IPERBOLE

DA RUINI A KANT PASSANDO PER L'INDEX


            
Dopo un lungo silenzio, si è rifatto vivo il signor camillo ruini, di professione cardinale “in disarmo” della chiesa dei papi ed emerito rappresentante del partito dei vescovi, formazione politica extraparlamentare della quale per vent’anni il gerarca clerico-fascista ha retto le sorti, condizionando, come da regolamento catto-vaticano, il corretto svolgimento dell’attività politica italiota che, nelle sue frange più estreme, integraliste e destrorse, sente ancora il bisogno di pendere dalle labbra di colui il quale verrà miseramente ricordato non solo per aver posto il suo veto alla legge sulla procreazione assistita, ma anche per aver vietato i funerali religiosi a Piergiorgio Welby, oltre che per altri mille “non possumus” pronunciati in nome e per conto della lobby catto-vaticana, in questi giorni schierata in assetto di guerra “santa” per difendere i suoi molteplici interessi. La ruminante mania del ruinante pensiero, si chiama interventismo clericale, ingerenza sanfedista negli affari interni di uno Stato, sedicente laico e democratico, che invoca la tolleranza zero con i deboli, con i pesci piccoli, i microcriminali, permettendo che i forti, i pesci grossi e i macrocriminali continuino tranquillamente a delinquere e concede il diritto di parola, anzi ne sollecita il parere, a certi intolleranti sanfedisti, dei quali il ruini è uno degli esponenti più codini e spocchiosi, i quali, avendo fatto scuola e proseliti nello stato bacchettone, ardirebbero abolire una Legge dello Stato, la 194, che in Italia disciplina l’interruzione della gravidanza.L’offensiva clericale giunge al culmine di una violenta campagna di stampa antiaborista, sponsorizzata dai bollettini diocesani e paolini gettatisi come sciacalli sulle spoglie di un feto sano, soppresso per errore dai ginecologi di un ospedale milanese al posto di quello malformato, nel corso di un aborto selettivo che ha spinto gli sciacalli di cui sopra a parlare di “selezione eugenetica che fa impallidire quella nazista”.Un paragone che offende le donne e le mamme che a malincuore ricorrono all’aborto per i casi stabiliti dalla Legge e non certo per un capriccio passeggero, così come vorrebbero far credere i farisei d’oltretevere, un paragone che offende gli operatori sanitari che applicano una Legge dello Stato sopperendo alle pilatesche obiezioni di coscienza imposte da una dottrina che giustifica la pena di morte, ma condanna l’aborto, l’ingegneria genetica “eretica” (come eretico è tutto ciò che sfugge al loro controllo) e definisce “mostruoso” l’embrione-chimera, ignorando le ferree disposizioni date dall’Autorità britannica per la Fertilizzazione e l’Embriologia (distruzione dopo 14 giorni, divieto di impianto uterino) e le finalità terapeutiche dello studio, limitato ad un solo progetto; come se già adesso non si ricorra ad un certo tipo di “ingegneria genetico-farmacologica” per ricavare l’insulina.E questo, l’esimio presidente della pontificia accademia per la vita, dovrebbe saperlo, ma forse nel codice genetico di un microrganismo opportunamente trattato e combinato con cellule umane per produrre insulina su scala industriale, non c’è “vita”.Ho letto l’intervista rilasciata dal teologo elio sgreccia e pubblicata ieri dal “Corsera” in cui il teologo si esprime da teologo e parla di “mostri creati e poi uccisi…di sistemi da campo di concentramento…di etica machiavellica…perché il risultato di questo processo non è un uomo, bensì un misto tra uomo e animale”.Stia tranquillo il signor sgreccia: non verrà prodotto nessun Minotauro!Pazienza se poi dalle cellule staminali e dagli embrioni ibridi arriverà la terapia per curare malattie come l’Alzheimer, il morbo di Parkinson o altre patologie degenerative, come la sclerosi laterale amiotrofica o la distrofia muscolare, attualmente considerate incurabili; ma “per poter far fronte a queste frontiere” secondo il signor sgreccia “ci sono le cellule staminali adulte, come quelle del cordone ombelicale”. Perché diavolo allora non ci pensa la sua lobby ad agire di conseguenza e a risolvere il problema? In cambio avrebbero il Nobel e la gratitudine di tutti gli ammalati che ancora aspettano una terapia che tagli la testa al toro.Se fosse per loro, saremmo ancora al sistema tolemaico, alla teoria geocentrica e al sole che orbita intorno alla terra, se fosse per loro saremmo ancora al medioevo della scienza e della ragione, l’età più oscura, in cui le religioni si sviluppano predicando l’ignoranza, la regressione dell’intelletto e la supremazia della fides sulla ratio: i preti e i loro cortigiani vorrebbero che il popolo fosse più bue di quanto già non sia per essere più facilmente manipolato e ammansito, perché poi i progressi della scienza inficiano e intaccano alla base proprio le fideistiche credenze religiose su cui si regge il traballante castello di carte che ospita la casta pretesca.Per loro è meglio un soggetto malato, poiché “la sofferenza avvicina al martirio di Cristo”, come se Cristo stesso avesse chiesto di non bere l’amaro calice dell’agonia, come se Welby stesso, ammalato di distrofia muscolare non avesse inutilmente chiesto una morte dignitosa, come se Lolek “il santo subito” non avesse chiesto e ottenuto di andare in pace, recitando il nunc dimittis.Così che a Welby, considerato “suicida” dal fariseo ruini, furono negati i funerali religiosi, mentre quelli di papa Lolek vennero celebrati in pompa magna.Il signor ruini, chiede la revisione della 194: “Legge da cambiare…urge un tagliando della 194” ma se c’è un “tagliando” da fare quello è sul concordato, abolendo del tutto gli assurdi privilegi, anche fiscali, che le leggi ad ecclesiam hanno concesso ad una setta che si permette pure il lusso di estorcere allo Stato italiano lo stipendio per i cosiddetti “professori” di religione cattolica, di nomina vescovile, ma assunti e inopinatamente retribuiti dal Ministero della Pubblica Istruzione, un esercito di “fannulloni” i quali, grazie ad una norma introdotta ad personam dal malgoverno berluskoni, possono successivamente aspirare ad occupare altre cattedre.A sentire il reverendo generale di corpo d’armata angelo bagnasco, già capo dei cappellani militari ed ora presidente della lobby vescovile italiota, l’ora di religione “non è un privilegio né una concessione e non è una forma di catechesi, ma un’opportunità sancita dall’articolo 9 del Concordato. Tutti, a rigore, dovrebbero fare scuola di religione, perché per vivere in Italia è necessario conoscere la religione cristiana che prescinde dalla fede e investe il terreno della conoscenza, solo così si può comprendere la nostra storia, l’arte, la letteratura, in una parola la nostra cultura”.Alla faccia della modestia! Se è tutto questo, perché continuano a chiamarla “ora di religione”? Conoscendo l’ambiente, io quel tipo di “cultura” la chiamo indottrinamento, un vero e proprio lavaggio del cervello che si avvale di forme di insegnamento molto subdole e subliminali.Si prenda ad esempio, la succitata affermazione del bagnasco, secondo cui “la religione cristiana prescinde dalla fede e investe il terreno della conoscenza” un maldestro tentativo di rivendicare alla religione il compito di educare e formare le menti di tutti, anche degli agnostici, una pseudo cultura che, come accade in ogni religione, checché ne pensi il signor bagnasco, prescinde dalla conoscenza e trova la sua ragion d’essere soltanto nella fede, poiché la conoscenza ha solo due fonti: la Ragione e l’esperienza e nessuna delle due alimenta la religione.Trovatemi uno straccio di religione che prescinde dalla fede e io mi faccio prete!Quel tipo di “cultura” avvelena la mente e inquina la laicità dello Stato, cancella il pluralismo ed è propedeutica per l’instaurazione di regimi assolutisti nei quali “la religione di stato” spiana la strada alle famigerate teocrazie. Di certo ruini, bagnasco, betori e i loro zelanti baciapile rimpiangono il Sillabo, forse rartzinger e bertone rimpiangono il tempo in cui il papa re si rivolgeva ai cittadini dello stato pontificio definendoli “i nostri amatissimi sudditi”.Quel tipo di sudditanza, in molti settori dello Stato laico è rimasta praticamente intatta e fa specie vedere il modo col quale molti politicanti da strapazzo applicano la pratica del reverenziale leccaculismo senza vergognarsi di esibirsi nel bacio della pantofola, sia essa quella del papa o del capo bastone di turno.Il male endemico della societas italiana è costituito dall’assenza pressoché totale di educazione civica, in questo vuoto l’incivile maleducazione, il bullismo politico, lo scarso rispetto per la Res Publica e le Istituzioni sono le manifestazioni più evidenti di un disagio etico e morale nel quale i preti e i loro delegati hanno buon gioco nel rivendicare un’autorità “morale” che, seppure gli appartenesse, non è tale da poter sostituire quella dello Stato, il quale in certi frangenti sembra pavidamente abdicare alle sue funzioni, lasciando che dei soggetti “spuri” come i preti, invadano il campo “laico” e lo conquistino a suon di anatemi e di precetti. E così ci si infervora di più per l’ora di religione che non per quella di educazione civica, si pagano fior di milioni di euro ai cosiddetti “professori” di religione e si trascura, scientemente, l’educazione civica il cui insegnamento, a giudizio di alcuni prelati, vicini a herr ratzinger “porta verso il totalitarismo” quando poi è esattamente il contrario e ben lo sanno quanti, avendo un minimo di onestà intellettuale, riconoscono all’educazione civica il compito di “diffondere e preservare i valori democratici”.Fra gli intellettuali onesti, non si possono certo annoverare i gesuiti, l’intellighenzia catto-vaticana, i quali gesuiti come molti altri farisei residenti oltretevere e dintorni, vorrebbero aggiornare l’Index librorum prohibitorum, almeno questa è la sensazione che si ricava leggendo un articolo pubblicato sull’ultimo numero di “Civiltà Cattolica” organo ufficiale della compagnia fondata da Sant’Ignazio di Loyola.Non bastavano gli opusdeisti, con il loro “indice dei libri proibiti” comprendente ben 60.541 titoli, dato aggiornato al 2003, nel frattempo saranno aumentati di molto, ora ci mettono anche i gesuiti che “condannano” all’Index tre libri considerati il prodotto di una precisa “strategia anticristiana”.“Da un po’ di tempo, i poteri forti che governano i mezzi della comunicazione sociale in Italia hanno dato il via ad una nuova strategia di lotta contro la chiesa. Strategia nuova, poiché ci si era ormai disabituati e la si riteneva un rottame di altre epoche. In realtà, strategia vecchia, nei contenuti e nelle manovre, ben nota a chi conosce la letteratura sette-ottocentesca volta a screditare la dottrina della chiesa, sicché Christopher Hitchens (uno degli autori dei libri incriminati) altro non è, che un tardo nipotino di Voltaire.La denuncia di un presunto complotto anti-vaticano arriva da un articolo della “Civiltà Cattolica” (titolo di testata prete…nzioso quanto mai!) a firma del signor giandomenico mucci, che appare sull’ultimo numero della rivista del “papa nero” le cui bozze, quasi a sottolinearne l’ufficialità e l’aderenza al pensiero papale, sono riviste e corrette dalla segreteria di stato della cosiddetta santa sede.   L’articolo del gesuita mucci mette all’indice tre libri che, secondo i torquemada d’oltretevere, sarebbero il “motore” di questa “strategia anticristiana”: “Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)” di P. Odifreddi “Come la religione avvelena ogni cosa” scritto da Chistopher Hitchens “Le imposture degli antichi e i miracoli dei moderni” di Carlo Augusto Viano.“Il fronte laicista – attacca il gesuita mucci – che dispone di mezzi potenti e di amicizie compiacenti, ci ha da tempo abituato a grossolane bordate che, dietro il paravento della libertà di pensiero, seminano furbescamente offese e dileggi, al di là di ogni buon gusto contro l’interlocutore. E’ naturale che questo ci rafforzi nel convincimento che un tale stile della voce grossa nasconda una sola paura: che la cultura postilluministica soccomba dinanzi alla rinascita religiosa, ossia all’esigenza, avvertita su larga scala, di ancorare la vita non esclusivamente alla ragione”.La Dea Ragione ossessiona ancora i gesuiti, gli oscurantisti editori-epigoni dell’Index librorum prohibitorum, fanno bene ad aver paura della cultura postilluminista, poiché il secolo della Ragione illumina ancora quanti tengono viva quella fiamma, ma sbagliano nel vedere complotti dove arde solo il bene dell’intelletto e il lume della Ragione che, evidentemente, rischiara le tenebre della fideistica ignoranza e dell’assolutismo.Ancor oggi herr ratizinger ha dichiarato: “Il relativismo relativizza”. Bella scoperta!Ai difensori della “civiltà cattolica” consiglierei di aggiornare l’elenco dei libri da mettere all’Indice, segnalo a tal proposito un libretto di esemplare chiarezza, titolo: “Lo spirito dell’illuminismo” scritto da Tvetan Todorov, storico delle idee.L’Autore concentra in appena 120 pagine, gli elementi di una scuola di pensiero alla quale, piaccia a no, dobbiamo la fondazione della modernità e che, a buon diritto, è ritenuta una delle anime dell’Europa, con buona pace di ratzinger e soci.   Le prime tre righe sono come un manifesto di quello che sarà lo sviluppo nelle pagine successive: “Dopo la morte di Dio, dopo il crollo delle utopie, su quale fondamento intellettuale e morale intendiamo costruire la nostra vita in comune?”L’Autore condensa in alcune parole chiave il grande lascito del secolo dei Lumi partendo dalla definizione di Autonomia, non a caso la facoltà di governarsi da sé fu un aspetto essenziale dell’Illuminismo: “privilegiare ciò che ciascuno sceglie e decide in autonomia a detrimento di quanto ci viene imposto da un’autorità esterna”.Decidere in autonomia significa che non esistono più dogmi, che le forme dell’autorità devono essere della stessa natura degli uomini: naturali e non sovrannaturali. Di conseguenza “la religione esce dallo Stato senza per questo abbandonare l’individuo” il quale è libero di credere o meno.Di particolare interesse il capitolo Laicità: “Dagli esordi della storia europea si è presa l’abitudine di distinguere tra potere temporale e potere spirituale. Quando ognuno dei due è autonomo nel proprio campo di azione e risulta protetto dalle intrusioni dell’altro, si parla di società laica o, come si usa dire, secolare”.Niente di più scontato, eppure, la brama di possedere in un’unica mano i due poteri continua tuttora ed è anzi di devastante attualità.Di pari importanza il capitolo Verità. Todorov ricorda come Voltaire scrivesse che le religioni (lui, in verità, le definiva “sette”) sono molte, mentre la scienza è una.“I detentori del potere, a prescindere da una sua eventuale origine umana o divina, non devono avere alcuna influenza sul discorso che cerca di conoscere il vero; i due non appartengono allo stesso spazio”.In una società aliena da ogni fanatismo, leggi religione, gli uomini sono meglio protetti e tutelati nei requisiti di fondo della loro umanità, per questo, aggiungo io, devono imparare a stare alla larga dai preti e da quelli che, riferendosi al magistero papale, hanno “bisogno di una guida morale, spirituale e di una nostra identità.”A tutti questi “minorenni” che necessitano di un tutore , giusto per rimanere in tema col secolo dei Lumi, giova ricordare quanto scriveva Kant nella “Risposta alla domanda: che cos’è l’illuminismo”:“Minorità è l’incapacità di avvalersi del proprio intelletto senza la guida di un altro…la pigrizia e la viltà sono le cause per cui tanta parte degli uomini, dopo che la natura li ha da lungo tempo fatti liberi da direzione estranea – naturaliter maiorennes – rimangono ciò nondimeno per l’intera vita minorenni”.