IPERBOLE

FIGLIE DI PAPA' E FIGLIE DI...


  
Nel giorno in cui la cordata cai (compagnia avvoltoi italiani) annunciava lo scioglimento del nodo scorsoio preparato dalla iena ridens berlusconensis per impiccare sul pennone più alto la compagnia di bandiera, il Corsera pubblicava in prima pagina la foto di una hostess che esibiva con aria triste e visibilmente preoccupata un cartello di protesta sul quale si leggeva: “silvio, manderesti tua figlia a lavorare per 600 €?” In quello stesso giorno (quando si dice la coincidenza) la figlia di primo letto del caimano chigiano entrava in pompa magna nel salotto buono della finanza italiota, avendo dalla sua un patrimonio e un appannaggio al cui confronto i seicento euro (prendere o lasciare) di quella poveraccia di hostess “alitaliana” non sono che spiccioli, argeant de poche, da scialacquare in un batter ciglio senza l’assillo di un futuro che per molti è già incerto, ma che per i figli del presidente del consilvio assisi alla destra del padre in quel covo di vipere che è la prima merchant bank italiota, è spudoratamente roseo e privo di incognite. Il “salotto buono” possiede fra l’altro uno dei maggiori quotidiani italioti da sempre nelle mire del cavaliere e ora che il frutto dei suoi lombi siede nel cda di Piazzetta Cuccia, c’è da giurare che la linea editoriale di quel giornale sarà ancora più filogovernativa e magari si farà agevolmente “scalare” da uno spregiudicato tycoon che ormai controlla e influenza la maggior parte dei mezzi d’informazione. Il patto di sindacato stretto all’epoca della scalata dei “furbetti del quartierino” riuscirà a scongiurare la scalata di un furbastro del quartierone? Scrive E. Scalfari su la Repubblica di oggi: “…La famiglia berlusconi si muove da tempo per stabilire rapporti intrinseci con le banche e l’establishment assicurativo e finanziario italiano oltre che con quello industriale. Sono passati i tempi del berlusconi che sparava sulla grande finanza sostenendo gli interessi e le aspettative delle partite Iva e delle piccole imprese.E’ finita la caccia alle allodole ed è cominciata quella al cinghiale. La stessa operazione Alitalia mira a questo risultato. Dietro la bandiera tricolore c’è sempre un sottofondo di interessi politici ed economici, ma questo lo sappiamo da un pezzo…” Il comitato d’affari nascosto dietro la bandiera della cordata è il potenziale destinatario di una torta di svariati miliardi di euro fatto di appalti statali, permessi ambientali e concessioni pubbliche, secondo la prassi consolidata del do ut des che nel Belpaese si arricchisce di sempre nuovi capitoli, capitolati e…sfumature. Tanto per dire, c’è chi è sceso in campo come l’ottantenne re delle acciaierie emilio riva, ottenendo in cambio della partecipazione alla cai-cordata delle precise garanzie per continuare tranquillamente ad inquinare l’ambiente evitando di adeguare i suoi impianti siderurgici alle norme anti diossina. Nelle ultime settimane, la maggiore acciaieria del suo gruppo, l’ilva di Taranto, si è ritrovata di fronte ad un problema la cui soluzione è affidata alle decisioni del malgoverno berlusconi. La Regione Puglia ha reso note le rilevazioni sulle emissioni di diossina dello stabilimento tarantino. Troppo alte, ha sentenziato il presidente Nichi Vendola, affermando che se non ci saranno investimenti per ridurle non concederà il benestare nell’ambito della procedura di autorizzazione ambientale. Il parere della Regione Puglia nel cui ambito territoriale ricadono anche gli effetti inquinanti dell’impianto siderurgico del re dell’acciaio, non è però vincolante. Il via libero definitivo spetta quindi al governo. E la ministra dell’ambiente stefania prestigiacomo non ha perso tempo, si è incontrata con i vertici dell’ilva per rassicurarli. Nello scorso ferragosto la sorpresa: in una lettera indirizzata ai competenti uffici regionali, il ministero del cosiddetto ambiente ha contestato la bontà delle misurazioni degli inquinanti effettuate peraltro dall’Agenzia competente. L’ilva di emilio riva non chiuderà, non ridurrà le emissioni inquinanti e potrà continuare a sputare diossina h 24. In una intervista pubblicata ieri da La Stampa il re delle acciaierie si dice “disgustato dal comportamento dei piloti” e aggiunge “sono meglio gli operai”. Sono “meglio” forse perché gli operai hanno scarso potere contrattuale, si accontentano di poco, lavorano tanto e guadagnano poco senza protestare efficacemente in un impianto siderurgico in cui è altissima la percentuale degli infortuni sul lavoro. Siamo alle solite, la società fondata sull’interesse privato considera il lavoro dell’operaio solo come merce, unità lavorativa, e confonde il bisogno, la produzione della ricchezza e la divisione del lavoro con il reddito e il capitale, laddove “il salario è determinato dal conflitto tra capitalista e operaio”. Mio malgrado cito Marx che a sua volta citava l’economista Smith per il quale “l’intero prodotto del lavoro appartiene all’operaio” però “di fatto – dice Marx - all’operaio giunge soltanto la parte più piccola e assolutamente più indispensabile del prodotto; solo quel tanto che è necessario affinché l’operaio viva non come uomo ma come operaio, e propaghi non l’umanità, ma quella classe di schiavi che è la classe degli operai. L’economista ci dice che col lavoro si può comprare ogni cosa e che il capitale non è altro che il lavoro accumulato; ma nello stesso tempo, ci dice che l’operaio, ben lungi dal poter comprare ogni cosa, deve vendere se stesso e la sua umanità”.I capitalisti straccioni di casa nostra non si accontentano più di “comprare” l’umanità degli operai, ora vorrebbero acquistare anche la loro dignità e schiavizzarli con i ricatti più vari, licenziamento compreso, proprio perché “la popolazione operaia, che mercanteggia il lavoro, è forzatamente ridotta alla parte più debole del prodotto…La teoria del lavoro-merce è qualcosa di diverso di una teoria della schiavitù mascherata?” A scorrere i nomi presenti nella nuova governance della più potente banca d’affari italiota, se ne trovano alcuni che figurano anche nella suddetta cordata cai-manesca. Inutile parlare di conflitto di interessi! In questo come in altri casi non ci sono conflitti, ma solo interessi da coltivare in barba ad ogni elementare principio di concorrenza dinanzi al quale la prevaricante legge del più forte, silvio docet, si impone sulle altre, violando una semplicissima norma di mercato secondo cui ad imporsi non dovrebbe essere il più forte, ma il miglior offerente. E per quel poco che mi è dato di conoscere, l’offerta di Air France era di gran lunga migliore di quella della cai sponsorizzata dal presidente del consilvio, solo che il cinismo elettorale del caimano su questa vicenda, come su altre, oscure e inindagabili, ha costruito le sue predatorie fortune senza che nessun cacciatore, sia pure di frodo, abbia mai osato tendergli il laccio della legalità e della trasparenza per ridurlo all’impotenza. L’arroganza del padrone del vapore non conosce limiti, pur essendo lui il responsabile massimo del crack “alitalia” non trova nient’altro di meglio da fare che accusare i sindacati, non tutti beninteso, ma solo quelli che non si sono piegati ai suoi diktat. I sindacati, quelli che non si sono venduti per un misero piatto di lenticchie, chiedevano semplicemente delle garanzie sui contratti. Penso che fosse loro diritto-dovere rappresentare al meglio le istanze degli iscritti, diversamente sarebbe stato perfino inutile fingere di trattare così come hanno fatto certi sindacalisti. Tanto era già tutto deciso!Qui non si tratta di difendere privilegi, se così fosse i primi a recitare il mea culpa dovrebbero essere i politici, i parlamentari e i boiardi di Stato che in quanto a privilegi ne hanno fin troppi e vivono da gran nababbi sulle spalle dei contribuenti. Fosse per lui, fosse per silvio, i sindacati li abolirebbe, così come abolirebbe le garanzie costituzionali, le elezioni e la libera stampa. Non è detto che non ci riesca, d’altronde le prove tecniche di regime in corso di svolgimento precludono a scenari da scongiurare con una civile “resistenza costituzionale”. Lui, caro lei, è per il partito unico, il maestro unico, il pensiero unico, il giornale unico e dei lavoratori e dei passeggeri della compagnia di bandiera se ne fotte altamente.Tanto lui, caro lei, ha una flotta aerea personale, usa gli elicotteri pure per andare a pisciare e vola gratis con gli aerei di Stato.Alla faccia di quelle hostess che hanno gioito alla notizia del ritiro dell’offerta cai-manesca e sono state derise e sbeffeggiate dal regime mediatico. E chi non l’avrebbe fatto se in caso diverso fosse stato costretto a lavorare di più e a guadagnare di meno? A casa mia questo si chiama sfruttamento. Perciò non resta che tornare al mercato, alle sue leggi, senza porre veti, ricatti e ultimatum, cercando nuovi acquirenti che abbiano a cuore non solo il profitto e il proprio tornaconto, ma anche e soprattutto la sorte dei dipendenti. In caso contrario “meglio falliti che in mano a dei banditi”!