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Squilli -IX-

Post n°41 pubblicato il 17 Novembre 2010 da mdb1622
 

Squilla assordante. Non capisce, è ancora immersa nel sonno. Stava sognando quella spiaggia e quell'aria di mare fresco che adesso le manca. E tanto. Si rimette sotto il cuscino, avvolta nelle lenzuala. Blu intense dal colore vivo e penetrante. Indossa soltanto una maglietta bianca. Poi niente. Le piace dormire libera. A molti piacerebbe "partecipare" , di quella libertà.

Risponde. La voce dall'altro lato sospira: "Allora ti aspettiamo tra un quarto d'ora" .

E' già sotto la doccia, si asciuga. La chiamano ancora. "Amore dai, rispondi perchè fai così, tanto lo so che sei lì e stai sorridendo".

E' vero, sorride e ha lasciato che si attivase quella voce della segreteria telefonica per trovare il gusto di sentirlo più volte quell'uomo che, forse, sentiva incominciare ad essere importante per lei.

Si prepara un caffè, guarda da lontano, dietro i riflessi della finestra, la città che ancora dorme.

Lei è sveglia. E non è la sola.

 
 
 

Fuga -VIII-

Post n°40 pubblicato il 17 Novembre 2010 da mdb1622
 

Sfreccia veloce insieme alla linea mediana della strada. Non si guardano. Giulia sa che domani l'affronta un giorno decisivo per le sue indagini.

"Tenente, si fermi la prego" . Il suo interlocutore sembra stanco, provato. Lei non si ferma, va avanti, poi un casolare. Spegne i fari della sua auto.

"Tenente, ho paura"

"Stai tranquillo"

"Come faccio ad esserlo"

"Come hai fatto fino ad ora"

"Tenente, non lo sono mai stato. E lei lo sa"

"Vai, scendi, entra in questo casolare"

"Mi accompagni lei"

"Vai tranquillo".

L'uomo la guarda. Le stringe forte la mano. Poi scende e sparisce dietro il casolare.

Un'altra auto accende il motore. Rumore slittante di copertoni e poi via veloce, lontano.

 

 
 
 

Sigarette -VII-

Post n°39 pubblicato il 05 Novembre 2010 da mdb1622
 

Siro la guarda. Negli occhi, dritto in fondo. Lei guarda altrove. Poi uno squillo. Siro accenna ad andare via.

"Tenente, mi dispiace, ma è così"

"Siro, approfondisci, domani sera ti aspetto al centro."

Siro va via. Fuori dal locale l'uomo che attende è alla sua 50esima sigaretta.

"Tenente che fà? Hanno già pagato! E' rimasta contenta?"

"Certo Mario, tutto buonissimo, come sempre"

"La ringrazio Tenente! L'aspetto" .

Ed era vero. Mario aspettava sempre Giulia, perchè le voleva un gran bene.  La sentiva quasi come fosse sua figlia.

Freddo. Freddo pungente lì fuori, all'aperto. Freddo tagliente. L'uomo spegne la sua sigaretta. E' dall'altra parte della strada. La guarda. Le fa come un cenno. Poi guarda e attraversa la strada.

"Tenente: Finalmente!"

"Entri in macchina" .

Poi l'auto si allontana a luci spente per illuminarsi quando ormai è lontana.

 
 
 

breve nota personale

Post n°38 pubblicato il 01 Novembre 2010 da mdb1622
 

intendo ringraziare chi legge costantemente le storie scritte dentro questo blog.

sono consapevole che non è per niente facile seguire il filo di una storia scritta attraverso dei post e dunque il mio ringraziamento è doppio per voi che mi avete seguito fin qui.

mi scuso con tutti voi e con chi si trova a leggere questi "flash di scrittura" se non ho un cadenza costante nel publicare i post.

purtroppo sono impegnato in stesure di altri testi e non mi è facile trovare il tempo per poter scrivere online. farò di tutto per rimediare.

presto presenterò un mio spazio personale dove potrete scaricare per intero alcune storie qui pubblicate...

grazie davvero a tutti

un ringraziamento anche agli autori dei commenti per le preziose parole e a coloro che mi hanno chiesto e accettato la mia amicizia.

max

p.s. (la storia del tenente "giulia modesto" sarà la prima ad essere portata a termine qui sul blog)

 
 
 

Caccia aperta -VI-

Post n°37 pubblicato il 01 Novembre 2010 da mdb1622
 

"Qualcuno pensi pure siano soltanto delle banali congetture"

"Generale, siamo io e lei qui a pensare"

"Ha ragione tenente"

"Eravamo a un passo"

"Adesso dobbiamo ripartire"

"Quel poliziotto?"

"E' sotto mira"

"Nessun provvedimento disciplinare. Siro è su di lui"

"Bene"

"Generale lo sà" , il generale la interrompe. Ha capito che Giulia sta per oltrepessare: "La prego tenente, ritorni al suo lavoro" . Giulia piega il capo, osserva il magnifico tappeto che sovrasta il pavimento: "Comandi signor generale", il generale la osserva di riflesso dietro un bicchiere d'amaro: "Vada tenente, vada!"

Adesso un piatto fumante le stà dinanzi. Allo stesso modo in cui Siro è lì a due passi da lei. Mentre un uomo da lontano, fuori il locale, aspetta impaziente.

 

 
 
 

Casco [integrale o meno, a scelta del lettore] -V-

Post n°36 pubblicato il 20 Ottobre 2010 da mdb1622
 

Da sola scende le scale. Da sola apre il portone. Ancora nessuno per le strade. La sua auto non è vicina. Non ha paura. Soltanto sensazioni. Strane sensazioni. Come se fosse seguita da qualcuno. Mette la mano sulla fodera. La pistola è lì e le dà sicurezza. La tocca, la sente amica. Un soffio sottile d'aria fredda le arriva sul volto coperto da una sciarpa di lana nera, avvolgente.

"Generale, non era meglio mandare qualcuno a prenderla?"

"Riesce a cavarsela da sola"

"Generale, è sempre una donna!"

"Le assicuro che tanti uomini sono niente al suo confronto".

 

I suoi passi sono lenti. Attenti. Scorge il cellulare. Non le interessa l'ora, ma la proiezione che il display le concede. Nessun rumore. E' sola. La sua auto ormai a pochi metri.

Apre con le chiavi. Per avere meno rumori possibili intorno. Un ombra dalla destra. Percepisce la direzione della mano che la sta per toccare. L'afferra. Con un movimento ipercettibile scaraventa una violenta gomitata. L'ombra è un volto in sangue. 

"Giulia, che hai fatto?"

Giulia si ferma, non crede ai suoi occhi.

E' di nuovo a casa, sul divano del suo appartamento con arredi appena accennati.

"Meno male che il casco ha attutito il colpo"

"Scusami tesoro, però potevi avvertirmi"

"E che sorpresa sarebbe stata! Ahi, fà male, fai piano"

"Tesoro, scusami tanto, tieni il ghiaccio e aspettami"

"Giulia, fermati un attimo. Dimmi che succede. Sei agitata"

Giulia lo guarda, forse lo ama. Forse.

"Stai sereno, lo sai, risolvo sempre tutto"

"No Giulia, non lasciarmi fuori anche questa volta!"

Giulia lo guarda, sorride e con quel "me ne vado amore" congeda quell'uomo perso nei suoi dubbi.

"Giulia no! Non andare! Giulia! Merda! Così mi beccherò un'altra gomitata"

Giulia è già in macchina. Ed è pure in ritardo.

 
 
 

Gocce -IV-

Post n°35 pubblicato il 13 Ottobre 2010 da mdb1622
 

"Commissario voglio una spiegazione immediata! Il tenente Modesto è uno dei migliori. Vi rendete conto di quello che avete combinato? Se la stampa ne viene al corrente vi distrugge!"

"Generale, la prego di accettare le mie più sincere scuse!"

"Si vabbene, vabbene. Mi passi il tenente!"

"Non c'è!"

"Non c'è? E dov'è?"

"E' andata via"

Nessuna denuncia. Nessuna spiegazione. Soltanto casa. Focolare. Intimità. Poi acqua. Acqua calda, quasi che scotta. Acqua sulla pelle. Nuda. Scende lenta, scorre tra le sue forme di donna in piena. Occhi chiusi, che non vedono niente. Occhi chiusi che non dimenticano.

Poi squilla. Nuda corre tra i suoi spazi: "Si, sono a casa! Stò arrivando. No, vengo io, da sola. Stia tranquillo".

 

 

 
 
 

Apparenze -III-

Post n°34 pubblicato il 06 Ottobre 2010 da mdb1622
 

"Ferma!" . "Non muoverti!". "Stai ferma e butta la pistola!" . " Non fare cazzate!". "Posa lentamente la pistola a terra". "Lentamente cazzo!". "Adesso alza piano le mani" . "Piano! Perchè hai fretta? Porca di quella puttana di tua sorella!". "Stai ferma cazzo! Polizia!"

La prendono, l'ammanettano. Si guadano: "E' ferita". "Con chi eri?". "Rispondi merda!". "Con chi cazzo eri? A chi la stavi dando la roba? Chi volevi ammazzare?". "Portiamola via che dentro parlerà".

La città scorre lenta, tra le comunicazioni via radio delle volanti e le risate distratte degli agenti che corrono, a sirene accese, per le vie notturne. 

Quell'altro nel frattempo è scappato. Di colui che l'aveva aggredita nessuna traccia. Non nella mente di lei: quel volto è lì, che la fissa e, sarcastico, sorride. 

Attende in un ufficio, dove qualcuno gira con aria stanca.

"Cos'è una squillo? Una spacciatrice?" . La guarda l'agente curioso. La guarda sorpreso. E rimane quasi incantato. Poi passa una donna.

"Salve, venga con me. E togliamole queste manette!".

"Ma era armata!", ancora quella voce insopportabile che l'aveva bloccata tra le siepi appena un attimo prima.

"Adesso non lo è, e può camminare senza manette. Ok?"

Scorrono lungo le stanze della questura. Luci accese, carte, carpette. Poi ancora quella voce della poliziotta:

"L'ascolto"

Lei però non parla. E' fissa, è altrove.

"Scusami, ma è  meglio che rompi il silenzio. Lo sai cosa rischi vero?"

"Mi dici come ti chiami?" . La poliziotta le dà quel "tu" che, detto con quel tono, scende dritto nel confidenziale.

Lei seduta, alza lo sguardo, quasi distogliendolo da quel punto fermo, fisso in chissà quale pendolare movimento, e la guarda negli occhi:

"Mi chiamo Giulia Modesto. E sono un tenente dei R.O.S."

"Carabinieri?"

"Esatto".

"Oh cazzo! Bellomo! Bellomo! Venga subito qui per favore!". L'agente che l'ha arrestata chiude il telefono e veloce stà per arrivare.

 

 
 
 

Passi -II-

La prende d'improvviso. Alle spalle come i vigliacchi. Lei, assorta nel non pensare, scaraventata per terra. Le dà un calcio ai fianchi. Si piega dal dolore. Non capisce. A due passi da casa sua quel balordo l'ha assalita nel peggiore dei modi.

Quel lui guardà più in là, oltre quelle siepi, in quel buio dove tutto può consumarsi. Lei è ancora avvolta dal dolore. Le sanguina il volto e le manca quasi il respiro perchè respirare le fà male.

La guarda lì piegata, per terra in semibuio: "Adesso sei mia, finalmente!" , si avvicina.

Si guarda intorno. Lei trema. Non per la paura. Per la rabbia, per il dolore che prova. Riesce a trovare le forze per guardarlo in faccia. Ancora distesa, lui si piega quasi a volerle sussurrare qualcosa e lei d'improvviso gli punta in faccia la sua pistola:

"Sei cascato male fi, fi, figlio di puttana. Un solo passo e ti sparo in faccia bastardo. Allontanati" , il dolore ancora forte che la blocca: "Allontanati da me lentamente. Un solo movimento e ti ammazzo" . 

Nessun movimento. Si sono fissati negli occhi. Gli occhi di lui carichi di rabbia e violenza. Gli occhi di lei, privi di paura.

Basta un solo passo falso.

 
 
 

Scatti -I-

"Corri, corri più forte, fai presto. Fai presto!"

Scorre tutto intorno. Scorre a più non posso. Tutto sembra scorrere intorno a lei. Anche il tempo che è passato appena un attimo fa. Tutto la stà portando lì, a capire.

"Non ce la farai mai, sono quasi un ombra". La sfida iniziata tempo addietro, che sembrava ieri:

Uscita dal cinema, quel bel film che aveva aspettato e s'era goduta da sola, senza nessuna attenzione da parte di nessuno. Uscita dal cinema, l'aria fresca a compensare la calura vissuta un istante prima, e quelle striscie pedonali. "Vado a piedi o prendo l'auto?", una domanda come tante tra quei pensieri lasciati a se stessi in quell'attimo di distaccamento dal mondo.

"A piedi. Voglio tornare a piedi". Ancora aria fresca e voglia di niente. Una chiamata al suo telefonino che interrompe quei passi silenziosi nella notte che si stà godendo. Una chiamata e nessuna voglia di rispondere. Soltanto i suoi passi. Nessuna risposta.

Ancora avanti, gira l'angolo laggiù ed è arrivata a casa.

I suoi passi. E quelli di quell'altra figura silenziosa che la stà seguendo. E che lei, ancora persa nel non pensare a nulla, in  quel salutare ozio, non ha ancora percepito.

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 

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