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La Formula di Dio

Post n°57 pubblicato il 08 Maggio 2008 da retiarius72
 

Questo post è un post anomalo.

Per quanto lo stia “immettendo” nella sezione “Cosmologia”, in effetti, sarebbe potuto stare benissimo nella sezione “recensione libri”.

Tutto nasce, infatti, dal libro “Einstein e la Formula di Dio”, di José Rodriguez Dos Santos.

Il punto però è che questo libro mi è piaciuto così tanto ed ha avuto per me delle implicazioni così considerevoli (per quanto non del tutto condivise, come dirò dopo) che scriverne alla stregua di un mero commento volto ad indurvi a comprarlo sarebbe stato, come dire, assai limitante.

Tralascerò la trama (per conoscere la quale dovrete leggerlo), anche perché, senza per questo volere offendere in nessun modo né il libro né l’autore, quello che conta in questo testo non è tanto la storia in sé per sé, ma la concezione di fondo che sottostà alla storia. In altri termini, per quanto affascinante sia la trama, è, come dire, del tutto subordinata alla concezione scientifico-filosofica che tale libro esprime.

Come è facilmente deducibile dal titolo, questo libro parla di Dio.

Ma, avendo profondamente affascinato e colpito una persona razionalista e a-religiosa come me, capirete che la divinità intesa nel senso delle tre religioni monoteistiche principali (Cristianesimo, Ebraismo e Islamismo), non c’entra assolutamente nulla.

(En passant, ma di questo scriverò dopo, mi è parsa una notevole coincidenza quella che ho scoperto esistere tra la mia Weltanschauung e quella di Dos Santos, per quanto, come ho già detto, ci siano tra esse delle differenze)

D’altronde, come Dos Santos magnificamente esprime, non potrebbe essere in altro modo.

Riferendosi alla Bibbia, fa dei ragionamenti così stringenti e puntuali che contraddirlo diventa molto difficile.

Ad esempio: Dio è buono e onnipotente?

Se così, fosse, come pretenderebbe la Bibbia, per quale ragione permetterebbe l’esistenza del male?

Facendo un semplice ragionamento logico, è palese che i due concetti siano così contradditori da non potere coesistere: se Dio è buono, non può essere onnipotente, dal momento che non riesce ad eliminare il male. Se, al contrario, è onnipotente, non può essere buono, visto che permette l’esistenza del male (in altri termini, se esiste, è una forza a-morale).

Un concetto esclude l’altro.

C’è poi un paradosso che spiega l’impossibilità dell’onnipotenza, che può essere formulato in questo modo: se Dio è onnipotente, può creare una pietra che sia così pesante da non potere essere nemmeno sollevata da lui stesso. Ma, se è così, capirete che c’è una fondamentale contraddizione: se Dio non riesce ad alzare la pietra, significa che non è onnipotente.

Ma non finisce qui: se ci riesce, vuol dire che, in ogni caso, non è onnipotente, perché non è riuscito a creare una pietra che non sarebbe potuta essere sollevata nemmeno da lui.

Credetemi, non sto vaneggiando.

Tutto questo mi serviva unicamente a farvi capire che non sono stato fulminato sulla Via di Damasco...

E, in effetti, sempre utilizzando la logica, vi dimostrerò cosa intendo (o, meglio, che il Dio della Bibbia è una creazione umana, concepita come Padre Universale, il cui scopo sarebbe quello di proteggerci nei momenti in cui ci sentiamo perduti).

In effetti, alla base delle teoria del Big Bang, c’è un grosso “però”, che, quando ci si interroga con gli strumenti che la logica ci fornisce circa le sue caratteristiche intrinseche diventa difficile - per non dire impossibile – ignorare.

Ora mi speigo: presumendo che il tempo e lo spazio siano nati col Big Bang, la catena della causalità (da cui, per farla semplice, ad una causa segue un effetto), dovrebbe essere nata con lo "spazio-tempo" stesso.

Ma, se davvero è così, se, cioè, prima del "Grande Botto" quanto esisteva (se così si può dire), esisteva in una dimensione a-spaziale ed a-temporale, allora non potevano nemmeno esserci cause, e, a seguito di queste, effetti...

Partendo da questo assunto, la stessa venuta ad esistenza del cosmo, prendendo ovviamente per buoni i presupposti del Big Bang, non avrebbe ragione di essere...

O, meglio, non sarebbe potuta essere.

Eppure, è...

E noi siamo la prova più semplice, immediata ed evidente di ciò.

Quindi, quando nella Bibbia leggiamo “Io sono l’Alfa e l’Omega”, allora, forse, qualcosa di vero c’è, perché, senza una forza scatenante, il Big Bang non sarebbe potuto essere.

Come fa Dos Santos a dimostrare l’esistenza di Dio?

Qui non voglio rovinare il piacere della lettura di “La Formula di Dio” a quanti possano essere intenzionati ad acquistarlo, quindi qui inserisco un bell’avviso di

SPOILER

(Che, certamente saprete, non è inteso qui nel senso della propaggine aerodinamica che contraddistingue certi veicoli, ma nel senso di “Chi vuole comprare ‘La Formula di Dio’ è meglio che si fermi qui, altrimenti leggerlo avrà poco o nessun senso e gli verrà una notevole voglia di prendermi a botte”.)

Dunque, tornando a bomba a quanto detto sopra, come fa Dos Santos a dimostrare l’esistenza di un “principio creatore”?

Nella trama del libro l’onere è lasciato sia ad Einstein (come è facilmente intuibile), sia ad un personaggio fittizio, il matematico Augusto Siza, i quali giungono alla dimostrazione dell’esistenza di Dio in due modi distinti.

La prima dimostrazione è quella einsteiniana, ed è strettamente legata sia alla lettera biblica ed allo schema letterario dei sette giorni che alla relatività.

Per chi è totalmente digiuno di Einstein, si fa necessaria una breve spiegazione: questi ha in sostanza dimostrato che il “tempo assoluto” newtoniano non esiste,  che eventi che possono sembrare contemporanei per un dato osservatore non lo sono per un altro, e che, infine, tempo e spazio sono una medesima entità, e che non solo l’uno non può darsi senza l’altro, ma anche che uno è strettamente collegato all’altro.

Su queste basi, Dos Santos ci fa credere che Einstein fosse giunto a dimostrare che la lettera biblica non andasse interpretata testualmente, ma in chiave relativistica.

In altri termini, il primo giorno, in cui viene separata la luce dalle tenebre, corrisponderebbe ad otto miliardi di anni - sarebbe cominciato 15,7 miliardi di anni fa e sarebbe terminato 7,7 miliardi di anni fa.

Il secondo giorno, in cui vengono separate le acque superiori (che si pensava stessero sopra la volta stellare) dalle acque inferiori, sarebbe durato quattro miliardi di anni e sarebbe terminato 3,7 miliardi di anni fa.

Il terzo giorno, in cui vengono separate la terra, il mare e il regno vegetale, sarebbe corrispondente ad un periodo iniziato 2 miliardi di anni fa e terminato 1,7 miliardi di anni fa.

Il quarto giorno, in cui vengono poste nel firmamento le due luci maggiori, il Sole e la Luna (separazione del giorno dalla notte, i cosiddetti "luminare maggiore" e "luminare minore"), sarebbe durato 1 miliardo di anni e sarebbe terminato 750 milioni di anni fa (e qui c’è una apparente contraddizione: qualcuno di voi potrebbe obiettare: “Ma il sole e le stelle non erano apparse nel secondo giorno?” In effetti, sì, ma non erano visibili, o meglio, l’atmosfera divenne trasparente lasciando vedere il cielo solo successivamente, in questo periodo).

Il quinto giorno, in cui vengono creati gli esseri marini e gli uccelli ("e vengono benedetti perché possano moltiplicarsi", ma questa è un’altra storia), sarebbe cominciato 750 milioni di anni fa e sarebbe durato cinquecento milioni di anni.

Il sesto giorno, in cui vengono creati gli animali e l'uomo, sarebbe cominciato 250 milioni di anni fa (qui c’è una sottigliezza, su cui non mi dilungo per appesantire troppo il post, ma che se volete vi spiego).

Anche se questa vi sembrerà un’assurdità, in realtà ad essa sottostanno precisi calcoli basati sulla relatività.

Considerando questa coincidenza, ecco quindi che la lettera della Bibbia assume un valore diverso - anche per chi, come me, è a-religioso.

Per quanto concerne la seconda spiegazione propostaci da Dos Santos - l’altra modalità attraverso cui l’autore perviene alla dimostrazione dell’esistenza di Dio - questa passa attraverso tre presupposti.

Anzitutto, il Principio Antropico.

Per chi, come sopra, sia digiuno di questi argomenti, il Principio Antropico può essere spiegato in modo assai semplice: la struttura delle cose, sia a livello microscopico che macroscopico, sembra essere concepita appositamente per permettere il nascere e l’evolversi della vita intelligente (il valore che hanno le masse sub-atomiche, la costante cosmologica, la gravità, e, circa la Terra, sempre più andando nel dettaglio, la sua inclinazione rispetto all’eclittica, la presenza di un campo magnetico che ci protegge dagli effetti nocivi del Sole e dai raggi cosmici, e l’elenco potrebbe continuare a lungo, tutto sembra così assurdamente preciso da parere progettato appositamente per permettere l’evolvere della vita senziente).

Poi, correlato al Principio Antropico, l’Intenzionalità della Creazione.

Anche questa viene dimostrata attraverso un paradosso (che fu formulato da William Paley nel 1802 nella sua “Natural Theology”): immaginate di essere in un ristorante, e di trovare, di fronte a voi, un masso. Cosa pensereste? Che, per quanto possa trattarsi di un’eventualità anomala, questo oggetto che voi vi trovate di fronte altro non è che un prodotto della Natura. Immaginate ora di trovarvi di fronte un orologio – ovviamente, la finzione del paradosso vuole che voi non sappiate cosa sia. Ebbene, per quanto voi potreste non capirne la finalità, non avreste neanche il minimo dubbio circa il fatto che dietro di esso ci sia un artefice intelligente. Ora, se questo è vero per un orologio, perché non deve esserlo nei confronti di una cosa così complessa come il creato (o di “ciò che esiste”, se siete degli atei convintissimi e la parola “creato” vi suona male)? Prendete, di nuovo, così come fa il Principio Antropico, ad esempio, la natura della materia e dell’energia, la meccanica celeste, la natura delle stelle e dei pianeti, pensate al processo in base a cui esse si formano e considerate questo come l’immenso meccanismo che sembra essere: diventa difficile pensare ad un puro e semplice caso, giusto?

E’ chiaro che, in quest’ottica, sembra essere evidente un processo “intelligente” e “deliberato” di creazione.

Infine, di nuovo, la natura del tempo.

Non esistendo un tempo unico ed universale, ciò significa che una cosa è contemporaneamente non ancora accaduta ed è già accaduta.

Il matematico Laplace formulò un magnifico principio, che poi divenne noto come il demone di Laplace, ed esso afferma: “Possiamo considerare lo stato attuale dell'universo come l'effetto del suo passato e la causa del suo futuro. Un intelletto che ad un determinato istante dovesse conoscere tutte le forze che mettono in moto la natura, e tutte le posizioni di tutti gli oggetti di cui la natura è composta, se questo intelletto fosse inoltre sufficientemente ampio da sottoporre questi dati ad analisi, esso racchiuderebbe in un'unica formula i movimenti dei corpi più grandi dell'universo e quelli degli atomi più piccoli; per un tale intelletto nulla sarebbe incerto ed il futuro proprio come il passato sarebbe evidente davanti ai suoi occhi”.

Ora, è evidente che se esiste (o è esistita) una intelligenza così evoluta da essere in grado di permettere a ciò che esiste di assumere la natura che ha assunto, e se è vero che in un’ottica relativistica un dato fenomeno è contemporaneamente non ancora accaduto ed è già accaduto, allora ciò significa che tutto è determinato.

Per dirla in altri termini, cito letteralmente Dos Santos: “L’universo è stato concepito con un ingegno tale da denunciare intelligenza e con una tale precisione da lasciare intravedere un proposito. La nostra esistenza non ha la minima possibilità di essere accidentale per il semplice fatto che tutto è determinato fin dall’inizio”.

E’ chiaro che il creatore, così inteso, non è un Dio onnisciente e barbuto, ma tutt’altro.

Dio non è altro che l’universo che si è fatto materia, poi materia intelligente, poi Intelligenza Artificiale, poi IA diffusa a livello universale,  poi “divinità” (latu sensu, parliamo solo di un principio onnisciente, in grado di manipolare la materia dall’infinitesimo all’infinitamente grande) in grado di contrastare l’Entropia e permettere al cosmo di rinascere, in un ciclo continuo di morte e rinascita assai simile (si può dire “spaventosamente” simile) a quello enunciato dal Brahmanesimo.

Fantastico, vero?

Per me lo è, però ha anche delle implicazioni terribili (affascinanti, ma, per chi, come me, spera, in fondo, nel contrario, terribili, così terribili da sembrare mostruose, quasi oscene, se mi passate il termine).

Adesso vado a concludere: se è vero tutto quanto enunciato sopra, allora quanto Kant temeva (di ciò si può trovare traccia nell’introduzione alla seconda edizione della “Critica alla Ragion Pura”), e che cioè l’uomo non sarebbe mai potuto giungere ad alcuna conclusione utile (intendo utile perché vera) circa Dio, l’Immortalità e il Libero Arbitrio non è esatto, perché:

1)      Dio, come spiegavo, è la stessa materia che si fa “principio divino e creatore” (avete presente il mio altro post “Sia la luce”? Se no, leggetelo, vedrete che il citato “L’ultima domanda” di Asimov, con il suo Multivac che si fa Dio ed inverte l’Entropia è paurosamente simile a quanto ipotizzato da Dos Santos);

2)      L’immortalità - dell’uomo e di qualsiasi altra cosa - non esiste. La materia non è altro che un hardware in cui è iscritto un software il cui fine è quello di evitare il Big Freeze, portare al Big Crunch e fare rinascere tutto (nella fattispecie dell’essere umano, è evidente che questo ruolo di software lo assuma il DNA);

3)      Il Libero Arbitrio non esiste: se tutto è determinato ed è finalizzato al perpetuarsi del ciclo di morte e di rinascita cosmica che contraddistinguerebbe il nostro universo, il Libero Arbitrio non può esistere (da notare come più di uno scienziato, di recente, abbia rilevato come la differenza esistente tra noi, e, ad esempio, una forma di vita inferiore come un insetto, stia solo nella qualità e nella quantità di stimoli che ci condizionano, costantemente e quotidianamente).

Non trovate che tutto questo sia assieme affascinante, bellissimo e terribile?

Diamine, personalmente, spero proprio non stiano così le cose...

Sia perché talvolta trovo consolazione nel pensare a Dio e all’Immortalità tradizionalmente intese (per quanto anche io sia quasi convinto che Dio è una forza immanente, trascendentale e necessariamente impersonale ed amorale), sia perché, ammettiamolo, pensare che siamo né più né meno che dei raffinatissimi organismi biologici pre-programmati, in tutto paragonabili a dei robot in carne ed ossa con un software già impostato (peraltro, dalla notte dei tempi), mi fa immensamente girare le palle!

Comunque, e qui concludo davvero: come ho fatto notare in un altro mio post, le teorie dell’universo ciclico hanno, a mio parere, un difetto logico di base, profondamente invalidante...

Quello che Dos Santos asserisce difficilmente è vero perché la ciclicità che i suoi assunti teorici presumono è infinita.

Mentre invece, un inizio, unico ed assoluto, un vero ed autentico Alfa, deve pure esserci stato, no?

Fin.

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