IPERBOLE

DOMENICA PRE-ELETTORALE


                  
Fra un turno lavorativo e l’altro, cerco di aggiornarmi leggendo giornali vecchi di giorni che il mio edicolante mi conserva di buon grado, tuttavia, quando passo a ritirarli sembra quasi voglia chiedermi se riesco poi a trovare il tempo sufficiente per leggere tutta quella montagna di carta che mi porto dietro.In effetti, di tempo libero me ne resta davvero poco, preferisco occuparmi della mia campagna e rilassarmi pescando in riva al mare, di conseguenza, ai giornali riservo solo uno sguardo distratto limitandomi a leggere titoli e occhielli; li sfoglio nei ritagli di tempo pensando spesso con disgusto ai soggetti-oggetto di articoli e notizie buone solo ad alimentare la sensazione di vivere in un paese dove l’ignoranza, il declino e il degrado sono il salatissimo prezzo da pagare, prima che l’intera società, appesantita dalla zavorra di una classe  politica corrotta, affarista e incapace di conseguire il bene comune, riesca ad emergere dopo aver toccato il fondo dell’inevitabile autodistruzione, non fosse altro perché spinta da quel principio di Ragion sufficiente che ora sembra aver smarrito, insieme alla facoltà di indignarsi, dinanzi ai sempiterni interessi, alle quotidiane nequizie variamente propalate come “valori” da un casta clerico-politica mai così prepotente e arrogante come l’attuale; una società cosiddetta “civile” solo per convenienza e per sentito dire, che invece di incazzarsi si lascia docilmente infinocchiare dal pensiero dominante e dominato e si compiace sovranamente delle falsità propalate via etere dai vari pastori tedeschi  e demagoghi italioti, assecondando passivamente un progetto volto a demolire quel poco di “Stato” che ancora resiste alla pervasiva minaccia dei soliti noti che vorrebbero ridurlo a semplice participio passato del verbo essere, da usare come mero ausiliare per coniugare in modo scorretto “volere e potere”.Forse il mio innato pessimismo condiziona oltremodo la lettura di una realtà in cui sono davvero molti i segnali che indurrebbero anche il più ottimista a nutrire qualche dubbio sul futuro di una Nazione dove il clericalume imperante e il fariseume trionfante si sorreggono a vicenda, in un tacito patto di mutuo soccorso, trovando nel trono e nell’altare gli ideali (sic) punti di appoggio per sollevare le sorti, compromesse, di un potere che il Tempo ha sì gettato nella spazzatura della Storia, ma che ha trovato sempre il modo non di risorgere, bensì di riciclarsi assumendo i contorni proteiformi di un presente in cui “dio, patria e famiglia” ritornano ad avere valenza programmatica.In Italia, bontà sua, c’è ancora chi si “allibisce” leggendo che pierfurby casini, un parlamentare della repubblica italiota, abbia sentito il dovere di consultare il viceré papale, il cardinale camillo ruini (neanche fosse Richelieu!) prima di rientrare nell’ovile del casato casaliberista. In Italia c’è ancora chi si meraviglia per il ruolo svolto dalle gerarchie ecclesiastiche nella politica di uno Stato che non ha mai dato prova di indipendenza né di sovranità e meno ancora di Laicità.La gerarchia catto-vaticana è entrata a gamba tesa nell’agone politico, in Italia non c’è ormai nessun arbitro capace di far rispettare le regole del gioco e assiste passivamente da bordo campo alla violazione sistematica di ogni elementare norma comportamentale, uno scambio di ruoli che mortifica la civile convivenza e attenta all’ordinamento democratico: la religione come potere, il cattolicesimo come strumento di consenso elettorale.Chissà cosa direbbe in proposito un certo Yehoshua ben Yosef, uso volutamente la dizione ebraica del nome di Gesù, specie in questi giorni in cui il creativo ratzinger ha cambiato la preghiera per gli Ebrei contenuta nel canone della messa preconciliare, introducendo un eufemistico invito alla loro conversione (naturalmente al cattolicesimo) e riconoscano “illuminati” che Cristo Gesù è “il Salvatore di tutti gli uomini”. Invito che gli Ebrei di qualsiasi epoca hanno sempre respinto non avendo mai visto in Cristo Gesù, l’atteso Messia.Come dire, noi cattolici siamo nella luce, tutti gli altri, compreso il “popolo maledetto”, sono al buio; un’altra variante dello slogan: il mio dio è più vero del tuo e la mia religione è migliore della tua.Un bellissimo articolo di Gad Lerner pubblicato qualche giorno fa su la Repubblica analizza con occhio critico la sortita di ratzinger che già nel 2000, quand’era prefetto della santa inquisizione, si peritò di affermare che non ci sono altre vie di accesso alla (sua) verità e alla salvezza al di fuori del Gesù della chiesa dei papi. Naturalmente gli slogan fideistici di ratzinger pubblicizzano il prodotto “catto-vaticano” e portano acqua al mulino d’oltretevere che mai come in questi anni ha ripreso a macinare granaglie italiote e produrre farina del diavolo. A proposito di “farina”, ho letto un articolo del “betulla”, notoriamente fra i papisti più fanatici e integralisti dello stesso papa, con il quale il ciellino al servizio dello zio sam, cercava di confutare, senza riuscirci, le argomentate tesi di Lerner.Basta il titolo per capire il tenore fondamentalista che ispira l’intero articolo: “Gad Lerner, giù le mani da papa ratzinger!” (la erre minuscola è mia). Alcuni dei giornali di cui sopra, fanno una palese opera di disinformazione, mistificano la realtà, gettano palate di fango senza preoccuparsi degli schizzi, sono diretti da scribacchini assoldati al solo scopo di fare da megafono alla voce del padrone e, naturalmente, devono fare i suoi interessi e quelli della sua famiglia. Altri vogliono essergli da pungolo suggerendo persino programmi e organigrammi, l’infeltrito giornalettismo di regime e il leccaculismo di maniera che deborda dai telescher…ni mediatici, hanno scoperto che il consenso si può estorcere e l’informazione si può manipolare, ma solo quella, vivaddio, perché la Storia è ben altra cosa e il revisionismo storico da taluni tentato, è destinato a fallire, sempre che, nel frattempo, un’improvvida e generale amnesia non cancelli colpe e responsabilità trasformandole in remissive attestazioni di giubilo.Quei giornali restano malinconicamente chiusi e impilati sulla mia scrivania dove, spesso ingialliscono prima di finire nel bottino della carta da riciclare, insieme ad una classe dirigente che, invece, non vuol saperne di finire al macero, forse perché confida oltre il lecito, nei voti di un popolo bue che, come le bestie da soma, dimentica molto facilmente e si ricorda del male subito solo quando viene nuovamente bastonato.      Un popolo a corto di memoria storica ben difficilmente sarà in grado di rimediare agli errori del passato, sia pure recente; perseverare negli stessi ha un certo che di diabolico, eppure sembra proprio che ci si avvii lungo quella china, premiando nuovamente chi si è dimostrato attento solo a consolidare i suoi interessi e il proprio fatturato. Senza voler andare troppo indietro nel tempo, prendo a mo’ di esempio quella buffonata meglio nota come “contratto con gli italiani” che il Primo Plutocrate italiota sottoscrisse in diretta televisiva nel vespasiano del ronzante neo, un colossale abuso della credulità popolare, un atto banditesco oltre che truffaldino, giudicato invece molto positivamente (quando si dice il conflitto d’interessi!) dall’unico contraente nonché beneficiario di quel “contratto” che nell’ultima campagna elettorale ebbe anche a definire “coglioni” quanti non avevano intenzione di votare per lui.Non mi sorprende il lessico né il modus vivendi di questo signore abituato ad apparire quel che mai potrà essere: uno statista “democratico” senza neanche l’ombra di un sospetto, non mi stupisce il fatto che questo signore abituato a prendere per i fondelli l’universo mondo, paradisi fiscali compresi, si candidi nuovamente alla guida del paese delle ecoballe; semplicemente mi fa schifo il fatto che nessuno di quanti si apprestino a votarlo nuovamente, con la benedizione della chiesa dei preti, abbia avuto l’ardire di ricordargli, prendendo così in parola il cavaliere in camicia quasi nera (che non è un uomo d’onore!), l’impegno solennemente assunto nel vespasiano del ronzante neo a non ripresentare la propria candidatura nel caso in cui non avesse raggiunto (com’è avvenuto) 4 dei 5 obiettivi dichiarati.Comprensibile la memoria corta dell’interessato: bassa quanto la sua statura, ancora più bassa della sua levatura morale; è auspicabile tuttavia che gli elettori quando saranno nelle cabine elettorali, in un barlume di anamnestica resipiscenza, rammentino che il candidato silvio già una volta, si fa per dire, non mantenne gli impegni presi, pensò esclusivamente ai casi suoi e a quelli dei suoi manutengoli, difficilmente quindi potrà farlo nella prossima, considerando che palazzo chigi è solo una tappa di avvicinamento verso l’apoteosi finale del quirinale e condannino il lupus in fabula per inadempienza contrattuale spingendolo, con il voto, a togliere finalmente il disturbo.“Coloro che non sanno ricordare il passato, sono condannati a ripeterlo” scrive il filosofo statunitense G. Santayana in The Life of Reason.E la Ragione ritorna come imprescindibile conditio sine qua non in questi giorni in cui anche la Memoria , come esperienza individuale e collettiva viene offesa dal formulario liturgico della setta catto-vaticana, dagli incantamenti degli assoluti e dalla spregevole ideologia di quanti, a settanta anni dalle leggi razziali promulgate dal regime fascista (le cui schegge, nonostante il veto costituzionale, viaggiano tuttora impazzite e sdoganate nella politica italiota, grazie al cavaliere col fez), fanno l’apologia di quelle leggi finendo per compilare una black list di proscrizione antiebraica in cui finiscono 162 docenti universitari accusati di fare lobby a favore dello stato di Israele. L’unanime indignazione e gli attestati di solidarietà rivolti ai proscritti e alla comunità ebraica, erano il minimo che ci si potesse aspettare da uno Stato in cui la religione dominante considera gli Ebrei alla stregua di pagani da convertire.La Memoria e la Ragione rifiutano e stigmatizzano un atto di una gravità estrema proprio perché costituiscono l’antidoto a quel veleno che si chiama antisemitismo. Ha detto bene Fabio Mussi: “Chi stila oggi la lista dei docenti ebrei è erede legittimo di Eichmann. E ha l’obiettivo di degradare l’università italiana a osceno strumento della discriminazione razziale come già lo fu negli ultimi anni del fascismo. Sono dei dementi pericolosi”.  Un obiettivo sapere storico, la Memoria condivisa, suona di condanna inappellabile per i dementi di ieri e di oggi, ma sembra non riuscire ad impedire il ripetersi di quegli orrori. Il revisionismo storico dettato dalle contingenze e dalle forze egemoni in ambito politico e clericale, ha contribuito a dare diritto di cittadinanza ai fascisti mascherati da democratici, la guerra della memoria, “riveduta e corretta”, sta spianando la strada al cesarismo totalitario, con la benedizione del papa re.In Italia c’è chi si identifica con il potere e il vecchio che avanza in doppiopetto scuro e camicia quasi nera, sembra la copia sputata di benito: i miasmi di Weimar esalano il loro fetore storico…I turiboli agitati dai gerarchi catto-vaticani cercano di nasconderne il putrido afrore bruciando memorie, bandiere e ideologie; il politicume italiota, reso cieco dal bisogno accanito di servilismo dottrinale, sentitamente ringrazia continuando indisturbato a vegetare nell’angolo ottuso e spu…dorato dei propri fallimenti.