Ne avevamo sentito parlare a proposito di Ardito Desio, Compagnoni, Bonatti, più recentemente di Messner e sempre in occasione di mitiche spedizioni in alta quota sulle vette del mondo. La parola è tornata improvvisamente di moda e riempie in questi giorni le pagine dei giornali in un contesto completamente diverso: non si tratta di superare un sesto grado in montagna ma di perseguire ed ottenere il salvataggio di Alitalia. La “cordata” è proprio quello che ci vuole per evitare che la nostra amata Alitalia finisca nelle mani dell’odiato straniero che, non pago di averci sottratto la Gioconda, la Corsica, Nizza e la Savoia, punta ora con tracotanza e orgogliosa sicurezza, ad impadronirsi della nostra amata compagnia di bandiera che potrebbe ben presto chiamarsi “alifrancia”. La cosa sarebbe intollerabile per varie ragioni. In primo luogo si tratterebbe di un’ ennesima prevaricazione, che segue a breve tempo l’azione fulminea che ha portato Sarkò a impalmare Carlà, senza nemmeno chiederci il permesso, celebrando all’Eliseo una specie di riedizione moderna di Notre Dame de Paris (lascio a chi legge l’attribuzione dei ruoli). In secondo luogo, poi, è inaccettabile che dopo tutti i sacrifici fatti in tanti anni da politici e finanzieri di spicco (con il beneplacito delle organizzazioni di categoria) per portare la società sull’orlo della bancarotta , venga qualcuno, per di più da oltr’alpe, che con pochi spiccioli riesce a portarsela a casa, addirittura (incredibile, ma vero!) con l’intenzione di ristrutturarla.Ecco allora entrare in gioco la cordata. Prima quella in cui forse c’è Berlusconi, poi “non io ma i miei figli, poi non i miei figli ma qualcun altro, ma ve lo dico dopo le elezioni”. Poi c’è addirittura la cordata nazional popolare: qualcuno, fatti i suoi conti, ha detto che potremmo comprare tutti noi l’Alitalia con una misera cifra di 5 o 6 euro a testa, un vero affare! Resta da chiarire chi pagherà i debiti di Alitalia e ne rimpinguerà le casse. E poi c'è il rischio che si istituzionalizzi il metodo e che a suon di cordate ci obblighino a ripianare, di volta in volta, i debiti dell'INPS, quelli delle aziende municipalizzate, della Parmalat, della Cirio, fino ad arrivare alla madre di tutti i debiti: il debito dello Stato, in un frenetico turbillon in cui non si sa più chi sia il debitore e chi il creditore. Allora, abbandoniamo la metafora alpinistica applicata alla finanza, ristabiliamo i giusti ruoli e chiamiamo le cose con il loro nome: i membri di una cordata in montagna sono ciascuno un anello della stessa catena, tenuti insieme da un senso comune di fiducia reciproca, di responsabilità, di efficienza, di spirito di sacrificio; quello che li tiene saldamente uniti è un forte istinto di sopravvivenza e non la debole trama della carta filigranata che è invece alla base di un "Comitato d'affari".Ak