Nel 2001 gli otto glandi della terra si riunirono nella “guantanamo” italica per inaugurare la macelleria messicana gestita dal boia berlosko. I suoi pretoriani al fine di rendere più tranquillo il soggiorno degli onorevoli membri ivi radunati per esibire la supercazzola globalizzata con scappellamento a destra, misero a ferro e fuoco Genova e trasformarono un quartiere della “lanterna” in una succursale del carcere di Abu Ghraib. Abusando della loro autorità gli sgherri al servizio di sua impunità, in spregio ad ogni elementare principio di legalità, vi confinarono i manifestanti “no global”, i disobbedienti, le donne e gli uomini convenuti per protestare pacificamente contro il summit presieduto da sua impunità: li spogliarono di tutto, finanche della loro dignità, e si lasciarono andare ad ogni genere di atrocità. Torture, angherie, sopraffazioni, umiliazioni, violenze fisiche e psichiche, il peggio del peggio che un uomo in divisa (devo coartare la mia coscienza per definire “uomini” gli aguzzini di Bolzaneto e della scuola Diaz) possa compiere nei riguardi di un suo simile.La prima tranche processuale per i fattacci del G8 marchiato a sangue da un’incredibile ferocia, si è conclusa fra le risate degli avvocati difensori degli imputati che forse non si aspettavano condanne così miti per i loro assistiti: nessuno andrà in galera, reati prescritti o indultati. Gli esseri umani che sette anni fa si trovarono nel girone infernale della “guantanamo” italica porteranno per sempre nel corpo e nell’anima i segni di quei giorni di ordinaria follia istituzionale, avevano chiesto Giustizia, non l’hanno ottenuta; le belve sanguinarie che invece fecero strame di norme e regolamenti, come da insegnamento loro impartito dal domatore forzitaliota, hanno fatto dell’impunità un altro encomio solenne da incorniciare e appendere nei loro uffici ovattati che puzzano di marcio; alcuni di loro sono stati addirittura promossi e destinati a ricoprire altri prestigiosi incarichi per i servigi resi.Mi ricordano un po’ lo stalliere di arcore che per aver diligentemente osservato un omertoso silenzio è stato insignito del titolo di “eroe” dal padrone della stalla, da colui il quale ha poi avuto tutto l’interesse a che lo stalliere tenesse la bocca chiusa e portasse i suoi segreti nella tomba.Nelle celle di Bolzaneto tutti i manifestanti confinati sono stati percossi, umiliati e manganellati; tutti sono stati oltraggiati, ingiuriati e offesi: Hecce Homo, mi verrebbe da dire.Alle donne, gli sbirri in calore hanno gridato: “stasera vi scoperemo tutte”. Le ragazze erano chiamate “troie, puttane”. Una ragazza viene spinta contro un muro, gli sbirri le gridano “troia devi fare pompini a tutti”. Ad una di loro gli sbirri, ricordando la morte di Carlo Giuliani, le dicono: “Ne abbiamo ammazzato uno, ne dovevamo ammazzare cento”.Agli uomini gli sbirri machi e fascisti hanno domandato: “sei un gay o un comunista?”Un disabile è stato deriso dagli sgherri per la sua bassa statura e insultato con epiteti del tipo “nano buono per il circo. Nano di merda. Nano pedofilo”. Il pubblico ministero ha ricordato che questo ragazzo per un’ora chiese inutilmente di poter andare in bagno, per cui si fece addosso i suoi bisogni e rimase sporco fino a quando gli sbirri gli concessero il permesso di pulirsi.Molti sono stati costretti dai loro aguzzini a latrare come cani o a ragliare come asini. Alcuni di loro sono stati picchiati con degli stracci bagnati, altri sono stati percossi con dei salami sui genitali, riportando dei traumi testicolari. C’è chi è stato accecato dallo spruzzo del gas urticante, chi ha riportato la rottura della milza o la frattura degli arti inferiori e delle costole; c’è chi è svenuto per le percosse subite e al risveglio si è sentito dire che gli avrebbero rotto anche l’altro piede.Qualcuno ha ricordato in udienza la dolorosa esperienza vissuta da un ragazzo poliomielitico che ha implorato i suoi torturatori di “non picchiarlo sulla gamba buona”. Un altro ha raccontato che gli è stato messo in testa un berretto con una falce e un pene al posto del martello, ogni volta che provava a toglierselo, gli agenti lo picchiavano.Un altro è stato costretto a denudarsi e a fare dieci flessioni, mentre veniva percosso un carabiniere gli grida “ti piace il manganello, vuoi provarne uno?” Un altro ancora è stato pestato “con strizzate ai testicoli e colpi ai piedi”.Un altro ragazzo è stato condotto in una stanza, lo obbligano a denudarsi, lo mettono in posizione fetale e lo costringono a fare una trentina di salti mantenendo quella posizione, mentre due secondini lo schiaffeggiano. Un altro è stato picchiato e insultato con sgambetti e sputi in un lungo corridoio. Segue perquisizione corporale, è costretto a restare nudo e “a sollevare il pene mostrandolo agli agenti seduti alla scrivania”.Per non dire poi di ciò che è avvenuto nella “scuola Diaz” il cui processo ha registrato ieri le richieste di condanna dei pm nei riguardi di agenti e funzionari (“generali col manganello”) che fabbricavano prove false, esibivano bottiglie molotov e finti accoltellamenti per incastrare i manifestanti con il solito corollario di comportamenti crudeli, disumani e degradanti; violenze, angherie e sopraffazioni perpetrate da chi, evidentemente, era sicuro di avere le spalle coperte.“Un poliziotto che non è fedele alle leggi dello Stato, è una minaccia per la democrazia ben più grave di chi lancia molotov per la strada”.Sbirri accusati di aver truccato le prove, falsificato i verbali, contribuito a costruire una “colossale menzogna” per giustificare il massacro dei 93 no-global e il loro arresto illegale; i magistrati sostengono che la notte del 20 luglio di sette anni fa gli sgherri finiti sul banco degli imputati “Violarono sistematicamente e consapevolmente le regole: perché quelle regole erano un impaccio alla loro operazione di polizia”. Così come fa il cavalier menzogna che considera di intralcio leggi e regolamenti e legifera pro domo sua fottendosene altamente di eventuali vizi costituzionali.Come al solito, bisognava salvare la faccia e le apparenze, così come impone la dottrina berlusconiana, bisognava recuperare la credibilità compromessa dalla fallimentare gestione dell’ordine pubblico, la guerriglia urbana, la morte (impunita) di Carlo Giuliani.Serviva un’azione di forza, ecco il blitz nella scuola Diaz alla ricerca di fantomatici black block, il pestaggio scientifico e indiscriminato e la consapevolezza di un altro fallimento.Vengono rotte le ossa, spaccate le teste, saltano i denti, qualcuno viene trascinato per i capelli giù dalle scale, una ragazza giace sul pavimento in coma. Perché tanta ferocia?Comincia la farsa delle perquisizioni, con l’elenco dell’arsenale sequestrato: coltellini multiuso da campeggio scambiati per baionette, sottili stanghe di alluminio sfilate dagli zaini e spacciate per spranghe, alcuni assorbenti intimi vengono presi per micce; due mazze da muratore, un piccone e un rastrello risulteranno poi rubati da un vicino cantiere probabilmente dagli stessi agenti .Infine, fa il suo ingresso la regina delle prove false, le bottiglie incendiarie, le “armi da guerra” che per più di un anno sono state l’apparente quanto falsa dimostrazione che alla Diaz c’erano dei “terroristi”, infatti si è scoperto poi che quelle molotov erano “posticce” poiché erano state sequestrate ore prima nel corso degli scontri con i più facinorosi dalla Polizia, tenute in gran segreto in un furgone e portate dopo la mezzanotte nel cortile della scuola per essere esibite come trofei di guerra dai “generali col manganello” che dovevano così rimediare alla figuraccia e giustificare una notte da regime sudamericano durante la quale la Legge fu ripetutamente violata e calpestata proprio da coloro i quali dovevano garantirla e rispettarla.Agirono secondo una logica perversa ed illegale, comunque fiduciosi che la loro criminale condotta sarebbe stata tollerata e coperta dai loro mandanti in tutte le sedi istituzionali; bisognerebbe chiedersi a questo punto chi fu il regista occulto di quel piano rivelatosi poi falsamente antisovversivo e palesemente incivile e antidemocratico. Forse la risposta sta nella presenza inusuale nella centrale operativa della questura genovese di un noto personaggio istituzionale che con il ministero dell’interno dell’epoca non aveva nulla a che fare. “La polizia italiana agì da fascista nel luglio del 2001.” E’ questa la conclusione a cui giunge il quotidiano inglese the guardian pubblicando un lungo reportage sul G8 di Genova. Per il quotidiano progressista britannico “c’è il forte sospetto che le forze dell’ordine abbiano agito così, perché qualcuno ha promesso loro l’impunità”. Mi domando se l’italia di berlusconi, di bossi, di fini e di maroni può ancora definirsi “repubblica democratica”; mi domando se questa è l’Italia che hanno sognato quelli che hanno combattuto il fascismo, hanno fatto la Resistenza e sono morti (invano) per costruire una Nazione in cui la mala pianta della dittatura è spuntata nel sottobosco di una politica che si appresta a rinverdire i fasti e i fasci del ventennio.La recente legislazione in tema di sicurezza pubblica, il paragrafo della schedatura dei Rom sembra ricalcare le “leggi razziali” del fascismo che, a dire il vero, è nel dna di un governo in cui il “capo” scimmiotta benito, è affetto da un complesso di superiorità, si atteggia, parla e si veste come la malanima del duce d’italia che ha sempre perseguitato, incarcerato ed eliminato oppositori e dissenzienti.Il presidente del consilvio è in preda ad un delirio di onnipotenza, non passa giorno che non meni vanto per qualcosa che ha fatto, ivi compresi i soliti miracoli, credendosi il solo “taumaturgo” capace di farli (per la serie “come me nessuno mai”). Denigra gli avversari, delegittima i magistrati, critica i suoi “colleghi” Statisti europei, quelli veri, perché, evidentemente, non si riconosce in loro; ci vorrebbe infatti un miracolo perché silvio diventi uno Statista. E, a proposito di miracoli, di santi e di santarelline, è davvero singolare che dopo tutte le voci circolate sul conto di un prosseneta e su quello di una cortigiana diventata “ministro” abbia voluto elevare alla gloria degli altarini mediatici, una soubrette del suo harem paragonandola addirittura a Santa Maria Goretti. Un raffronto irriguardoso che è un oltraggio alla memoria di una ragazza, Maria Goretti, il cui modus vivendi non le avrebbe mai consentito di diventare “ministro per le pari opportunità”.L’abuso del potere risveglia nelle marionette in divisa (e senza) al servizio del tiranno le inclinazioni più spregevoli e meschine; ogni loro signorsì sembra dettato dall’infimo zelo, dall’arrivismo più squallido, dalla bramosia di un posto al sole, dalla mania di grandezza data dall’ebbrezza del potere. L’istinto servile e vessatorio al servizio della iena ridens, alla luce della storia recente, diventa inenarrabile complicità istituzionale: lo Stato di Diritto si trasforma in sultanato, in stato di polizia con la sospensione di ogni garanzia. Altro che “democrazia”! Questa è tirannide degna della peggiore satrapia.I fattacci di Genova si commentano da soli, letti con il senno di poi potrebbero essere delle prove tecniche di regime, comunque sia sono davvero degni di uno stato di polizia quale si avvia a diventare questa povera Italia, militarizzata e schiacciata dal tacco di berlusconi.Mi chiedo che cosa abbia spinto gli integerrimi difensori della sicurezza “pubica” dei suddetti otto glandi ad infierire in quel modo contro cittadini inermi. Leggo incredulo quanto emerso dal dibattimento e mi domando se quello che è accaduto a Genova nel luglio di sette anni fa, possa considerarsi lecito in un Paese che, nonostante silvio, è ancora la Patria del Diritto. Forse, è proprio la presenza anomala di quel silvio lì, a chiarire l’involuzione e l’asservimento del “diritto” piegato e piagato dall’idea falsamente riformatrice di un nuovo, sedicente, Giustiniano che vorrebbe riformare la Giustizia “ab imis fundamentis” ha detto proprio così: fin dalle più profonde fondamenta, per conformarla naturalmente ai suoi desideri e, magari, uccidere la Democrazia.Eppure la sua ingombrante presenza sulla scena del delitto, pardon, sulla scena politica, costituisce pur sempre la cartina di tornasole di un certo modo di intendere il Diritto (che non è certo lo Ius dei Padri), di amministrare la Giustizia , di “interpretare” non più di applicare la Legge (che per decreto ha smesso di essere uguale per tutti) laddove questa è diventata legge del più forte, mero instrumentum regni, tanto che, nel frattempo, hanno iniziato col distruggere la dignità delle persone, quindi hanno intaccato il principio di Uguaglianza, senza il quale la Libertà è una truffa, finendo per cancellare una semplice quanto essenziale vocale, in assenza della quale, lo Stato di Diritto è diventato lo “stato del dritto”.Ora questo “dritto” con tessera della loggia massonica della P2, una loggia coperta e deviata, si appresta a completare l’opera, ad attuare quel disegno piduista, chiaramente eversivo, che negli anni passati fu addirittura oggetto di vari procedimenti penali e di una commissione parlamentare.Sarebbe interessante rileggere quegli atti con il senno di poi, vi ritroveremo prefigurato un presente che, seppure ampiamente previsto, ha il sapore amaro dell’inevitabile beffa, così come suona beffardo se rapportato alla inane complicità di quanti hanno fatto in modo che si attuasse pur conoscendo in anticipo il regista, i protagonisti, la sceneggiatura e i tempi di attuazione di un dramma che è sotto gli occhi di tutti.Nulla è stato fatto per impedire che si giungesse a questo stato di cose.Fin dal primo momento del dibattimento, i pubblici ministeri che sostennero l’accusa furono consapevoli della posta in gioco: “Bolzaneto è un segnale di attenzione…un accadimento che insegna come momenti di buio si possono verificare anche negli ordinamenti democratici, con la compromissione dei diritti fondamentali dell’uomo per una perdurante e sistematica violenza fisica e verbale da parte di chi esercita il potere”. La Res Publica è stata “previdentemente” privatizzata da un omuncolo della sua personale provvidenza, un sistema affaristico-mafioso ha preso il potere ed ha trasformato il mandato popolare, il parlamento, in “mandamento” dove non si legifera più nell’interesse generale, ma in quello, particolarissimo, di un gruppo di oligarchi il cui boss ha istituito la committenza normativa: se al capo serve una legge, il parlamento nel giro di 48 ore è pronto a confezionargliela.Una volta c’era la politica dei “due forni”, ora c’è la politica delle due facce: la faccia propagandistica del dire, gli annunci a buon mercato che gettano fumo negli occhi del popolo bue (abbiamo risolto il problema dei rifiuti a Napoli, abbiamo abolito l’ci) e la faccia paraculistica del fare (lodo alfano, leggi ad personam, privilegi e impunità varate per decreto ) rivelatrice di un modo di essere su cui si allunga minacciosa l’ombra del conducator e del potere fine a se stesso “convincendo i semplici a farsi complici fin quando al mercatino dello scibile l’abuso non si abicì, norma il libito” – G. Raboni - Nel 2001 scoprimmo con civico stupore come, nel nome della sicurezza, dell’ordine pubblico, del pericolo completo e imminente, delle presunte, eterne emergenze invocate come tali, della sicurezza dello Stato, si potesse configurare una zona grigia e indistinta dove confliggevano la violenza e il Diritto, con la prima che aveva la meglio sul secondo, provocando gli scientifici pestaggi dei manifestanti fra le vie di Genova, il massacro alla scuola Diaz, le torture della Bixio.Oggi, 2008, quelle formule sperimentate sul “campo” a Genova, hanno inaugurato un’agenda delle priorità, un “diritto” rivisto e corretto dallo strabismo destrorso di un “dritto” nuovamente diventato presidente del consilvio: uno stato di polizia che prevede, anche per i bambini, la schedatura, la rilevazione delle impronte digitali, l’apertura di “campi di concentramento” virtuali in cui concentrare, identificare e spogliare di ogni statuto politico e garanzia costituzionale, tutti i cittadini che non dovessero rassegnarsi all’idea di essere controllati dal pensiero dominante e dominato e, in un prossimo futuro, tutti gli avversari che non dovessero rassegnarsi all’idea di essere diventati gli schiavi di un satrapo.Scriveva Vittorio Alfieri nel saggio Della Tirannide, cap. II:“Tirannide indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d’impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno o molti, a ogni modo chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare è tiranno; ogni società che lo ammette è tirannide; ogni popolo che lo sopporta è schiavo”.