Una delle malcelate propensioni del presidente del consilvio, peraltro appannaggio degli imbonitori più smaccati e fraudolenti, è quella di mentire spudoratamente sul prodotto del proprio operato ricavandone un effimero guadagno o un consenso drogato da una realtà creata ad arte che faccia da contraltare alle contingenze del momento capovolgendo una frittata bruciacchiata dalle sue evidentissime, innegabili, delittuose incongruenze: un’operazione di bassa cucina scioccamente mascherata dal mutuare all’occorrenza perfino un linguaggio, o un copione, e mutarlo sic et simpliciter adattandolo, senza tema di apparire spudoratamente ridicolo, alla sua discutibilissima condotta. Tanto che spesso nel suo misero controbattere alle accuse è come sentire il bue che dà del cornuto all’asino. Un’appropriazione indebita non solo delle “corna” altrui, ma anche di modi di dire utilmente impiegati per gettare discredito e ridicolizzare quella sinistra che da ultimo si è vista recapitare uno stock di “zerbini” prodotti dal signore del biscione evidentemente aduso ad essere omaggiato con la più servile e idiota delle adulazioni ad opera del giornalista scendiletto e leccaculo di stretta osservanza berlusconiana. Meglio se a quelle ruffianerie si accompagna la lode infetta, infeltrita e sperticata, al limite dell’agiografia di regime, di pennivendoli e scribacchini del casato che offrono come gadget i santini del loro mammasantissima. Accusare altri di avere alla propria corte degli imbrattacarte scendiletto, significa dar torto alla propria orripilante immagine di magnate del consenso mediatico-elettorale estorto con l’inganno e costruito proprio grazie alla faziosità di pennivendoli zerbinati, i quali, proprio perché nati zerbini, e ronzini, rispondono agli ordini di scuderia di un cavaliere e necessitano di qualcuno che li foraggi calpestando la “deontologia” di un branco di servili yes man con l’hobby della politica ancillare e del giornalettismo più compiacente e sguaiato, i quali, ogni giorno, come da contratto, indossano la cavezza e seguono fedelmente la linea dettata dal loro signore e padrone. Il guaio è che si incazzano pure se qualcuno mette in risalto la loro dipendenza, come se questo ribadire un’evidenza che in sé non avrebbe nulla di male, oltre a manifestare l’innegabile presenza di una coda di paglia, indica un chiaro conflitto di interessi e forse il timore reverenziale di non essere sufficientemente all’altezza, pardon, alla bassezza di un compito che consiste semplicemente nell’essere peripatetici del pensiero unico, esecutori decerebrati e megafono della voce del padrone. Si spiegano così gli attacchi al calor bianco di un certo giornalismo d’accatto che non lesina accuse inventate per costruire di sana pianta delle improbabili verità inficiate dalla primigenia menzogna e muove basse insinuazioni nei confronti di quanti hanno scoperchiato il verminaio alimentato dall’uso spregiudicato del potere da parte di un presidente del consilvio impudente nel pretendere impunità e imprudente nel reclamare la licenza di infrangere norme e regolamenti senza essere perseguito, così come altrove accade, e magari soggiornare, così come meriterebbe, nelle patrie galere. Alla luce degli ultimi eventi, ho trovato estremamente attuale un pamphlet di qualche anno fa scritto da Oliviero Beha: “Crescete & Prostituitevi”. Così recita il sottotitolo: “In una Repubblica fondata sul denaro, l’Italia di berlusconi (la minuscola è mia)…manda ai giovani un pessimo messaggio”. Rileggerlo al tempo del “noemi-affaire” risulta molto istruttivo, non solo per certi tenutari facoltosi, minorati danarosi, che si circondano di intemerate minorenni, ma anche per quanti hanno imboccato loro malgrado “un percorso di prostituzione adeguato al ricatto del potere poiché l’intellighenzia attuale rimuove qualunque ombra autocritica dalla sua condizione di mantenuta”. Pensateci, una generazione resa orfana di valori e ideali è più facilmente abbordabile dai vari papi e papponi che si succedono nella regia di quel reality show che è diventata la politica italiana divisa fra il lussureggiante giardino del papa re e il lussurioso parco mondo del presidente del consilvio, il quale conosce e pratica perfettamente il marciume che lubrifica o inceppa certi meccanismi e “galleggia evidentemente a suo agio in questo mare schiumante di amoralità normalizzata”. Logico poi che all’estero i giornali denuncino senza mezzi termini che in Italia vige “un clima decadente da basso impero” condizionato dai capricci di “un clown che ha perduto la maschera”, un re sempre più nudo, fescennino, vestito di solo cerone e fondotinta (quando si dice “una faccia di bronzo”!) i cui decreti “rivelano un’escalation inquietante di impunità morale”. Dopo aver ottenuto l’impunità penale con le famigerate “leggi vergogna” c’è da scommettere che “sua impunità” farà di tutto per ottenere anche quella morale ed è già sulla buona strada a giudicare dal pilatesco giudizio espresso dalla gerarchia catto-vaticana, così proclive all’indulgenza quando ad esserci di mezzo è l’esponente massimo del fariseume trionfante che è quanto di più affine al clericalume imperante. Ancora una volta, in attesa di un decreto definitivo dallo stesso approntato a suo uso e consumo, con la scusa di difendere la sua privacy, ha preteso e ottenuto il sequestro di una serie di foto che potevano nuocere alla sua già compromessa reputazione. Un personaggio pubblico, e silvio ahimè lo è seppure a sua insaputa, non dovrebbe avere nulla da nascondere ben sapendo che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi e prima o poi l’acqua di sentina deborderà da certe pentole in ebollizione e la verità verrà comunque a galla a dispetto di ogni falsità; dovrebbe essere intonso e candido come la veste che indossavano coloro i quali nell’antica Roma ricoprivano una qualsiasi Magistratura. Ma è passato tanto di quel tempo da allora, che i candidati e gli eletti possono anche essere dei bugiardi, dei pregiudicati, degli inquisiti; possono anche permettersi di definire “eversivi” quei giudici che hanno l’ardire di indagare sulle notitiae criminis che riguardano, per esempio, il presidente del consilvio investito di una magistratura, di una carica istituzionale, derivantegli da un consenso popolare in mercé del quale, si sente autorizzato a porsi al di sopra della Legge. A loro tutto è concesso, possono immergersi in una riserva marina, salvo poi pagare una multa perché scoperti in fragranza di reato; uno di loro, più recidivo e impunito di altri, può anche permettersi di convocare a capodanno la sua corte, i suoi pretoriani, le sue cortigiane, il suo menestrello e scarrozzarli su e giù per il belpaese usando voli di Stato, quindi pubblici, quindi pagati dal contribuente, per spostamenti privati. Se penso che anche un solo centesimo delle mie tasse viene scialacquato per fare il pieno di carburante di certi aerei, non posso che sperare che precipitino con il loro carico di merda prima che l’equipaggio, solo l’equipaggio si badi bene, abbia provveduto a paracadutarsi! Sapevo di un generale molto “speciale” che si faceva consegnare il pesce fresco in montagna usando l’aereo delle fiamme gialle come se fosse un’auto blu o il camion frigorifero di una pescheria, sapevo di ministri e della loro schiatta che usavano l’aereo di Stato per andare a vedere il gran premio di formula 1 e le partite di calcio, so di onorevoli e senatori che si fanno dare un passaggio dagli aerei dell’aeronautica militare per rientrare a casa dopo le defatiganti sedute parlamentari; mai avrei pensato che un presidente del consilvio arrivasse al punto di aviotrasportare con gli aerei di Stato le sue truppe mammellate, il suo harem, il suo menestrello, per le festività di fine anno e gozzovigliare come un gran pascià offrendo il destro a quanti ormai parlano di sultanato, di berlusconistan e dell’istituzione di un regime che da mediatico che era non poteva non sfociare nel trionfo della mignottocrazia, un potere esercitato secondo un rituale che ha fatto del puttanesimo la nuova religione di stato e di silvio il suo profeta e messia. La normale, fisio-patologica, mutazione di quel crescete e prostituitevi che ora trova compimento in una cosiddetta “repubblica” andata a puttane, in cui le disparità sociali, le caste, le disuguaglianze permettono al 10% della popolazione di possedere il 60% della ricchezza nazionale. Un paese in cui il divario fra ricchi e poveri cresce esponenzialmente, tanto che accanto a quelli che sopravvivono con seimila euro l’anno, c’è un presidente del consilvio che “fa tintinnare le gioie contenute in un sacco” da regalare alle sue odalische e spende seimila euro per il regalo di compleanno della pulzella di Portici. Leggo che c’è “un uso discrezionale dell’utilizzo dei voli di Stato” e non mi sorprende il fatto che proprio berlusconi silvio abbia modificato radicalmente la normativa che regola i voli di Stato autorizzando a salire sugli aerei militari “personale estraneo alla delegazione” comunque accreditato su indicazione dell’Autorità “anche in relazione alla natura del viaggio, al rango rivestito dalle Personalità trasportate, alle esigenze protocollari ed alle consuetudini internazionali.” Leggo che l’autorizzazione all’imbarco dev’essere controfirmata da letta gianni, sottosegretario alla presidenza del consilvio, gentiluomo del papa e…damerino del “papi”. Gli scudieri del cavaliere anche in questo caso annegano nell’evidenza dei fatti, anche perché basterebbe consultare la lista passeggeri e i piani di volo del 31esimo Stormo per sbugiardare il cavalier bugiardoni. Sono schifato solo all’idea che un ipocrita patentato, come berlusconi silvio, sia riuscito a plagiare la maggioranza di questo Paese sbandierando un pragmatismo parolaio e velleitario alimentato da un populismo massmediatico, anticostituzionale, razzista, secessionista e illiberale che occulta le vere ragioni per le quali egli “è sceso in campo” e governi l’Italia, così come si governano e pasturano i polli in batteria, avendo in mente di difendere i suoi interessi e quelli delle camarille a lui vicine, sovvertire la Costituzione, assoggettare la Magistratura, mettere lo Stato laico nelle fauci della chiesa catto-vaticana, far pagare la crisi ai ceti sociali più deboli traditi dalla frode mercatale, dalla violenza consumistica, dai consilvi per gli acquisti voluttuari, dall’ignavia dell’ottimismo a buon mercato le cui nefaste conseguenze si ripercuotono sul vissuto quotidiano proprio di quei ceti sociali meno abbienti e meno garantiti da un malgoverno che finge di amministrare la res publica, termine ormai obsoleto e avulso nella res berlusconiana, privatizzata dalle oligarchie e privata da ogni connotazione che rimandi all’interesse generale e al Bene Pubblico. Anche perché al Bene Pubblico ha spesso dimostrato di preferire il bene pubico! Un malgoverno che calpesta Principi Fondamentali, sobilla, suggestiona le platee e cavalca il conseguente malcontento attribuendo ad altri (la sinistra, i sindacati, i comunisti, la libera stampa) colpe che gli sono proprie e legiferare quindi unicamente pro domo sua in spregio all’art.3 della Costituzione Italiana che da solo vale mille trattati di Diritto Costituzionale: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla Legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”