Questo è il bassorilievo del profilo di Akhenaton (cioè mio) che si trova al Museo di Berlino, nelle immediate vicinanze del famoso busto di Nefertiti. E questa era più o meno la mia faccia all'uscita dell'Altes Museum. Non bello, lo riconosco, ma con stampato sul viso un sorriso composto ma soddisfatto, come di chi, finalmente, si è tolto un peso. Il mio ingresso era stato pieno di speranze. Una sala dopo l'altra avevo raggiunto rapidamente quella che cercavo e finalmente l'avevo vista: bellissima come la ricordavo. Una pesante ed enorme teca in cristallo infrangibile circondava il busto: mi sono reso conto da subito che l'impresa era disperata. Mentre cercavo un modo, una soluzione, una via di fuga, continuavo a guardarla aspettandomi, dopo tanti anni, almeno un cenno di riconoscimento, ma anche di incoraggiamento. Non che mi aspettassi che mi buttasse le braccia (che non ha) al collo, nè che mi facesse l'occhiolino (con l'unico occhio valido) in segno d'intesa, ma almeno un piccolo sorriso, un movimento del sopracciglio. Macchè, neanche per idea! E' rimasta lì, immobile, in tutta la sua fredda e aristocratica bellezza. Mi è parso di scorgere ad un certo punto (ma sarà stata suggestione) perfino un segno impercettibile di insofferenza, di noia. A quel punto non ho resistito più. Le ho fatto notare, sussurandole poche parole, ma decise, che non aveva alcuna ragione di ostentare quell'aria di superiorità e di sufficienza, che non ne potevo più di una che se la tira da più di trenta secoli e che la sua collocazione attuale in una gabbia di vetro era ciò che più si addiceva a una gallina faraona narcisista e indisponente. E senza attendere una sua improbabile replica, ho riguadagnato in fretta l'uscita.