IPERBOLE

CHI TACE, ACCONSENTE!


     
, quello dei presidenti partorisce deformanti realtà e i mai del tutto aborriti obbrobri nati e cresciuti in tale comatoso contesto hanno trovato l’humus ideale per svilupparsi, indisturbati, nel sottobosco della politica e sono diventati così numerosi da non essere più riconosciuti come infestanti da coloro che pure sono deputati a farlo, stante l’incapacità degli stessi a riconoscerli e a fronteggiare una situazione che vede gli assisi sugli irti colli come soggetti passivi di un piano di cosiddetta “rinascita democratica” avente come fine ultimo la capitolazione dell’attuale assetto istituzionale e la restaurazione di un regime che, come un virus mai del tutto debellato, è rimasto silente trovando il modo di mutarsi e di presentarsi sotto le mentite spoglie di un profittevole presidente del consilvio, sedicente “liberale” che in nome della propria libertà e di quella dei suoi sodali, limita e uccide l’altrui Libertà, calpesta ogni Principio contrario alla sua brama di potere facendo strame dello Stato di diritto, forte della certezza che mai nessuno oserà arginare la deriva totalitaria in atto, proprio perché, violando l’ultimo baluardo, ha trovato la sponda ideale nell’indolente complicità istituzionale di quei “garanti” la cui funzione viene ogni giorno fiaccata e svilita da un esercito di servili agenti patogeni talmente virulenti e refrattari ad ogni cura da aver infettato in modo ormai irreparabile i gangli vitali dello Stato. Partendo da questi indubitabili presupposti, credo sia legittimo e naturale esercitare un diritto garantito dalla Costituzione e magari protestare per richiamare l’attenzione di un vegliardo abbioccato, a meno che nel frattempo non sia stato anch’egli investito del dogma dell’infallibilità e noi comuni mortali accusati del peccato di lesa maestà. Il ruspante Tonino col suo stridulo chicchirichì ha rotto l’assordante silenzio che circonda i palazzi del potere; gli altri polli da batteria, gli inqualificabili corifei dalla infiammabilissima coda di paglia, si sono esibiti in un infervorato “dagli all’untore” come spesso accade quando una verità lapalissiana rischia di mettere a nudo un re che col suo silenzio copre le pudenda di un altro monarca al quale i suoi sudditi hanno con…cesso sovrana impunità.E’ veramente paradossale che chi invoca il rispetto della Legge venga tacciato di giustizialismo, è oltremodo assurdo che chi fa della legalità costituzionale la sua bandiera venga criminalizzato e definito eversivo . Ma tant’è! Il conformismo leccaculista del fariseumeume trionfante si straccia le vesti, grida allo scandalo, considera inaccettabili e irricevibili le geremiadi pronunciate a Piazza Farnese, quando poi sono rivelatrici di una realtà che solo gli struzzi non vedono proprio perché amano nascondere la testa sotto la sabbia, così come peraltro impone il tartufismo gesuitico, la nuova religione praticata dai maggiorenti di uno Stato, ahi noi, ridotto ad essere semplice participio passato del verbo essere. I soliti benpensanti “Li disser ladri usciti dalle tane, ma non portaron via nemmeno un pane”… Trattandosi di una manifestazione sulla Giustizia promossa dai parenti delle vittime della mafia forse qualcuno avrebbe gradito di più che si accettasse a testa china di subire, senza reagire, ogni sopruso recitando sommessamente: “Eran trecento, eran giovani e forti e sono morti”…