Lasciamo macerare i politicastri italioti e l’insulsa pretaglia catto-vaticana nella loro acqua di sentina: prima o poi l’elemento costitutivo del loro essere verrà a galla rivelando il vero volto dell’osce…mo del villaggio globale, uno sporco “puttaniere” infoiato dal potere che per sua stessa ammissione “scopa da dio” come se dio scopasse e corrompesse per partito preso; ma può darsi pure che lo faccia in nome e per conto di quell’abominevole cimitero di sepolcri imbiancati eretto oltretevere, gli invasati eunuchi esaltati da millenario sfruttamento dello spirito marchettaro, che sputano sentenze, organizzano crociate e scomunicano quanti aborrono e abortiscono siffatta teppaglia accomunata dal “batter” cassa inflazionando, con la morale dogmatica, quei valori non negoziabili, chiaramente non esigibili, e falsi, perché emessi da una banca d’affari presieduta da una cupola denominata “ipocrisia”. Barattano leggi e assoluzioni con azioni e obbligazioni privilegiate, inondano le discariche di titoli spazzatura: santità, presidente, eminenza, ministro, eccellenza, onorevole, reverendo, senatore, precetti, decreti, encicliche, leggi ad personam e ad ecclesiam; quanto di più spregevole e ripugnante abbia prodotto l’unione del clericalume imperante e del fariseume trionfante. L’uno e l’altro si sorreggono a vicenda temendo un crollo che sarebbe oltremodo salutare per il ripristino di un’elementare staticità istituzionale sulle cui rovine volano gli sciacalli paludati che scambiano laceri drappi per gloriosi vessilli, si inventano confini dove inutili idioti e zotici cavalier serventi sproloquiano di libertà, federalismo, clandestini, ronde, dialetti e gabbie salariali; espressione patologica di un degrado civico e sociale in cui non destano meraviglia alcuna i non plus ultra legaioli, i diktat dei gerarchi catto-vaticani in fatto di famiglia, vita e sessualità (tanto per dire condannano il preservativo, la pillola abortiva e quella del giorno dopo, forse perché preferiscono la supposta del giorno prima!); desta invece perverso stupore il puttanesimo, la nuova religione di Stato, battezzata dalla geriatrica libidine di un “priapo” compulsivo al quale non rimane altro da augurare che un “infortunio” sul campo di battaglia, magari un bel priapismo (altro che induratio poenis!) al cui confronto il celodurismo bossiano fa la figura di un “impotente” incidente di percorso. Di fronte alle “supposte” ragioni della politica, di certa politica maneggiona che usa le mani e gli “affari” come armi improprie, bisognerebbe fare come l’aretino Pietro che si salvò con una mano avanti e una indietro; tutte le altre logiche vengono a cadere sotto i colpi micidiali di un regime che infinocchia, plagia e circuisce con l’aiuto di una disinformazia di regime che amplifica la voce del padrone, nasconde e mistifica la realtà, trasforma i vizi privati in pubbliche virtù, e semmai qualcuno (libera stampa e virgulti della real casa compresi) osasse implorare il risveglio della Ragione ecco pronta l’accusa di ingratitudine, disfattismo e la condanna del dissenso all’ostracismo più vigliacco e intollerante. Ma è risaputo, l’ipocrisia è propria dell’infingardo; da qui la finzione come interpretazione di un ruolo che porta l’innominato a manifestare consapevole contezza della propria inemendabile condotta (“non sono un santo…non sono ricattabile”) riuscendo anche a convincere la platea, la mandria, che assiste stupita al reality show, di una presunta onestà che altro non è se non la menzogna imbellettata dal trucco di un plutocrate illusionista abituato a comprare tutto e tutti, perfino la verità mascherata dalla voglia di stupire un elettorato, un gregge pagante già instupidito, non certo appagato, dalla presenza sul palcoscenico di un guitto monologante che recita a soggetto interpretando se stesso nell’ignobile, burlesconesca, farsa del “come me nessuno mai”. Volendo definire l’ipocrisia spesso si ricorre all’immagine fornita da Stendhal il quale così la sintetizzava: “Il pastore cerca sempre di convincere il gregge che l’interesse delle pecore ed il proprio siano gli stessi”. Il guaio è che certe pecore ci credono, si fanno mungere e tosare, diventano carne da voto per il pastore. Si metta al posto del pastore il politico italiota (o il prete) e al posto del gregge il popolo italiota, si otterrà lo specchio fedele di una realtà che ogni giorno offre lo spunto per guardare con maggiore lucidità e senso critico a quello che ci viene propinato come “bene comune” un pastone immangiabile avvelenato dal conflitto degli interessi del papi-pastore intento unicamente a incrementare gli utili derivanti dallo sfruttamento “pecoreccio” e intensivo del gregge coltivando proprio i suoi sporchi interessi che mai e poi mai potranno coincidere con quelli delle pecore. Pecore delle quali ogni tanto qualcuno ricorda la familiarità con le caparbie capre paventando una ribellione che renderebbe l’intero gregge più restio a seguire il pastore e i suoi cani sempre attenti ad evitare fughe in avanti e belati fuori dal coro. A tale incombenza non sfugge il papa-pastore il fervente assertore di un’ortodossia da minorati mentali che considera la società odierna simile a quella francese dell’epoca della Rivoluzione. Il mondo di oggi, secondo herr ratzinger, vive sfide di un’intensità pari a quella del periodo post-rivoluzionario francese: allora vi era la “dittatura del razionalismo” che pretendeva di trasformare la Ragione in una sorta di divinità assoluta, adesso vige, secondo ratzinger, la “dittatura del relativismo” alla quale, bontà sua, contrappone la “dittatura dell’assolutismo” per soddisfare “la sete di verità dell’uomo”.Con la storiella della “verità rivelata” continuano indefessi a impapocchiare generazioni di pecore! Mi verrebbe voglia di scrivere quel che pensa Nietzsche di certe verità rivelate, ma questo mi porterebbe fuori tema, mi fermo alle soglie della dittatura del nichilismo e, dovendo scegliere, opterei volentieri per la più appagante dittatura del razionalismo, non fosse altro perché penso che ci vorrebbe davvero un’altra Rivoluzione Francese, un nuovo Illuminismo e magari un’altra “breccia” di Porta Pia. A proposito di Francia, il “Nouvel Observateur” nel numero in edicola dedica quattro pagine tutt’altro che tenere all’innominato presidente del consilvio oggetto di congetture devastanti per la sua immagine e per quella dell’ex belpaese. Tralascio la terribile “ipotesi di un’infiltrazione della mafia russa al vertice dello Stato italiano” riprendo il passo che ha più attinenza con questo post: “Povera Italia, terra di Dante e Michelangelo, diventata ‘Berluscolandia’ abbandonata a un Don Giovanni patetico, che corre freneticamente alla sua eterna giovinezza, a colpi di iniezioni pelviche, impianti piliferi, operazioni di chirurgia estetica, sedute di trucco. Con quell’eterno sorriso ‘Ultrabrite’ come una maschera di Scaramuccia. Un Michael Jackson paracadutato in una commedia dell’arte. Silvio il donnaiolo che pesca nei book delle ragazze del suo impero televisivo la carne fresca utile ai suoi baccanali”.Il “Nouvel Observateur” racconta dunque la notissima storia degli ultimi mesi (D’Addario, Noemi, villa certosa, etc.) e parla “di una registrazione che rischia di alimentare ancor più lo scandalo”. Un ipotetico nastro, secondo il settimanale francese nel quale “un’amante quasi ufficiale” e un’altra, presumo di complemento, entrambe comunque “caligolate” al rango di ministresse “s’interrogano reciprocamente” per sapere come “soddisfare” al meglio il primo ministro. Ieri c’era chi voleva trasformare un’aula sorda e grigia in un bivacco per i suoi manipoli; oggi c’è chi ha trasformato quella stessa aula in postribolo per i suoi manutengoli e le sue mantenute. Comandare è meglio che fottere, recita un proverbio siciliano e di questo ne ha sicura contezza il vostro presidente del consilvio che è riuscito magicamente a unire l’utile al dilettevole conciliando le due massime aspirazioni del genere umano; ma che dico, dell’homunculus italicus, vellicando i desideri, gli istinti più bassi e le aspirazioni di un maschio rampante che sogna di diventare mediamente arrapante, studia da dongiovanni pur essendo un ignorante, si comporta da pecora essendo pecora, inciampa nella miseria della sua dabbenaggine e finisce nelle fauci di un pastore tedesco o nella rete mediatica di un volgarissimo impostore che a cagione della sua abilità nell’arte dell’inganno si potrebbe definire come l’enri fotter della mignottocrazia. Un e…rettile gaudente, farmacologicamente indotto, che manifesta una falsità istintiva per la menzogna, un riccastro sfondato che non ha mai chiarito l’origine delle sue inindagabili ricchezze, un insolente commediante che si trucca per sembrare e apparire ciò che non è. Un arrogante simulatore che se ne frega se ne fotte e fotte per il piacere della frottola, pretendendo tacita e servile accondiscendenza, non può non meritare di essere mandato a farsi fottere.