IPERBOLE

FORMALITER HAERETICUS


                  
Il clericalume imperante, grazie alla fattiva collaborazione del fariseume trionfante, sta vivendo una delle sue più terrificanti e orrifiche stagioni, il papa re e la sua corte di imbelli farisei stanno sferrando un’offensiva clericale senza precedenti, le quotidiane ingerenze nella politica italiana di questi squallidi e pericolosi parassiti ammantati di saccente e teologica arroganza, hanno intaccato i principi fondamentali e i gangli vitali di uno Stato ormai succube della casta pretesca e incapace di far valere quella “sovranità” che per alcuni si chiama laicità, ma che per tutti è totale “indipendenza” da uno stato di “religiosa” sudditanza che vincola fino a coartare, condizionare e sopprimere ogni ideale di progresso e di libertà che non sia quello stabilito dai canoni di santa romana chiesa.In Italia, nazione a sovranità limitata, il “trono e l’altare” copulano contro natura, il connubio ha generato un mostro che si chiama democrazia incompiuta, un ibrido coltivato per alimentare gli appetiti clericali e quelli di una ristretta cerchia di oligarchi che si sorreggono a vicenda allorquando le contingenze del caso mettono in crisi la loro sopravvivenza; una mutualità di intenti e di interventi che in queste ore fa scopertamente il gioco di uno dei contendenti mettendo in crisi non solo la laicità dello Stato, ma la liceità del dissenso tacciato di intolleranza, le regole e l’esistenza stessa di uno Stato aconfessionale che, sulla Carta, si è dato delle norme senza peraltro  preoccuparsi di applicare e far rispettare quei principi che un giorno sì e l’altro pure vengono calpestati dall’integralismo clericale e dall’ingerenza vaticana.Non è più questione di laicità o di laicismo, in discussione c’è l’idea stessa di democrazia e l’uso improprio che di questa fanno proprio coloro i quali oggi si stracciano le vesti parlando di censura, di ostracismo, di “volterriano diritto di parola violato dall’intollerante protesta” di un gruppo di “cattivi maestri” che hanno impedito al cosiddetto “santo padre” di intervenire all’apertura dell’anno accademico dell’Università “ La Sapienza ”.Quando sento lormonsignori e i loro accoliti parlare di censura e intolleranza è come se il bue chiamasse cornuto l’asino. Di intollerabile c’è solo la pervicace, quotidiana  invadenza clericale negli affari interni di uno Stato alla mercé di una teocrazia assolutista che si arroga anche il diritto di dettare l’agenda politica conformandola alla sua precettistica: l’interventismo delle gerarchie cattoliche determina critiche più che legittime, che la chiesa di ratzinger deve mettere “democraticamente” in conto.Fino a prova contraria nessuno ha impedito al papa di esercitare un suo legittimo diritto, c’è stata, semplicemente, una protesta, altrettanto legittima, di parte del mondo accademico e studentesco, forse la più coerente con i principi ai quali si ispira, che ha indotto la segreteria di stato vaticana “a soprassedere…a seguito delle ben note vicende ” dando conseguentemente il via ad una scomposta reazione vandeana che, col senno di poi, sembra studiata a tavolino: il risibile vittimismo papalino sbandierato in queste ore dalle “legioni papiste” cozza contro l’arroganza di un cardinale che si definisce “animale politico” il quale già pregusta il prossimo “atto riparatore” riempiendo di folle osannanti le chiese e le piazze.  Non bastavano la condanna dell’Illuminismo, del relativismo e del darwinismo, la moratoria sull’aborto, l’inumana Legge 40, il veto sul testamento biologico e il non possumus sul riconoscimento delle coppie di fatto, la genetica e la bioetica, come si vede tutti temi di stretta pertinenza clericale e pertanto soggetti al placet papale, no, non bastavano; l’assolutismo e l’integralismo degli accattoni clericaloidi, obnubilati dall’oppioide catto-vaticano, aveva proprio bisogno dell’invito “incongruo” e “inopportuno” rivolto dal magnifico rettore dell’Università “ La Sapienza ” a herr ratzinger, per andare alla conquista di un altro santuario laico, ben rappresentato da una statua di Minerva con gli attributi mitologici ben in vista il cui significato, evidentemente, sfugge agli atei inginocchiati, ai bacchettoni catto-vaticani, e da lì, ex cathedra, proclamare il primato petrino su ogni aspetto dello scibile umano, sapienza compresa: “Extra ecclesiam nulla vox”.Herr ratzinger ha sempre predicato e predica il primato della fede sulla Ragione, la supremazia della religione sulla Politica. A modo suo è coerente con il fanatismo che permea le menti clericali traviate dal fideismo chiesastico laddove questo assurge a nefanda scuola del pensiero dogmatico ad uso e consumo di moralisti senza etica, ma dalla doppia morale che bivaccano serviti e riveriti Oltretevere da una classe politica pavida, ipocrita come e più della casta clericale, vigliaccamente sussiegosa e da un popolo, bue per antonomasia, che si lascia docilmente guidare da supponenti mandriani affetti dalla tracotante presunzione di piegare le altrui menti alla propria volontà ritenendosi infallibilmente nel giusto poiché ispirati da una indimostrabile scienza infusa che chiamano fede.A casa mia questo si chiama plagio, circonvenzione, magari abusando di un dio che viene continuamente brandito come una spada e citato, a sproposito, soprattutto perché pensano di avere a che fare con una torma informe di minus habens che ha bisogno di una guida morale e spirituale per scoprire e valorizzare la propria identità.L’insegnamento di Kant va in tutt’altra direzione e getta un fascio di vivida luce illuminando il buio nel quale le anime belle si beano del loro insipiente oscurantismo:“Minorità è l’incapacità di avvalersi del proprio intelletto senza la guida di un altro…La pigrizia e la viltà sono le cause per cui tanta parte degli uomini, dopo che la natura li ha da lungo tempo fatti liberi da direzione estranea – naturaliter maiorennes – rimangono ciò nondimeno volentieri per l’intera vita minorenni”.Non bastavano Tubinga, Ratisbona e le università cattoliche sparse nel bigotto mondo pretaiolo infestate dal magistero papalino, no non bastavano; alla saccente supponenza clericale, alla “teologica arroganza”, mancava “ la Sapienza ” ed ecco pronto un invito “incongruo” e, per sinonimia, irrazionale, ergo contra rationem, servito su di un piatto d’argento a chi fa un uso molto relativo della Ragione per ridurre la Scienza a mero supporto esistenziale, comunque subalterno alle cosiddette verità di fede. Herr ratzinger è convinto che quando la verità scientifica, dimostrabile, entra in contrasto con la verità rivelata, indimostrabile, la prima deve fermarsi; naturalmente un simile obbrobrio in una comunità scientifica, notoriamente razionalista, non può essere accettata perché va contra rationem.Impossibile non solidarizzare con i docenti universitari che hanno protestato per la visita papale ricordando un’intollerabile affermazione del filosofo Feyerabend da ratzinger pronunciata quando ancora era prefetto dell’ex santa inquisizione, secondo cui: “ All’epoca di Galileo la chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo della chiesa contro Galileo fu ragionevole e giusto”.Avendo lormonsignori una visione molto distorta e inficiata dalla religione, sia la Ragione quanto la Giustizia , in mano alla santa inquisizione, oggi come ieri, perdono il loro altissimo valore, assumono l’orrenda parvenza che la follia umana loro attribuisce così che anche la sentenza pronunciata in nomine domini dal tribunale ecclesiastico e il crimine più terribile e raccapricciante, come la condanna al rogo di Giordano Bruno, diventano il prezzo da pagare al criminale oscurantismo della chiesa dei papi.Sono andato a rileggermi il processo a Galileo Galilei, riporto per brevità le due proposizioni “incriminate” che valsero la condanna del Pisano per la teoria eliocentrica da lui suffragata con osservazioni al cannocchiale di sua invenzione, a quello che oggi chiameremmo “ergastolo” sia pure mitigato da una residenza coatta prima e da una dimora vigilata poi ad Arcetri dove morì privo di quella vista che gli consentì di guardare oltre i confini del cielo. Scrive G. Galilei: - “Sol est centrum mundi, et omnino immobilis motu locali."- “Terra non est centrum mundi nec immobilis, sed secundum se totam se movere,    etiam motu diurno.”La prima proposizione venne censurata dalla santa inquisizione in quanto “stultam et absurdam in philosophia, et formaliter haereticam” e la seconda come “ad minus esse in fide erroneam”.E hanno anche il coraggio di evocare la “ragione” e la “giustizia” per giustificare la condanna di Galileo Galilei definito “formalmente eretico” essendo egli incorso in un deprecabile errore di fede.Da allora, eccezion fatta per la felice parentesi risorgimentale, ben poco è cambiato, i metodi sono sempre gli stessi, hanno perso lo stato pontificio, ma hanno conquistato un potere che permette a lormonsignori di bussare continuamente a denari e di sputare nel piatto in cui mangiano reclamando altro foraggio.Una volta tanto pensassero ai guai di casa loro, ai preti pedofili, ai banchieri di dio, allo ior, alle lobby catto-vaticane, ai misteri misteriosi che aleggiano impenetrabili nei cosiddetti palazzi apostolici e, se rimane loro del tempo, annunciassero quel Vangelo del quale, dubito fortemente, riescano ancora a cogliere l’essenza, riscoprendone soprattutto il messaggio, poiché il cristianesimo delle origini non è stato solo sete di potere e lotta fra poteri.