IPERBOLE

RAZZISTI E S...FASCISTI


            
Un vero atto di intimidazione! Non riesco a definire altrimenti la richiesta di costituzione di parte civile avanzata dal titolare del Viminale avverso la donna italo-somala che qualche giorno fa ha denunciato di essere stata umiliata e insultata da alcuni agenti della Polizia di frontiera durante una perquisizione corporale svoltasi all’aeroporto di Ciampino. Gli avvocati della signora Amina hanno presentato un esposto alla Procura di Roma ipotizzando la consumazione dei reati di perquisizione arbitraria e minacce con l’aggravante dell’odio e della discriminazione razziale. Per tutta risposta il ministro degli interni, del quale è saggio non indicare il patronimico giacché il farlo comporterebbe il reato di istigazione a chiamarlo così come nomen omen vorrebbe, se n’è uscito con una reazione di chiaro stampo legaiolo definendo una montatura giornalistica il caso della donna somala, prospettando la richiesta di un risarcimento danni che altro non è se non un avvertimento, in puro stile mafioso e fascista, il segno premonitore di un clima in cui sarà difficile, se non impossibile, protestare liberamente per far valere i propri diritti non più riconosciuti come tali da uno Stato che si avvia a diventare uno stato di polizia.L’esercito schierato nelle città a garantire il supposto ordine pubblico non è cosa da Paese civile e democratico, le garanzie costituzionali sospese, i lodi schifani-alfani, il leccaculismo mediatico e le lodi sperticate dei laudatores prezzolati sono tipiche dei regimi dittatoriali; le discariche elette a siti di interesse nazionale presidiate e militarizzate sono invece degnissime di uno stato che affoga nell’immondizia istituzionale, così come il clericalume imperante che detta l’agenda politica al fariseume trionfante non è degno di una Nazione indipendente e sovrana. Un esecutivo che governa a colpi di maggioranza pro domo sua e decreta seduta stante la regalità del sovrano italiota non fa altro che confermare che l’ex repubblica italiana è ormai in balia di una risma di agiografi ossequiosi e cavalier serventi, attenti solo a non ostacolare lo sputtanamento e la putinizzazione dell’ex belpaese (anche il veltro se n’è accorto, alla buon’ora!) avviato da un riccastro sfondato al quale da ultimo fa bordone pure la sua schiatta che deborda, mefitica, dalle cloache di famiglia per parlare improbabilmente e senza cognitio causae di “etica negli affari e nella finanza”.Parlassero piuttosto della malaethica berlusconiana e leggessero qualche libro che analizza in chiave critica la discussa ascesa del loro augusto paparino! Che so, potrebbero iniziare con L’ombra del Potere di David Lane e finire con Il ritorno del Principe di Lodato e Scarpinato inframmezzando la lettura con gli Ultimi Versi, sempre attuali, di Giovanni Raboni ispirati proprio dalla discesa in campo del presidente del consilvio. Se fossi figlio di silvio, mi vergognerei di avere un padre simile, lui parla di invidia e odio sociale, ma alla sua sfacciata opulenza preferisco la mia dignitosa sufficienza. Il poveretto è in pieno delirio di onnipotenza e le sue crisi comiziali si commentano da sole. Peccato abbiano una gran presa (per il culo) su quel popolo bue così ammansito e addomesticato dal manganello mediatico agitato dai suoi gerarchi che ormai fanno a gara per chi fra loro risulta essere il più grande e riconosciuto testa di cactus. Moltissimi mi ricordano il giudizio che uno storico diede di achille starace, un gerarca fascista nato da queste parti giustiziato e appeso a Milano in Piazzale Loreto, a proposito del quale si diceva che “respirava per ordine del duce”. La stessa cosa si può dire degli attuali gerarchi berlusconiani, i quali respirano e parlano solo per garantire se stessi e la sopravvivenza del ducetto di arcore. E non mi intimorisce certo l’accusa di sfascista mossa da uno che è fascista dentro e fuori, laddove una semplice esse messa ad inizio di parola suona da sprone per combattere e avversare nuovi e vecchi fascismi. Il cavaliere col fez è un epigono di benito e anche il suo lessico risente dell’influenza mussoliniana, intanto ha omesso di esprimersi sul “fascismo male minore” perché è troppo impegnato a mal “governare”, perciò se er puzzone accusava gli avversari di disfattismo, ecco silvio pronto a etichettare l’opposizione di sfascismo, attribuendo a questo neologismo lo stesso, identico significato; perciò, per sinonimia, entrambi diventano un attributo che qualificano in senso elogiativo quanti si oppongono alla deriva autoritaria. La vicenda della donna somala fermata e perquisita dalla polizia a Ciampino, il cinese pestato a Tor Bella Monaca a Roma, la prostituta la cui foto per terra negli uffici dei vigili (poco) urbani di Parma ha fatto il giro del mondo, quell’extracomunitario fotografato ammanettato ad una colonna della questura di Monza, Abdul ucciso a colpi di spranga a Milano da due baristi e, ancora, Emmanuel il ragazzo ghanese che, sempre a Parma, è stato scientificamente picchiato dai soliti vigili poco urbani. Per non dire dell’eccidio dei sei africani massacrati dalla camorra. E c’è ancora chi si ostina a dire che in Italia non c’è un’emergenza razzismo e che questi sono solo degli episodi ridimensionando la portata di un incendio appiccato, guarda caso, proprio da chi oggi non riesce più a controllarne la portata e se prima ingenerava paura e insicurezza ora suscita solo proteste e indignazione. La cosa assume una valenza ancor più drammatica perché si inquadra in un contesto in cui perfino i latrati del pastore tedesco, sono il segno di un’emergenza che, prim’ancora di essere democratica, è la chiara manifestazione di un’intolleranza in mercé della quale l’attuale classe dirigente destrorsa ha preso il potere instaurando un regime fascista, razzista e xenofobo. “E’ inquietante che il ministero dell’interno invece di procedere preliminarmente ad un’indagine amministrativa sui gravi fatti denunciati – incalzano gli avvocati della donna italo-somala – prospetta azioni giudiziarie, per di più improponibili in questa fase, e senza aspettare che la Magistratura concluda le indagini”. Ed è ancor più inquietante che in Italia uno come silvio berlusconi possa ripetutamente diventare presidente del consiglio e un altro come roberto maroni possa per due volte diventare ministro degli interni. Del primo, imputato impunito, sono notissime le vicende giudizie e penali che lo vedono ancora sul banco degli imputati, nonostante lodi alfani e cavilli vari; del secondo, imputato condannato, è meno nota la storia giudiziaria e la fedina penale, comunque sporca, condizione che gli ha ugualmente concesso di diventare ministro degli interni, avendo egli collezionato una condanna definitiva a quattro mesi e venti giorni di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale. Ma ormai, come scrisse il buon Raboni “chiunque può vedere pregiudicati e delinquenti d’ogni risma e colore mettere sull’attenti compunti picchetti d’onore”.