IPERBOLE

DISOBBEDIENTI


         
Disobbedienti ma coerenti con i principi in cui credono: due personaggi agli antipodi fra loro per formazione e ideologia, si sono entrambi autosospesi dalle rispettive “organizzazioni” di appartenenza, abiurando un modo di intendere la politica e la religione italiote che viaggiano di conserva sostenendosi l’un l'altra lungo il vicolo cieco dell’ipocrisia, della malafede e della disonestà non solo intellettuale, ma soprattutto comportamentale, in cui non è raro ravvisare gli estremi da codice penale, che paradossalmente sembrano, però, incontrare il favore dell’italiota medio a corto di educazione civica e di senso dello Stato, il quale vede negli evasori, o negli avanzi di galera che siedono in parlamento e nei preti che pontificano come se ponzassero, gli eroi da imitare e i santi da venerare.Uno dei “disobbedienti” di cui sopra è l’onorevole no-global Francesco Caruso, colpito trasversalmente dal linciaggio politico, perché ha definito “assassini” un ex ministro del lavoro e un giuslavorista ucciso dalle brigate rosse, i quali, a suo dire, con le leggi che da loro prendono il nome, avrebbero “armato le mani dei padroni” permettendo la precarizzazione del lavoro, a discapito della qualità del lavoro stesso e delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro, con il conseguente aumento degli infortuni e degli “omicidi bianchi” che ultimamente hanno subito un’impennata preoccupante senza che nessuno, al di là dai bla bla di rito, si sia dato da fare per individuare e rimuovere le cause di quelli che rimarranno “delitti senza castigo”.Una frase choc che ha suscitato un’ondata di proteste, per placare le quali, l’onorevole rifondarolo ha deciso di “autosospendersi” dal suo partito.I soliti benpensanti ne hanno chiesto le dimissioni, ma prima sarebbe meglio che, sempre per coerenza, si dimettessero quei “25 parlamentari condannati in via definitiva non per reati di opinione, ma per aver intascato tangenti” i quali parlamentari siedono onorati, riveriti e impuniti nel Parlamento italiano, godendo di privilegi e guarentigie sconosciute ai comuni mortali condannati con sentenze passate in giudicato.Certo, sarebbe stato meglio se l’onorevole Caruso avesse da subito precisato che quelle “leggi hanno fornito le armi” ai mandanti morali, agli esecutori materiali, ai veri assassini degli omicidi bianchi e “cioè agli imprenditori senza scrupoli” che sfruttano i lavoratori e usano quelle leggi per fare profitto, nel nome del capitale.Certo, sarebbe stato meglio se l’onorevole Caruso avesse usato un linguaggio meno crudo, come quello, più diplomatico, utilizzato dal vescovo di Terni per esprimere, in definitiva, lo stesso concetto espresso dal disubbidiente Caruso.Durante l’omelia per la messa celebrata per i funerali di un operaio morto nei giorni scorsi nelle acciaierie di Terni, il prelato ha detto: “Basta con i morti sul lavoro…Tutto ciò non avviene certo per caso, ma è il frutto amaro di una cultura di morte che continua a sacrificare vittime sull’altare del profitto, sul primato assoluto del guadagno”.    Naturalmente nessuno pensa che Biagi, Treu o chiunque altro, occupandosi di lavoro in termini generali, sia stato mosso, nemmeno inconsciamente, da intenti omicidi. Però, la responsabilità dell’uomo moderno, almeno per come la intende Max Weber, non si limita a fare delle scelte con cuore puro (che non è più neanche caratteristica del credente) ma responsabilmente valuta, o dovrebbe valutare, anche “le conseguenze prevedibili” che determinate scelte avranno sull’agire quotidiano, meglio ancora se quelle decisioni derivanti dall’applicazione di leggi, chiaramente liberiste, incideranno in modo negativo e determinante sulla società dei consumi, consentendo ai negrieri in crisi di moralità di “schiavizzare” a loro piacimento il mercato del lavoro. Premesso ciò, è poi così inaudito sostenere che la precarizzazione dello status del lavoratore e la “prevedibile conseguenza” della sua soggezione ad ogni possibile ricatto del datore di lavoro (o dei suoi zelanti caporali) pone le premesse per una quantità di ingiustizie anche molto gravi, a partire da quella delle condizioni di sicurezza disattese, per finire al lavoro nero e all’evasione fiscale?Il secondo “disubbidiente” ha suscitato meno clamore, anzi stante l’ambiente e il silenzio in cui si consumano certe “ribellioni” non ne ha suscitato per niente, se non nella ristretta cerchia degli addetti ai lavori ed essendo un reverendo, bisogna subito dire che, grazie a Dio, nel clericalume italiano fra tanti “pastori” obbligati a “obbedir tacendo” c’è ancora qualcuno che ne ha le tasche piene, per non dire altro, sia di una gerarchia ecclesiastica conservatrice, oscurantista, grettamente chiusa nell’hortus conclusus d’oltretevere per coltivare la malapianta del fondamentalismo catto-vaticano; sia di una morale teologico-dogmatica costruita a immagine della chiesa dei papi, e si ribella cristianamente al pensiero dominato e dominante gettando alle ortiche un abito, una talare, che ormai è solo un habitus, un travisamento, una maschera, sinonimo di clericale ipocrisia, dietro la quale si compiono le più inenarrabili nefandezze.Mentre in tutto il mondo dilaga la protesta dei teologi più illuminati contro il documento della congregazione per la dottrina della fede, che io continuo a chiamare più propriamente “santa inquisizione” nel quale vengono ribaditi i contenuti della dichiarazione ratzingheriana Dominus Iesus del 2000, che vorrebbe la chiesa cattolica depositaria esclusiva della verità rivelata, chiusura all’idea di comunione come accoglienza della diversità e rottura di tutti i ponti con le altre chiese, un tempo “sorelle” ma ora soltanto sorellastre, qui in Italia, non c’è praticamente traccia di quel dibattito, essendo oggetto di una teologia della liberazione che qualcuno, herr ratzinger nella fattispecie, vorrebbe cancellare per sempre, preferendo a quella, la sua teologia dell’oppressione.Un prete che sbatte la porta fa sempre rumore, specie se prima ha lungamente meditato quel gesto giungendo poi alla conclusione che “questa chiesa così com’è, non mi rappresenta” e lo dice con una lettera indirizzata al suo vescovo che mi piace riprendere in qualche passo e proporlo, in quanto evento rarissimo, all’attenzione degli occasionali lettori di questo post.“Non mi sentirei più onesto nel celebrare messa insieme all’assemblea recitando frasi e compiendo gesti in cui credo in modo diverso da come il catechismo ufficiale della chiesa cattolica li propone”.Con queste parole scritte in una lettera indirizzata al vescovo della diocesi di appartenenza, don Dino D’Aloia, anni 38, ormai ex prete di San Severo, Foggia, si è dimesso “dal servizio di sacerdote della chiesa cattolica”.“Ho atteso sette anni – continua a scrivere don Dino – prima di prendere questa decisione. Ora sento che è arrivato il tempo di compiere un passo, importante e dolorosissimo, ma che sia al contempo una scelta chiara che mi liberi dalla indeterminatezza in cui ho vissuto in questi ultimi tempi”.Una “crisi di coscienza” che inizia nel 2000, quando il vescovo di allora, lo consiglia di prendersi un anno sabbatico per ripensare alla sua professione di fede: una “decisione” quella adottata dal vescovo, che impedisce a don Dino di continuare a insegnare religione nel locale liceo e la revoca di altri incarichi pastorali con quel che significa in fatto di mancato stipendio e di altre fonti di reddito.Tra le tesi di don Dino giudicate in antitesi con la dottrina cattolica e il magistero papale, quella che vorrebbe altre religioni storiche “ricche di valore e capaci ognuna di dire qualcosa di unico e di irripetibile della bellezza di Dio e della saggezza umana. Le verità profonde incarnate in Gesù, Budda, Confucio e altri non si escludono a vicenda, bensì si integrano e si completano l’un l’altra.”Inoltre don Dino crede alla possibilità delle seconde nozze “perché – dice – Gesù non ha mai obbligato nessuno a rimanere celibe e che anche la prima comunità cristiana non chiedeva ai presbiteri e ai vescovi di rinunciare al matrimonio.”L’ormai ex prete è anche convinto che “il ministero di guida e di presenza della comunità cristiana spetti di diritto agli uomini quanto alle donne”.“Per diversi anni – scrive ancora - ho approfondito la mia ricerca teologica e spirituale. Ora ho raggiunto delle convinzioni robuste che in diversi ambiti teologici ritenuti centrali dissentono dall’insegnamento ufficiale della chiesa. Io sarei felice di continuare a fare il prete dicendo e vivendo ciò che ho maturato dentro, ma questo non è possibile perché la chiesa cattolica non transige sui dogmi e su alcuni pilastri teologici.”Osservazioni naturalmente da sottoscrivere e solidale vicinanza da esprimere, specie in un momento in cui la gerarchia ecclesiastica, impegnata com’è a cazzeggiare magistralmente sui massimi sistemi, con l’ipocrisia che gli è propria sembra disinteressarsi dell’ennesima bufera “sessuale-giudiziaria” che ancora una volta vede protagonisti alcuni preti cattolici di santa romana chiesa.La strategia è la solita: ridimensionare, lasciando magari che siano certi “postulatori” laici a giustificare un comportamento che, a leggere l’intervista a “ La Stampa ” di ieri rilasciata dal saccente sacrista vittorio messori, riduce tutto alla presenza di “troppi gay nei seminari”.Non solo, con un passaggio decisamente ardito, più di quanto non abbia fatto l’onorevole Caruso, lo scribacchino vittorio messori arriva quasi a legittimare, a “santificare” certe devianze con delle affermazioni che soltanto a leggerle provocano risentimento e ribrezzo.Auguro di cuore al signor vittorio messori, che un suo figlio o un suo nipotino finiscano fra le grinfie di un lupo travestito da prete, poi vedremo se avrà ancora voglia di spendersi in favore di una chiesa che, per quanto mi riguarda, merita tutto il disprezzo di questo mondo.Nell’attesa, mi permetto salutarlo, lo mando volentieri nel paese che tutti sanno, riportando alcune “perle” dell’intervista choc pubblicata ieri a pagina 17 del quotidiano torinese.Ipse dixit vittorio messori: “Un uomo di chiesa fa del bene e talvolta cade in tentazione? E allora? se fosse così per don pierino gelmini, se ogni tanto avesse toccato qualche ragazzo, ma di questi ragazzi ne avesse salvati migliaia, e allora?Dov’è il problema, sembra quasi chiedersi l’esimio messori che così continua: “La chiesa ha beatificato un prete denunciato a ripetizione perché ai giardini pubblici si mostrava nudo alle mamme…c’è chi non sa fermarsi davanti agli spaghetti all’amatriciana, chi non sa esimersi dal fare il puttaniere e chi, senza averlo cercato ha pulsioni omosessuali. E poi su quali basi la giustizia umana santifica l’omosessualità e demonizza la pedofilia? Chi stabilisce la norma e la soglia d’età?”…La chiesa ha sempre saputo che seminari e monasteri attirano omosessuali. Prima era molto attenta a porre barriere all’ingresso e a sorvegliare la formazione.Chi dimostrava tendenze gay veniva messo fuori. Poi il no alla discriminazione ha permesso l’ingresso in forze degli omosessuali e ora la chiesa paga quell’imprudenza”. Ad una domanda su don gelmini definito “santo” dai suoi sostenitori, l’impareggiabile vittorio messori così risponde: “Non entro nel caso giudiziario, però è indubbio che nella storia della chiesa una sessualità disordinata ha potuto convivere agevolmente con la santità…Il fondatore di molte istituzioni caritative in Europa è stato proclamato “beato” nonostante le turbe sessuali che per un istinto incoercibile lo spingevano a compiere atti osceni in luogo pubblico”.E, di seguito…”I preti di Torino sono finiti nella rete dell’estorsione perché si è inventato il concetto ipocrita di pedofilia. Così un ricattatore senza arte né parte, campa con la minaccia di far esplodere uno scandalo. Una volta ricattano i notai con l’amante, oggi la categoria più esposta è il prete gay”.  Alla domanda se questo non sia “un business” come l’ha definito il segretario di stato vaticano signor tarcisio bertone, l’ineffabile messori così risponde: “Sì. Negli Usa gli avvocati mettono cartelli per strada: “Vuoi diventare milionario? Manda tuo figlio un anno in seminario e poi passa da noi”. Le diocesi sono facilmente ricattabili, preferiscono pagare, anche se innocenti. Temono un danno d’immagine. E l’inquinamento riguarda anche noi. Il politicamente corretto sta prendendo piede anche nel cattolicesimo italiano. E i risultati si vedono, purtroppo”.Se il signor messori permette, PURTROPPO lo dico io, ma con motivazioni opposte alle sue, purtroppo per lui e per i preti della chiesa catto-vaticana, i quali per il ricordo che mi hanno lasciato, tutto sono fuorché “innocenti” e di loro, essendo io politicamente scorretto, non posso che dirne peste e corna.