IPERBOLE

EVANGELICA INCOERENZA


 
E’ scritto: “Badate di non praticare la vostra carità davanti agli uomini per essere visti da essi, altrimenti non ne avrete ricompensa dal Padre vostro che è nei cieli. Quando dunque fai l’elemosina non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere glorificati dagli uomini. In verità, vi dico: essi hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu, invece, quando fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra quel che fa la tua destra, affinché la tua elemosina resti segreta e il Padre tuo che vede nel segreto ti darà la ricompensa.” (Matteo 6,1-4). Il generale di corpo d’armata angelo bagnasco, di professione cardinale della chiesa dei papi e presidente della camarilla episcopale italiana, ha visitato i luoghi colpiti dal terremoto portando in dote un po’ della pelosa solidarietà del clericalume imperante accompagnata da qualche “spicciolo” rinveniente dal cespite dell’otto per mille, una tassa generata da un meccanismo truffaldino che lo Stato italiano versa nei forzieri dei gerarchi catto-vaticani in forza di un pattizio leonino che sovente spinge lormonsignori a sputare nel piatto in cui mangiano volendo anche scegliersi il pane e il companatico. L’ex ordinario militare, dando l’ennesima prova di evangelica incoerenza, così come d’altronde fanno i sepolcri imbiancati ispirati dal fariseume trionfante, ha suonato la tromba mediatica annunciando “urbi et orbi” che i vescovi donavano, si fa per dire, cinque milioni di euro, così che la sua sinistra ha ben presto saputo che quel ha fatto la sua destra, violando quel segreto che svilisce e rende più che interessata la tanto sbandierata carità.E’ scritto: “Non accumulate tesori sulla terra” e qualche versetto dopo Matteo aggiunge che “il Figlio dell’Uomo non ha dove posare il capo” eppure i suoi rappresentanti, gli agenti monomandatari di una società a irresponsabilità illimitata, nei secoli dei secoli hanno trovato il modo di sfruttare il mandato ricevuto accumulando su questa terra un tesoro inestimabile che cresce di pari passo con la loro ipocrisia. Prova ne sia l’ingente patrimonio immobiliare di proprietà della cosiddetta “santa sede” che fa della setta catto-vaticana una multinazionale del mattone, un bene rifugio al riparo da ogni bolla speculativa che frutta consistenti introiti ad un clero che pure fa voto di povertà: quanto di più assurdo possa esserci sulla faccia della terra. “Le ricchezze nascoste della chiesa” titolava qualche giorno fa in prima pagina il quotidiano francese Le Parisien lanciando una documentata inchiesta sulle proprietà immobiliari di grande pregio e valore che il vaticano gestisce a Parigi attraverso una sua società costituita ad hoc. Risibile e offensiva la reazione avuta dal vice segretario generale della camarilla episcopale francese, tale coulot, secondo cui la chiesa è povera, premurandosi poi di far sapere che abbiamo più spese che entrate. Lussuosi appartamenti nel cuore di Parigi affittati a prezzi di favore non a poveracci, ma a ministri, a boiardi di stato e ad altri inquilini eccellenti. Così come avviene in Italia, dove, a proposito di senzatetto, il vaticano si guarda bene dall’offrire i suoi immobili ai terremotati e se ne esce con quei miseri cinque milioni di euro, parte di una partita di giro, che dopotutto sono soldi scuciti dalle tasche di quegli stessi Italiani ai quali, nel momento del bisogno, non vanno che le briciole lasciate cadere da una mensa gestita dai parassiti dello spirito. Si lamentano se poi qualcuno, come chi scrive, si lascia andare a delle vere e proprie invettive dettate da un livore che diventa disprezzo per il modo col quale i pusher dello spirito spacciano l’oppio dei popoli sfruttando l’intimo bisogno di Dio insito nel cuore del genere umano. Ben vengano allora la crisi dell’istituzione “chiesa”, le incoerenze evangeliche e il calo di credibilità registrato ultimamente dalla setta catto-vaticana gestita dal pastore tedesco. In Italia, colonia papale obnubilata da lunga esposizione clericale, è difficile se non impossibile cogliere la patologica portata degli effetti collaterali, bisogna perciò ascoltare gli echi che giungono dall’estero e gli interventi (anche di teologi “illuminati”) che descrivono la regressio ad infinitum della chiesa di ratzinger. Era da molto tempo, infatti, che la chiesa di Roma non soffriva di una crisi di credibilità come quella che sta attraversando oggi sotto il giogo di benedetto sedici. Una crisi provocata, come sottolinea il filosofo francese Frédéric Lenoir, ricercatore associato al Centro Studi Interdisciplinari del Fatto religioso presso la Scuola Alti Studi in Scienze Sociali, non “dai ‘nemici della fede’ né dagli anticlericali”, ma dalle contraddizioni interne alla stessa chiesa cattolica, messe ultimamente a nudo in maniera clamorosa dalla revoca della scomunica dei vescovi lefebvriani, tra cui il negazionista richard williamson, e dalla quasi simultanea scomunica della madre della bambina brasiliana di nove anni stuprata dal patrigno e dei medici che le hanno provocato l’aborto. Decisioni, queste ultime (a cui va aggiunta perlomeno quella relativa al veto vaticano sulla proposta di depenalizzazione mondiale dell’omosessualità), che hanno inferto un duro colpo all’immagine, già appannata, di un papa caduto in una serie interminabile di “gaffes ed uscite improvvide”: da Ratisbona, dove, nel settembre del 2006, la sua citazione anti-islam ha fatto insorgere il mondo musulmano, ad Aparecida, durante la V Conferenza dell’episcopato latinoamericano nel maggio del 2007, dove ha provocato l’indignazione dei popoli indigeni arrivando a negare l’imposizione violenta del cristianesimo in epoca coloniale e definendo un’involuzione l’attuale processo di recupero delle religioni precolombiane, fino all’Africa, dove recentemente ha sollevato proteste in tutto il mondo per la sua condanna dell’uso del condom in funzione anti Aids. Per non parlare della sua inedita, confidenziale passeggiata tra i viali dei giardini vaticani in compagnia di un certo george w. bush, il volto più inguardabile dell’impero, a cui papa ratzinger, nel giugno del 2008, è riuscito ad offrire un’accoglienza mai riservata a nessun altro capo di Stato: il sigillo dell’alleanza, secondo le parole usate allora da Enzo Mazzi, “fra il dominio imperiale imperniato sugli Usa e il dominio del sacro etico-spirituale-religioso incarnato dal vertice della chiesa cattolica”.La difficoltà di questo papa a comprendere il suo tempo e a cogliere i segni, risulta evidente non solo ai non cattolici, ma anche a molti fedeli praticanti, rendendo tutt’altro che irrilevante il rischio di uno “scisma silenzioso” all’interno del cattolicesimo, come già accadde al tempo di Lutero. “Benedetto XVI, scrive Lenoir su Le Monde del 19 marzo, voleva rievangelizzare l’Europa. Non otterrà, forse, che riconquistare un pugno di integralisti, a scapito della perdita di numerosi fedeli legati ai valori evangelici e di individui alla ricerca di un senso ai quali il vaticano sembra non saper offrire altro che dogmi e norme”.Sui “livelli preoccupanti” di perdita di credibilità dell’istituzione cattolica si sofferma (su Redes Cristianas del 16/3) il teologo spagnolo Benjamin Forcano, che ne individua la causa nell’“infedeltà” al Vaticano II e nella paura delle riforme di cui la Chiesa ha bisogno. Con “due conseguenze sempre più evidenti”: un atteggiamento da ‘due pesi e due misure’, di disponibilità nei confronti dell’estrema destra autoritaria e di “aggressione senza misericordia contro tutte le posizioni affini alla libertà evangelica, alla fraternità cristiana e all’uguaglianza tra tutti i figli di Dio”; e l’incapacità di ascolto, “che fa sì che l’istituzione cada in assurdità maggiori che nel caso Galileo”.Ma la perdita di credibilità della Chiesa ha molto a che fare anche con il suo carattere patriarcale, sessuofobico e maschilista. Di “aberrazioni sessiste” parla non a caso Marie-Andrée Roy, docente del Dipartimento di scienze delle religioni e direttrice dell'Istituto di ricerche e studi femministi dell'Università del Quebec a Montreal, nonché uno dei membri fondatori del gruppo L'Autre Parole. “Oggetti al servizio dell'uomo, madri dedite ai propri bambini, spose sollecite verso i propri mariti, vergini al servizio del clero, le donne, afferma su Le Devoir.com (24/3), non possono esistere per se stesse. Certo, il discorso della Chiesa di Roma glorifica ‘la donna’ che si realizza nell'abnegazione più totale, nel dono disinteressato di sé. Ma le donne comuni, con un corpo, dei desideri e delle ambizioni, non hanno legittimità, neanche esistono nel discorso romano clericale”.Sul potere paternalista, assoluto e dissoluto della curia vaticana pone infine l’accento (su Periodista Digital del 10/2) un altro teologo spagnolo, Xabier Pikaza, secondo il quale il ciclo di potere del papa “è giunto al suo culmine” e “non serve più”… “Ciò significa che si deve tornare indietro, percorrere a ritroso il cammino, riprendere il vangelo, oltre la riforma gregoriana e il costantinismo, più indietro della stessa ellenizzazione della Chiesa antica”. La chiesa dei papi è stata definita fin dall’antichità come santa e peccatrice: “casta prostituta”. Non sono mai mancate crisi gravi nella sua storia e quella attuale non mi sorprende per niente, soprattutto perché costituisce la cartina di tornasole di un meretricio del sacro e di un fondamentalismo oscurantista che rinnega il Vangelo (e l’ultimo concilio) prestando il fianco alla politica più becera e volgare esercitata in modo spregiudicato dal potere curiale che si muove come una lobby promuovendo una serie di nomine episcopali funzionali alla ricerca di pastori e servi fedeli i quali devono difendere il dogma, gli interessi del potere costituito anziché quelli del popolo che si vorrebbe fosse sempre più bue. Ciò comporta due conseguenze sempre più evidenti: la prima è un atteggiamento che esprime, da una parte, disponibilità verso posizioni confinanti con l’estrema destra autoritaria (per quanto infedeli al Vangelo e persino atee) e, dall’altra, un’aggressione senza misericordia contro tutte le posizioni affini alla libertà evangelica, alla fraternità cristiana e all’uguaglianza tra tutti i figli di Dio (tanto clamorosamente negata oggi); la seconda è l’incapacità di ascolto, che fa sì che l’istituzione cada in assurdità maggiori che nel caso Galileo (perché questi, per quanto fosse giusta la sua intuizione sul movimento degli astri, non aveva gli argomenti; mentre oggi la scienza sembra fornire dati che la curia papale preferisce ignorare, come nei problemi riguardanti l’inizio e la fine della vita). La proclamata sintesi tra fede e ragione viene così contraddetta dal presunto primato della fides sulla ratio. Oggi nessuno crederebbe che un santo dolce e mite come Antonio da Padova potesse pubblicamente denunciare che, mentre Cristo aveva detto a Pietro “pasci le mie pecore”, i vescovi della sua epoca (come di questa) si dedicavano (e si dedicano) a mungerle o a tosarle. O che il mistico san Bernardo scrivesse al papa per dirgli che sembrava il successore non di Pietro ma di Costantino (davvero aveva visto giusto!), e domandargli: “Faceva questo Gesù, facevano questo San Pietro o San Paolo? Con quanto zelo gli ecclesiastici difendono i propri interessi!”. E concludeva affermando: “Si indignano contro di me e mi ordinano di chiudere la bocca dicendo che un monaco non deve giudicare i vescovi. Ma preferirei chiudere gli occhi per non vedere quello che vedo”...