IPERBOLE

LO SPOT DI PIERFURBY


Ho sentito uno spot elettorale in cui uno svenevole Pierfurby dichiara "abbiamo deciso di ascoltare gli italiani" e giù una serie di improbabili promesse che lasciano il tempo che trovano: ovvero un periodo elettorale drogato da un'overdose di sproloqui e di giuramenti che, tempo cinque anni, andranno a finire nel gran calderone delle promesse mancate e dei voti a perdere.Anche se il Pierfurby dice di avere una  "idea diversa" diversa evidentemente da quella del suo immarcescibile padrone e signore, deve avere l'umiltà di riconoscere che in quasi cinque anni si è fatto tappare le orecchie, e non solo quelle, consentendo così all'inquilino chigiano e alla sua premiata ditta di fare e disfare secondo i propri desiderata.Forse si è accorto di essere stato una semplice pedina nelle mani del demiurgo e, dopo tanto tergiversare, è andato dall'otorino dell'amico Marco, quello dei frollini, per farsi rimuovere i tappi del cerume (o del cerone?) berlusconiano senza i quali il suo udito ha forse guadagnato qualche decibel, ma avrà anche captato un certo non so che di poco moderato che pur venendo dal suo "centro" non può certo dirsi musica per le sue orecchie. Non serve presentarsi come il paladino manicheo di un sistema bigotto e ipocrita, quando poi si tiene bordone al più machiavellico dei soloni che ha usato il potere in funzione di se stesso e bene ha fatto chi ha sentito anticipatamente il bisogno di mandarlo a quel paese.Nel chiudere quindi lo spot di cui sopra, una voce fuori campo arriva candidamente a dire: "io c'entro".Volendo un po' giocare con le parole, dando così intenzionalmente un senso diverso  al suo messaggio elettorale, si potrebbe chiosare in questo modo: lo sappiamo che "centri" Pierfurby, eccome se centri!Sarebbe quasi bello se quella fosse una ammissione di correità, lo renderebbe meno ipocrita, più brizzolato e meno farisaico; ma c'è un apostrofo di troppo che rende il personaggio ancora più doroteo e succube di una apocope che lo riduce ad essere la più debole delle "tre punte" in balia di un allenatore-giocatore che vorrebbe elidere tutte le regole del gioco.Le intemperanze di un capitano di ventura, statista per caso, hanno cambiato l'iniziale strategia: niente più marcatura ad uomo, si gioca a zona e il risultato sarà "proporzionale" all'impegno (economico) profuso, tanto che il padrone della squadra si è sentito in dovere di redarguire chi sta tentando di minare la sua leadership. "Non guadagnerà nemmeno un voto" ha sentenziato, rivolto al Pierfurby, il capo cannoniere.Digressione: dicesi capo-cannoniere chi le spara più grosse ed essendo egli ostaggio delle sue stesse megaballe, rischia di implodere nel suo delirio di onnipotente signore dei destini altrui.