Cet

Angeli


L’uomo silenzioso – quello col cane - vide entrare la ragazza: una ragazza bionda. Il signore indossava la sua giacca preferita: una giacca di velluto a costine, di taglio semplice, beige chiaro. Non aveva la sciarpa nera, come in quel bar, il giorno in cui incontrò Anna Martina. Intorno al collo ne aveva una delicata, celeste, di cachemire: soffice e leggera, come una giornata di Maggio. Allora, con lui, c’era Zen, il suo Gold Retrivier bianco.Anna Martina lo guardò per un solo istante prima di lasciare il bancone e avvicinarsi al tavolo. Per un solo brevissimo istante, una frazione di secondo, quel signore pensò al Moody Blues e al suo ondeggiare salendo. Anna Martina, il suo corpo, il suo volto, parlarono, parlarono ancora prima che parlasse la sua voce. “Posso disegnare il tuo cane? Vuoi, signore silenzioso, che disegni il muso del  tuo cane?”Una matita un foglio da disegno di carta ruvida, venuti fuori chissà da dove, e in pochi tratti sapienti lasciò sul tavolo il ritratto di Zen: non era solo somigliante, no: era vero, più vero del vero.A punto, M punto. Due lettere maiuscole e due punti. “Ciao devo prendere il treno. Devo andare in stazione signore col cane”.  Mentre Alessandro accordava il basso e Angelina  parlava  con me e io con lei, pensavo: distrattamente pensavo. Ero astratto e la vedevo andare via. Ero là, seduta su uno sgabello. E’ stata vicino a me. Ha lasciato un segno del suo passaggio e come un Angelo del Paradiso è volato in cielo. “Mi chiamo Anna Martina e non vivo qui. Tu non essere triste, tornerò a trovarti. A poi.”  Frammenti, flasback. Micro memorie; particelle elementari. Refusi riflessi: niente, più niente, niente più che un nulla sospeso nel tutto di una fantasmagorica bolla di sapone. Angelina parla al telefono e il mio pensiero fluttua in una Bella Bolla. Si apre la porta e in un altro momento, in un altro mese, precisamente nel mese di Gennaio: un Giovedì di Gennaio, più o meno alle cinque del pomeriggio una giovane ragazza bionda, una farfallina gialla, come il sole, come la luna, come un tulipano giallo, una rosa gialla, fa scomparire la Bella Bolla. Un soffio e frrrrrr. Nessuno se ne accorge: solo io, io solo. La farfalla gialla vola e tutto colora si stelline gialle. Alzo e gli occhi e, sbalordito, le vedo appiccarsi al soffitto che si trasforma in un cielo stellato. Vedo una coda luminosissima spandersi dovunque: brillanti e scintillanti stelline gialle che girano in tondo: gioiose, festose.  Fuori è buio. Fuori è già notte. Ma qui, senza il mio bianco cane, senza Zen, c’è luce: tanta luce. “Scusa signore ti posso fare delle domande?”“A te piacciono le farfalle gialle che fanno domande ai signori silenziosi senza cane.” Il mio cane vola, proprio come te. E di notte viene a dormire sul mio cuore. Mi guarda, mi saluta, chiude gli occhi e dorme beatamente.Vola di giorno, alto in cielo, e, di notte, dorme sul mio cuore. Lui, come Anna Martina, come te, è un Angelo del Paradiso.