Sgosh!

Se qualcosa può andar male lo farà.

 

Messaggi di Novembre 2005

Post N° 160

Post n°160 pubblicato il 28 Novembre 2005 da ausdauer
 
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CONTINUA CON INSUCCESSO IL CONCORSO "TROVA UNO STRACCIO DI MOROSO A QUELLA SFIGATA DI AUSDAUER"

Non bastava il cuoco folle che mi ha quasi uccisa in un testacoda volontario tra due auto, nel tentativo di impressionarmi (peraltro riuscito, visto che ci ho rimesso quasi una coronaria). Non bastava l'autista di autobus che mi accusò in ogni modo possibile di avere pregiudizi infondati nei suoi confronti solo perché non mi piaceva affatto. Non bastava la figuraccia con il poveretto con cui mi hanno lasciata sola con la coercizione una sera dopo un film al cinema. Non bastava Fagotto e l'infelice uscita dello stesso. Tutto ciò evidentemente non bastava affatto.

E così avanti il prossimo. La coppia di miei amici, composta dalla mia migliore amica e dal suo moroso Bostik, mi ha trovato l'ennesimo pretendente. O meglio, il suo moroso cerca in ogni modo di accasarmi perché lei, che è tanto cara e buona, vive ormai nella beata rassegnazione che un tipo che mi piaccia non esiste o non sarà certo lei a trovarmelo.

Sono stati giorni duri questi. Me lo stanno presentando in tutte le salse: a giocare a biliardo, in giro per mercati e ipermercati, a mangiare le bruschette. Ma non mi piace, che cosa ci devo fare? Certe cose si sentono. O meglio, le dovrei sentire io, non il moroso della mia amica, che invece è fermamente convinto che lui sia l'uomo della mia vita.

Sono stata distaccata, acida, sarcastica, sciocca, odiosa: a biliardo gli ho chiesto di starmi lontano con battute infelici tipo "a volte non colpisco le palle giuste" e a cena ho persino intavolato un discorso sul "bolo alimentare" che scende per l'esofago dopo una sapiente masticazione. Non è servito a niente. Tutto inutile, tutto vano. Mi ha chiesto lo stesso di uscire. Mi sento così impotente.

Ho vagliato due ipotesi.

  1. Agli uomini piacciono le donne stronze (visto i miei rari momenti di gentilezza dovuti all'innamoramento non hanno certo sortito gli effetti sperati).
  2. Non importa quanto tu sia odiosa e stronza, se un uomo è single ci proverà lo stesso, nella speranza che per la legge dei grandi numeri qualcuna ci stia.

Ma cavolo... io dico SGOSH.

 
 
 

NELLE MANI DEL DENTISTA

Post n°159 pubblicato il 26 Novembre 2005 da ausdauer
 
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Ogni volta che il dentista mi spalanca le fauci non posso fare a meno di pensare all'immagine idiota di me che gli sto propinando. In genere assume espressioni di puro terrore, mentre lo vedo armeggiare con arnesi dalla funzione a me sconosciuta. E mentre sono  lì, con la bocca aperta e la saliva che schizza ovunque, mi chiedo cosa succederebbe se, malauguratamente, uno di quegli aggeggi che maneggia con apparente arte e sapienza, gli dovesse sfuggire di mano. Conservo sempre dentro di me la speranza che queste persone abbiano piena padronanza dei loro movimeti, mentre cerco di cacciare dalla mia mente il pensiero che per una piccola distrazione uno di quegli arnesi potrebbe letteralmente aprirmi la faccia. Truculenta immagine, me ne rendo conto: la fiducia incondizionata è qualcosa che non mi apppartiene dalla nascita e l'aver seguito per anni "ER - Medici in prima linea" ha reso molto fertile il terreno della mia immaginazione.


Un caro saluto al mio dente del giudizio, caduto in battaglia nella giornata di venerdì 25 novembre. Ti ricorderò sempre con affetto,
Tua Ausdauer

 
 
 

ULTIME NOTIZIE

Post n°158 pubblicato il 25 Novembre 2005 da ausdauer
 
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La Sacra Auto è tornata in garage.

Nel fatal dì la batteria ha tirato le cuoia. La centralina dell'auto, di conseguenza, si è bloccata: pare che le automobili di oggi siano dotate di questo sistema di protezione proprio per evitare di danneggiare irrimediabilmente alcune parti dell'auto.

Il meccanico dell'officina, dopo aver discusso a lungo e animatamente con l'addetto all'assistenza del parcheggio per poter entrare, ha trascorso un'ora a bestemmiare in turco contro la Sacra Auto, per constatare infine che occorreva chiamare il carro attrezzi, visto che non aveva nessuna intenzione di muoversi. Il conducente del carro attrezzi, ignaro del funzionamento bizzarro del parcheggio, è riuscito ad infilarsi seguendo un'altra auto e a eludere la sorveglianza (un carro attrezzi, non una Cinquecento... bah), ma ovviamente non è più riuscito ad uscire ed è stato fermato con l'accusa di furto d'auto. L'officina è stata immediatamente ricontattata e dopo molte discussione finalmente la Sacra Auto ha raggiunto l'officina, dove è stata sbloccata ed è ritornata alla vita.

Per tutto il casino combinato il conto è stato di 208 euri. E il meccanico dell'officina, dopo avermi tirato un numero incalcolabile di accidenti per tutto il giorno, ha giurato che mai più accetterà interventi di questo tipo.

Tutto bene quel finisce bene. O quasi.

 
 
 

E' UN MOMENTO DIFFICILE.

Post n°157 pubblicato il 23 Novembre 2005 da ausdauer
 
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Non posso credere che sia successo davvero.

Ore 15: esco dalla facoltà con addosso una stanchezza allucinante. Valuto brevemente se rimanere a studiare un po' in sala studio, ma mi accorgo di essere sul punto di strisciare, così arrancando raggiungo la Sacra Auto. Il vento gelido mi taglia faccia, credo di essere sull'orlo dell'assideramento.

Ore 15,10: inforco gli occhiali, giro la chiave.... CRAC. Panico. Riprovo. CRACRAC. Ommioddio, ommioddio, ommioddio. No. Non la Sacra Clio. Ha solo due anni.

Ore 15,11: "Pronto?" "Mamma, sono io... la mia macchina non parte più" "Ah... perché?" "Non lo so, non parte più. Morta." "Oh no... però io... non so cosa farci... chiama il babbo.".

Ore 15,12: Riflessione. Mio padre. Siamo in buoni rapporti da un paio di anni, ma fondamentalmente perché non ci vediamo più molto da quando non abitiamo più insieme. E' un rapporto fatto di "ciao come stai?" "Bene e tu?" "Ok, allora ciao!".

Ore 15,13: "Babbo? La mia macchina non parte più. Come faccio?" "Aspettami, 10 minuti e sono lì." "Ok."

Ore 15,14: Riflessione. Dieci minuti mi pare un po' ottimista. Ci sono 20 km tra la ridente cittadina e l'università. Nella migliore delle ipotesi bastano 20 minuti per arrivare al parcheggio. Boh. Io aspetto qui in macchina. Anche se c'è un gelo polare. Tanto ha detto dieci minuti.

Ore 15,50: Mi pareva strano... Aspetto.

Ore 16,15: Non mi sento più i piedi. Sono così stanca. Mi si chiudono gli occhi. Forse sono vicina alla morte.

Ore 16,30: Non devo addormentarmi... Devo resistere... Stai sveglia. Stai sveglia...

Ore 16,35: "Babbo??? Ma dove sei???" "Eh, dovevo passare in un posto...".

Ore 16,45: Io sono al freddo in un parcheggio. E' praticamente buio. E lui doveva passare in un posto. Ora mi sovviene il perché non andavo d'accordo con mio padre.

Ore 17,05: (ovvero quasi DUE ORE DOPO). Sono in un parcheggio con accesso tramite bancomat. Mio padre ovviamente non può entrare con il furgone e i cavi se non aprono le sbarre. Mica lo vorranno fare pagare. Chiamo l'assistenza e mi faccio aprire le sbarre.

Ore 17,25: nonostante i ripetuti tentativi la Sacra Auto non dà segni di vita. Mi scende qualche lacrima quando richiamo l'assistenza per far uscire mio padre e saluto la mia Ciccina Adorata. "Ti farò uscire piccola mia. Resisti."

Ore 17,40: in officina mi dicono che domani mattina, se smetterà di piovere e nevicare, andranno a riprendere la mia Ciccina. Nessuno sa dirmi che cos'ha e soprattutto perché ha avuto questo malore, lei è così giovane e piena di vita. Io sono una donna distrutta. In più  non ho idea di quanti soldi verranno scalati dal mio bancomat né come farò a far risultare che sono uscita da quel maledetto parcheggio, visto che non potevo certo lasciare il bancomat in un'officina.

Ore 18,00: torno a casa mestissima. L'idea che un conto salatissimo mi verrà presentato e prosciugherà definitivamente il mio conto mi atterrisce. L'idea che la mia Sacra Clio è a 20 km da me, in un parcheggio buio e freddo, esposta alle intemperie e ai malintenzionati per tutta la notte mi fa precipitare nell'angoscia più totale.

Ora attendo. E prego.

PREGHIERA PER LA SACRA AUTO

Resisti.
Non puoi mollarmi così adesso.
Non puoi lasciarmi sola così in un momento così difficile della mia esistenza.
Ti prego.

PREGHIERA PER ME STESSA

Che qualcuno o qualcosa mi dia la forza di affrontare il momento del conto. Perché io non ce la posso fare.

 
 
 

Post n°156 pubblicato il 21 Novembre 2005 da ausdauer
 

LO SCONFORTO DEL LUNEDI'
(la vita di chi patisce l'idea del cominciare da capo - ancora)

D'estate si lavora, ci si incasina "felicemente" la vita, non si ha mai un giorno libero e di conseguenza non si ha poi così tanto tempo per pensare. Tutto scorre, fino a che stremati non si arriva alla fine.

Poi arriva il freddo e con lui la ciclicità del tempo si manifesta nella più cruda e tagliente ripetitività.

L'eterna universitaria. Studentessa fossile che si trova a malgestire esami, relazioni sociali, amicizie labilissime, dichiarazioni inaspettate, appuntamenti al buio organizzati. Gente che si allontana, gente che si avvicina, gente che vuole salvare l'anima dannata destinata alla perdizione, gente che manda a quel paese chi procede inscespicando. Il tutto in un vorticoso andare e venire di nuovi, vecchi o irriconoscibili volti. Il tutto in un continuo susseguirsi di eventi che per quanto è ripetitivo rasenta la staticità.

E' dura per chi ad un certo punto ha lasciato, volente o nolente, la vecchia e conosciutissima strada per seguirne una nuova. E' dura per chi ad un certo punto si trova a dover ricostruire ogni singola cosa e a non avere abbastanza mezzi per farlo in maniera decente. E' un continuo crollare, ricostruire, crollare, ricostruire.

Non se ne può più. Vedere sempre le stesse identiche dinamiche all'interno di contesti differenti è sconfortate. Ed è ancora più sconfortate vedere che in casa non c'è nemmeno un pezzettino di cioccolata...

 
 
 
 
 

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Un blog di: ausdauer
Data di creazione: 02/03/2005
 

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