissioni per aver spostato da una parrocchia all’altra, offrendo anche protezione e copertura, come da “instuctio crimen sollicitationis” il reverendo john geoghan, un prete bastardo e figlio di puttana, divenuto tristemente famoso per aver abusato di oltre 130 ragazzini.Ora il prete cardinale svolge le funzioni di arciprete di una basilica maggiore nella città dei furbi e degli orbi, in cui se Cristo tornasse avrebbe più di un motivo per rimpiangere di esser morto su di una croce consentendo a simile gentaglia di usare il suo buon Nome per spacciare come vera e universale una religione che sfrutta un marchio di fabbrica nel modo più blasfemo possibile arricchendosi alle spalle del Nazareno e vendendo i beni spirituali da lui acquistati a prezzo del suo sangue, sparso non per redimere i peccati, dato che nulla è cambiato da duemila anni a questa parte, ma per permettere a lormonsignori di lucrare alla grande sull’intimo bisogno di Dio, accumulando un patrimonio che si pone in palese antitesi con la “Buona Novella” predicata da un certo Gesù di Nazareth. Si leggano in tal proposito gli articoli in “Primo Piano” pubblicati da “L’espresso” di questa settimana. Ma “là dove Cristo tutto dì si merca” ogni cosa ha un prezzo, anche l’innocenza violata e la dignità di quei piccoli affidati alle loro cure, che cresceranno con l’odio nel cuore per i loro aguzzini e per il mondo nel quale vegeta e regna la cattolica ipocrisia.Così lo scandalo continua e. al di là delle ipocrite dichiarazioni di intenti che lasciano il tempo che trovano, la chiesa cattolica non ha ancora emendato l’unica politica perseguita fino ad ora dal vaticano per la lotta alla pedofilia: il silenzio, come peraltro impone l’osservanza di quei documenti omertosi e tendenti al favoreggiamento che, nonostante ci si affanni ad affermare il contrario, sono ancora in vigore.Secondo qualche cardinale da strapazzo abituato ad infinocchiare beghine e baciapile, il “Crimen Sollicitationis” che porta la data del 1962, non è più in vigore, poiché abrogato nel 1983 dall’entrata in vigore del nuovo “codice di diritto canonico”.In senso contrario depone, però la lettura dell’epistola “De delictis gravioribus” una specie di circolare esplicativa (autore herr ratzinger) in cui si fa esplicito riferimento “alla direttiva Crimen sollicitationis ancora vigente” e da reinterpretare perciò in funzione dei nuovi codici. Lo prova la dichiarazione del signor bertone, di professione prete e cardinale, nonché attuale segretario di stato e stretto collaboratore di herr ratzinger, il quale, in tema di repressione degli abusi sessuali perpetrati dai preti-lupo, invitava alle omissioni, esprimendo la convinzione che “un vescovo non possa essere obbligato a rivolgersi alla magistratura civile per denunciare il sacerdote che gli ha confidato di aver commesso il delitto di pedofilia”. Agenzia stampa, Agi. 15 settembre 2006, ore 13:22.A casa mia questo si chiama “favoreggiamento”!Naturalmente non si parla mai delle vittime degli abusi sessuali.Dov’è la pietà cristiana per le vittime e la considerazione delle sofferenze e dei turbamenti che costoro sono costretti a subire in modo indelebile anche a grande distanza di tempo da quegli avvenimenti esacerbati da un ricordo che grida vendetta?Nel 2002 la conferenza dei vescovi cattolici degli Usa insediò una commissione di laici “incaricata di verificare tramite audizioni, ricerche, incontri e interviste, l’applicazione della Carta per la protezione dei bambini e dei giovani di cui la conferenza dei vescovi si era dotata. Ebbene, dopo appena un anno dall’insediamento, il presidente laico di quella commissione si dimise in aperta polemica con alcuni vescovi, dopo aver affermato che i comportamenti di cui era venuto a conoscenza (rifiutare di deporre, distruggere i nomi dei colpevoli, nascondere, affossare, minimizzare) rispondevano più all’atteggiamento di una famiglia mafiosa che a quello di una comunità di fede”.Il timore dello scandalo, insomma, è più forte di ogni altra considerazione e più che tendere alla tutela del benessere spirituale dei fedeli (ma quando mai!) tende soprattutto alla salvaguardia (costi quel che costi, anche 2,4 miliardi di dollari) dell’immagine pubblica della gerarchia cattolica come illibata maestra di pubblici costumi e di valori non negoziabili, una “verginità” mille volte deflorata e altrettante volte “ricostruita” dall’ipocrisia del clericalume imperante che stipula addirittura delle polizze assicurative contro i danni subiti dai suoi stessi preti pedofili.Non solo, per evitare di finire sul lastrico e per rendere più difficili se non impossibili eventuali rivalse finanziarie, i maghi e gli gnomi delle finanze catto-vaticane “Usa e getta” hanno pensato bene di frammentare “le proprietà ecclesiastiche tra migliaia di soggetti economici ben distinti dal punto di vista societario, domani sarà impossibile pretendere rimborsi miliardari; se le singole parrocchie, o una diocesi, non saranno in grado di pagare, saranno semplicemente lasciate fallire. E i creditori non sapranno a che porta bussare”.Una furbata del genere non potrà che giovare al più generale giro d’affari della chiesa cattolica amerikana che, secondo una stima della Reuters, vale 102 miliardi di dollari.Altro che “scatole cinesi”. Questi qui ne sanno una più del diavolo e di tutti “i furbetti del quartierino” sparsi per l’universo mondo. Non per niente il Sommo Dante riservò loro dei versi così sprezzanti da risultare a loro inviso e a tutti gli altri eternamente Sommo ed attuale.Specie in questo periodo “l’invettiva di Pietro” del Canto XXVII (Paradiso) suona di gravissimo rimprovero alla chiesa di ogni tempo e ai suoi pastori fatti lupi.Vale la pena di leggerli e meditarli, vi si ritroverà un riferimento all’attuale situazione politica con la voglia che ha il partito dei vescovi di favorire una lotta fra fazioni che ricorda molto i guelfi e i ghibellini, parteggiando naturalmente per i guelfi.Gli stessi termini cloaca, puzza già impiegati dal Sommo Dante per descrivere i moderni pastori rendono bene il clima mefitico nel quale gli schifosissimi reverendi, tutti ricchezza, apparenza e inganno, sguazzano impuniti e tronfi del loro falso benessere, trovando nelle immonde chiaviche d’oltretevere, protezione, asilo e riparo.Il tutto nell’apparente indifferenza di un Dio che continua tranquillamente a “dormire” spingendo Dante a chiedere: “o difesa di Dio, perché pur giaci?”Dante per bocca di Pietro così si esprime alla volta di quelli che ritiene “usurpatori”: “Quelli ch’usurpa in terra il luogo mio, il luogo mio, il luogo mio che vaca ne la presenza del Figliol di Dio, fatt’ ha del cimitero mio cloaca del sangue e de la puzza; onde l’perverso che cadde di qua su, là giù si placa …Non fu nostra intenzion ch’a destra mano d’i nostri successor parte sedesse, parte da l’altra del popol cristiano; né che le chiavi che mi furon concesse, divenisser signaculo in vessillo che contra battezzati combattesse; né ch’io fossi figura di sigillo a privilegi venduti e mendaci, ond’io sovente arrosso e disfavillo. In vesta di pastor lupi rapaci si veggion di qua sù per tutti i paschi: o difesa di Dio, perché pur giaci?” da Paradiso, XXVII, 22,27 – 46,57