IPERBOLE

DALLE RONDINI A GABBACOMPAGNO IL PASSO, PARDON, IL VOLO E' BREVE


In questo periodo di buono c’è solo il ritorno delle rondini, nel mio tempo libero rimango lungamente ad osservarne il volo, abbraccio con lo sguardo l’orizzonte librandomi sulle loro ali finché non svaniscono dissolvendosi nel cielo insieme ai mie pensieri; il resto non fa testo e forse anche per questo ho riscoperto il piacere di un contatto quasi quotidiano con il mare, con la terra, con i suoni, i profumi e gli odori di Madre Natura che ultimamente avevo un po’ trascurato, distratto com’ero da una campagna elettorale le cui scorie hanno avuto solo il merito di produrre altra immondizia intasando oltremodo gli scarichi fognari di una cloaca parlamentare gestita da una classe politica corrotta e impresentabile che ama sguazzare nel ciarpame ideologico del falso perbenismo traendone da esso altro letame per fertilizzare la malaethica e il marciume morale che ancora una volta ha espresso quanto di peggio poteva uscire dalle urne elettorali. L’innominato cavaliere, portatore malato di molteplici interessi e forte delle sue inindagabili ricchezze, ha vinto la sua personale battaglia contagiando irrimediabilmente l’organismo-Stato, con il suo populismo ha infettato i gangli vitali di una Nazione ormai incapace di drizzare la schiena per scrollarsi di dosso il giogo di un’oppressione clerico-fascista la cui protervia sembra non conoscere fine.Duole costatare che proprio chi ha contribuito alla bancarotta morale e materiale di un’Italietta ridotta ad essere una semplice espressione geografica, assurga nuovamente a salvatore della Patria, pur avendo già dimostrato di esser mosso più dall’amor proprio che dall’amor di patria, l’uomo della (sua) provvidenza si appresta a risalire il soglio chigiano prima di spiccare il gran salto verso il colle più alto.Sarebbe veramente un oltraggio alle più elementari norme civiche se uno come il ducetto di arcore diventasse anche presidente di una repubblica nel cui stemma invece della ruota dentata si dovrebbe a ragione inserire un casco di banane e un biscione, emblemi di una repubblica in cui la “democrazia” incompiuta e irreggimentata, permette che il popolo bue venga chiamato a ratificare scelte già fatte votando con una legge elettorale palesemente anticostituzionale che ha prodotto un ibrido parlamentare sul cui ceppo si è innestato un organismo geneticamente modificato dall’interesse di bottega.   Inutile dire che sono rimasto molto deluso dal responso delle urne, mi aspettavo sì la sconfitta ma non la disfatta, la “walterloo” di una sinistra messa cinicamente in condizione di non nuocere da quel veltro che proprio perché cane ora scodinzola e guaisce leccandosi le ferite di una batosta che anche per lui sarà l’inizio della fine. Ben gli sta! Il poveretto pensava forse di vincere, ma non aveva fatto i conti con l’oste, con il padrone di quella bettola che è diventata l’Italia proprio per colpa di quanti prima fanno strame dello Stato di Diritto, trasformano il Parlamento nel foro boario, adottano la politica del do ut des, votano l’indulto, depenalizzano reati e poi invocano, la legalità, la sicurezza sociale e la certezza delle pene.Sono qui ad elaborare un lutto, una parte di me è morta e ho come l’impressione di procedere per inerzia, sfruttando quella spinta ideale che un po’ di anni fa mi portò a scoprire la bellezza di una “religione” della politica che così come accade quando gli integralismi e gli egoismi settari hanno la meglio sulle ideologie, meglio, sugli ideali, è diventata un credo blasfemo professato unicamente per santificare il potente di turno, il pifferaio magico dietro al quale il popolo bue si avvia bendato e osannante senza accorgersi del baratro nel quale di lì a poco precipiterà con tutto il suo carico di bisogni inevasi e di desideri inespressi.Una buona dose di masochismo ha permesso che il cavaliere scosso ritornasse in sella, lo attende un percorso ad ostacoli, mi auguro che venga disarcionato prima possibile anche se i palafrenieri e gli scherani che lo circondano, fanno a gara a chi lecca meglio, strisciano ai suoi piedi, lo sostengono boriosi e tronfi di una vittoria annunciata e promettono, come hanno già fatto, l’invano promesso, l’impossibile e l’inverosimile; nel fango affonda lo Stivale, canterebbe qualcuno, eppure nessuno sembra ormai far caso all’atmosfera da cupio dissolvi che interessa la società italiana, un clima in cui la destra populista ha sempre trovato il modo di esprimere il peggio di sé, giacché è proprio nei momenti di criticità sociale che si calpestano le più elementari norme democratiche nel nome di una difesa dell’ordine costituito dietro cui si compiono ben altri e inenarrabili crimini.  Le analisi del voto espresso lasciano il tempo che trovano, la “Sudità” (ciò che per me è Orgoglio Meridionalista) per molti miei correligionari, per molti meridionali, è diventata, ahimè, sudditanza (quanto di peggio possa esserci in democrazia!) la vivisezione del successo dei legaioli ha cancellato l’atavica e irrisolta Questione Meridionale, mutuandone i tratti e stravolgendone il senso i vincitori l’hanno trasformata in Questione Settentrionale: un formidabile piede di porco che scardinerà l’Unità Nazionale e fa il paio con quell’altra calderolistica porcata, grazie alla quale il cavalier menzogna ha ottenuto un’ampia, illimitata apertura di credito, teleturlupinando ancora una volta il popolo bue e offrendo in garanzia quel “contratto con gli italiani” che invero non è riuscito ad onorare; ma avendo gli italiani una memoria corta, ecco che affidano le loro sorti ad uno che all’interesse generale e al bene comune ha sempre anteposto lo particulare suo e quello di quanti fanno un uso machiavellico del potere.Isolato quasi ermeticamente il Paese con la complicità di un sistema mass-mediatico asservito quanto mai e con la correità di un Partito sedicente Democratico, che in certi tratti sembra essere l’altra faccia della medaglia del berlusconismo, in un’atmosfera di apparente tranquillità sta per andare in onda il più orribile e mefistofelico dei dejà vu: l’occupazione estensiva della Res Publica, l’istituzionale identificazione fra politica e affari, l’altrettanto istituzionale identificazione fra residenze private e palazzi del potere, la consacrazione in pompa magna di chi non si vergogna a definire “eroico” un boss della mafia tenuto a bottega e mima una sventagliata di mitra all’indirizzo di una giornalista rea di lesa maestà.Abituarsi alle putinate di silvio? Mai e poi mai! Forse bisognerà fingere di arrendersi all’evidenza, fare buon viso a cattivo gioco e accettare di leggere l’ennesimo capitolo scritto sotto costrizione e dettatura da questa Povera Patria, facile preda di nuovi e vecchi totalitarismi, che periodicamente rinnova i voti della sua plurisecolare vocazione servile: una vocazione servile sconfitta solo in pochi momenti negli ultimi due secoli, momenti che non a caso sono oggetto di “revisioni” liquidatorie e svalutazioni storiografiche, quando non proprio di revisionismo storico, avanzate da parte dei più entusiasti corifei del berlusconismo.Forse potranno cambiare i libri di storia, ma non potranno mai e poi mai cambiare la Storia !“Normale” quindi che si ritorni ad essere malgovernati da uno che, chiamato a testimoniare in un processo di mafia, si è avvalso della facoltà di non rispondere; normale quindi che lo si implori di riscrivere le regole del gioco magari con l’aiuto di un ministro delle cosiddette riforme che sogna la secessione a mano armata; normale rieleggerlo vedendo in sua impunità l’esempio più fulgido dell’italica furbizia; normale essere malgovernati da un tale i cui due principali collaboratori sono stati condannati per corruzione di magistrati e per mafia. Normale essere malgovernati da uno che si vanta di essere stato a sua volta prosciolto, grazie alle sue “leggi vergogna”, da imputazioni che nel resto dell’Occidente sarebbero considerate infamanti, precludendo agli eventuali “candidati” ogni incarico istituzionale ed elettivo. Normale essere malgovernati da un sedicente statista la cui bassa statura morale è ancora più bassa di quella fisica ancorché elevata da vertiginosi tacchi che ne falsano l’immagine, così come altra posticcia “zeppa” giunge a sostenere il suo traballante impero mediatico e la sua insaziabile quanto pervasiva sete di potere. Normale essere malgovernati da un tale che per ricostruirsi l’imene penale ed emendare la propria storia giudiziaria, ha preteso che il Parlamento varasse le plurimae leges ad personam e ha speso, per sua stessa ammissione, l’astronomica cifra di 250 milioni di euro fra spese legali e parcelle versate ad un esercito di avvocati difensori, gratificando i più meritevoli fra loro di seggi parlamentari, fino a nominare il belante e fu leguleo di “soccorso rosso” a presidente della Commissione Giustizia della Camera. Normale essere malgovernati da un partito che ha le sue radici nel fascismo storico e magari condividere anche con loro (vero walter?), la riscrittura delle regole, le riforme costituzionali, e qualche “emergenza democratica”. Normale avere come partner di governo un partito razzista e xenofobo che si appresta ad occupare ministeri di una certa rilevanza avanzando pretese da ku klux klan; normale avere come compagni di merende una marmaglia di biliosi facinorosi e scellerati agitatori sociali che usano il Tricolore come carta igienica e imprecano contro “Roma ladrona” salvo poi attaccarsi alle sue mammelle e sputare nel piatto in cui non disdegnano di mangiare da veri barbari qual sono, il lauto pasto offerto da “Roma capoccia” dividendosi insieme alla “banda berlusconi” il bottino elettorale e la torta parlamentare.Temo però che il peggio debba ancora venire, specie se penso al metodo adottato per giungere a questo stato di cose: alla “repubblica del ricatto”, all’uso strumentale e familistico del potere, a quel suk che nel frattempo è diventato il parlamento, ai servizi più o meno deviati, alla elettorale legge-truffa, con la quale abbiamo appena sancito la sconfitta della sovranità popolare, il famigerato porcellum, una porcata che non ha eguali nel più restrittivo, antidemocratico dei regimi falsamente parlamentari e lo stravolgimento di termini e concetti abusati e svuotati dal loro significato più grande, come Libertà e Democrazia, per essere trasformati in strumenti di una dittatura della maggioranza che per quanto “dolce e strisciante” sempre “dittatura” rimane.Non c’è governo o parlamento, riforma istituzionale o elettorale che tenga se la maggioranza degli italiani, dopo quindici anni di diseducazione civica, continua a votare per forze politiche estranee alla Democrazia liberale e ai suoi Principi più elementari. La ciarlataneria populista del caimano, grazie agli apprendisti stregoni del partito sedicente democratico, ha ucciso la fragile democrazia italiana già intaccata, peraltro, dall’egemonia clericale e dal fondamentalismo catto-vaticano.Ormai berlusconi non rappresenta più l’anomalia italiana, egli stesso costituisce un’anomalia per il sistema Stato e si identifica con esso (l’Etat c’est moi) la sua opera di inquinamento democratico ha compiutamente infettato i suoi avversari, fagocitandoli. Che non a caso sono diventati come lui: cancro e metastasi, personalizzazione della politica, intreccio di interessi, populismo a buon mercato e demagogia, un intruglio che sembra ben rappresentare la pancia degli italiani; anche le istituzioni si sono adattate e lo Stato non ha retto all’onda d’urto e si è lasciato sommergere e influenzare dai poteri forti, dalle lobby, e fra queste primeggia la chiesa catto-vaticana, le organizzazioni criminali, le camarille e i vari comitati d’affari. Quindi, per effetto domino, hanno ceduto tutti, soprattutto i suoi presunti avversari, che hanno assimilato e scimmiottato linguaggi, strategie e comportamenti.Scrive Enzo Marzo sull’ultimo numero di Critica Liberale: “La vera tragedia del paese è diventata la “Politica”, dove sempre più difficile è rintracciare forze che analizzino la Questione Nazionale e non parlino invece d’altro. Si è fatto di tutto per far assimilare agli italiani il dato “scandaloso” di una presenza che sarebbe stata rigettata come inaccettabile da qualunque paese europeo. Fino ad arrivare al punto terminale della dichiarazione del capo del campo contrapposto che legittima pienamente il suo avversario, rinuncia ad organizzare uno schieramento alternativo, prepara una sicura sconfitta, scredita il concetto stesso di opposizione, promette il collaborazionismo. Noi “demonizzatori” di Berlusconi, che noiosamente pensiamo ancora che la Costituzione vada difesa, che il conflitto d’interesse non si è volatilizzato solo perché dura da troppo tempo o perché è scomparso addirittura dai programmi, che considera il monopolio dell’informazione il vero passo fondativo di un regime, che la Legge vada osservata anche dai politici e dai dirigenti pubblici, dobbiamo riconoscere una grave sconfitta. Purtroppo però la nostra sconfitta è direttamente proporzionale al disastro in cui si è inabissato il Paese”.Un capolavoro: prima hanno sdoganato i fascisti, poi il berlusconismo, infine tutti insieme appassionatamente, hanno distrutto la Sinistra Storica. Una volta tanto, silvio ha mantenuto le promesse: “Caro Walter, io sono il messia che libererà l’Italia dai comunisti”.  Solo che insieme ai Comunisti hanno fatto sparire anche i Socialisti e la cosa per chi vuol fare di ogni erba un fascio, la dice lunga sull’idea che costoro hanno di Democrazia.Nella mai sfumata speranza di trovare una qualche ragionevole conferma dell’assunto secondo cui la nostra vizza democrazia sarebbe rinnovabile ripartendo dal basso, con la forza datami dallo sdegno, l’unico strumento che mi rimane insieme a questi post, vorrei tanto che gli Italiani si risvegliassero dal torpore di sudditi e riconquistassero lo status di Cittadini smettendo di essere inconsapevoli strumenti  di un gioco mediatico che si serve di loro, proprio perché scientemente privati  di una difesa anticorpale contro ogni patologica manifestazione di ciarlataneria populista e di messaggi subliminali, per estorcere consensi, vincere le elezioni, attentare all’ordinamento democratico ed instaurare una falsa repubblica fondata sull’inganno, dove ogni scorrettezza e ignominia assume il carattere della liceità.Come non dare ragione a Nietzsche quando si chiede: “Che differenza c’è tra una persona convinta e una persona ingannata? Nessuna, se è stata bene ingannata!”.Resto a guardare le rondini, cablano e vanno giù in picchiata, sfiorano il terreno e nuovamente si impennano verso il cielo, garriscono libere e per un attimo anch’io volo con loro prima di cadere sotto il peso di pensieri che fanno della Libertà un’ancora di salvataggio.A sentire l’acuto stridio del loro canto perdersi nel vento, mi vengono in mente i versi di un medico e letterato salentino del 1500 (meglio noto come il Galateo) che amava scrivere nella lingua di Cicerone), il quale, come le rondini, non si poneva tanto il problema della sonorità delle sue parole, quanto dell’efficacia del suo operato e delle priorità da attribuire a ciò che merita di essere salvaguardato:“Quid agendum nobis sit cogitemus, non qui dicendum”- “Pensiamo a quello che dobbiamo fare, non al modo col quale dobbiamo parlare”.E aggiungo…libere vivo, liberius loquor… Ma forse ancora per poco…A proposito di rondini e di volatili, come non pensare a “Gli Uccelli” alla celebre commedia  di Aristofane?Per ironia della sorte uno dei due principali protagonisti della commedia si chiama Gabbacompagno, un nome che è tutto un programma, un nome che può essere benissimo affibbiato ad un certo walter.Aristofane nelle sue opere denunciò sempre i pericoli della demagogia e ne “Gli Uccelli” la sua satira diviene meno pungente rispetto alle opere precedenti, ma ha un certo che di attuale poiché ritroviamo imbroglioni, acchiappanuvole, spacciaoracoli e decretivendolo, e il tutto alla fine si scioglie nel sorriso di compatimento di chi, suo malgrado, assiste impotente al ritorno sulle scene dell'unto del signore e all’irrimediabilità dell’umana stoltezza.