Sgosh!

Se qualcosa può andar male lo farà.

 

Messaggi di Maggio 2007

Post n°347 pubblicato il 29 Maggio 2007 da ausdauer
 
POESIE SULL'HERPES
(Ausdauer in Ungaretti poetar)


Herpes

Di che virus sei
herpes?

Bollicina tremante
nella notte

Vescica appena nata

Nell'aria stressante
involontario risorto
nella Aus presente alla sua
fragilità

Herpes


Crosta

Ci sta come
d'estate
sulla spiaggia
il turista.


Mattino

S'illumina
d'immenso.
 
 
 

MI PORTO ROGNA

Post n°346 pubblicato il 28 Maggio 2007 da ausdauer
 

Stamattina ho aperto gli occhi alle 7. Poi alle 8. Poi ho rotolato sul materasso fino alle 9 e mezza, infine, raccogliendo forze inesistenti, mi sono trascinata in cucina emettendo rantoli d'inedia in cerca di nutrimento.

Programma del giorno (partorito mentre sgranocchiavo cereali):

- lavarmi i capelli
- asciugarmi i capelli al sole
- pulire il bagno
- pranzare
- raggiungere la biblioteca (e forse studiare)
- andare a lavoro

Mentre cercavo affannosamente di recuperare le gocce di vaniglia tra i cereali mi sono ricordata che avrei voluto scrivere qualcosa sul blog. Sì, ma che cosa?

"Non mi sono capitate sfighe rilevanti ultimamente!" ho pensato e una sensazione di presagio e nefastezza imminente si è impadronita del mio ultimo sorso di latte, rendendolo amaro.

Ed è stato così che ho notato la bustina sul cellulare: 1 Mitteilung empfangen. (io ho il telefono impostato sul tedesco, ma forse questo sarebbe stato meglio non rivelarlo)

Leggo: un sms dalla Mede. Uhm...

"Hai tutta la mia solidarietà, signorina blog del giorno"

Se questa non è una auto-iattura...

(Oltre tutto, il sole con cui avrei dovuto far asciugare la mia folta chioma è scomparso... come minimo la biblioteca sarà chiusa e sul lavoro avrò quindicimila problemi... perché come si suol dire, l'ottimismo è il profumo della vita)

 
 
 

TRULLALLERO TRULLALLA'

Post n°345 pubblicato il 24 Maggio 2007 da ausdauer
 

In fondo cosa importa se l'altra notte l'ho trascorsa in bianco a smoccolare contro la malasorte che m'ha colpita ad un dente, così, senza preavviso.

Non importa se poi la mattina avevo una lezione obbligatoria alle nove e mi sono trovata ad agonizzare sul banco cercando di non morire di fronte alla prof che raccontava di ameni casi clinici, ignorando il mio lancinante dolore.

Irrilevante anche il fatto che il mio dentista non avesse tempo di ravanarmi in bocca fino alle 18 del pomeriggio, costringendomi a presentarmi 4 ore prima presso il suo ambulatorio, con la stessa faccia dell'omino di Scream, solo leggermente più spaventosa, cercando di impietosirlo affinché mi lasciasse libera di andare al lavoro per le 17 (chi era Stakanov in confronto?).

E dopo tutto cosa volete che siano le ore successive di lavoro con mezza bocca anestetizzata nell'impossibilità di sorridere o di bere senza sbrodolarsi di fronte a clienti perplessi e/o personale vario divertito.

Tutto questo perde di importanza nel momento in cui, dopo aver spappolato le balle al mondo intero con la mia fissazione per i libri di Fannie Flagg, mi trovo davanti, ancora con l'inebriante profumo di stampa, questo:

immagine
(Subito una TAC cranica per coloro che si ostinano a tradurre i titoli dall'inglese con improponibili lungaggini zuccherose come questa. Ma in fondo, dopo "Welcome to the world, baby girl" tradotto in un improbabile "Pane cose e cappuccino dal fornaio di Elmwood Springs", si può solo sperare in un lento, agognato, miglioramento)

 
 
 

LA AUS CONSIGLIA (MA VOI FATE FINTA DI NIENTE)

Post n°344 pubblicato il 20 Maggio 2007 da ausdauer
 

L'altra notte, verso le 2,15 mi è arrivato un sms in cui un'amica mi chiedeva: "ma tu come fai quando sei triste?".

Io ancora mi stupisco che:
a) la gente mi chieda consigli
b) la gente mi chieda consigli, conoscendomi
c) la gente mi chieda consigli, conoscendomi, alle due di notte.
Ma a parte questi piccoli dettagli, su cui è bene soprassedere, ho trovato il quesito decisamente stimolante. E numerose attività mi sono venute alla mente ravanando tra le mie numerose strategie di coping. Ecco le più significative.

Soluzione n. 1: mangiare. Scommetto che nessuno l'avrebbe mai detto. Contrariamente alle abitudini popolari, però, io non ritengo la Nutella il rimedio supremo contro la malinconia. Personalmente preferisco le usanze romagnole: una bella piadina con dentro formaggio, prosciutto, verdure, marmellata, vicini di casa, bambini, animali domestici, insomma... piadina iperfarcita da divorare a suon di morsi famelici tra un grugnito e l'altro. Non che poi io mi formalizzi più di tanto: se la depressione è invalidante e tutto ciò che posso permettermi è la sedimentazione sul divano, mi accontento di quello che trovo in giro: l'importante, dal mio punto di vista, è sbranare il tutto sbrindellandone le parti con efferatezza.

Soluzione n. 2: andare a passeggiare in un parco in una giornata di sole. Là dove il verde fa meraviglia del mondo, le farfalle colorano l'aria e il cinguettio degli uccelli rallegra i bambini, a volte si può trovare una Aus vagolante e afflitta, che cerca di immortalare la felicità altrui con la sua Olympus for dummies, e di trarrne giovamento contemplando poi il risultato con qualche ritocchino qui e là.
(Ho anche provato a lasciarmi marcire in un angolo con le foglie d'autunno, ma devo ammettere che non mi ha dato la stessa soddisfazione, per cui non mi sento di consigliarlo a nessuno)

Soluzione n. 3: rileggere il libro più bello mai letto. Per quel che mi riguarda, "Pomodori verdi fritti (al caffé di Whistle Stop)", "Pane cose e cappuccino dal fornaio di Elmwood Springs" e "In piedi sull'arcobaleno" compaiono periodicamente sul mio comodino sotto forma di Lexotan, Valium o Xanax, regalandomi una quiete e una pace interiore altrimenti irraggiungibile.

Soluzione n. 4: rileggere il libro più triste mai letto. Quando sul mio comodino ritorna "Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino" (che, ormai, so a memoria), significa proprio che sono alla frutta e leggere di disgrazie altrui, per quanto meschino possa sembrare, mi dona sempre una certa fiducia nel futuro. In fondo a me non sta andando poi così male, penso.

Soluzione n. 5: struggersi bavosamente raccattando i ricordi più strazianti, le canzoni più dolorose da ascoltare, le pagine proprie o altrui scritte di getto che lacerano un po' l'animo scosso dagli eventi. Lo so, sembra un metodo un po' estremo, eppure con me funziona a meraviglia. Dopo ore di pianti e copioso muco sparso, fili di bava e fazzoletti in avanzato stato di decomposizione, mi guardo allo specchio, inorridisco del mio stato e penso "Oggesùggiuseppemmaria! Chi mi ha rubato la faccia???". E esco dallo stato di trance per divorarmi una piadina ristoratrice.

(e il cerchio si chiude. sempre lì)

 
 
 

PICCOLE AUS INVECCHIANO

Post n°343 pubblicato il 15 Maggio 2007 da ausdauer
 


Devo farmene una ragione. L'età avanza e con essa i segni del tempo trascorso si fanno sempre più manifesti. Nello specifico, non ci vedo più una cippalippa.

Il problema è che non riesco ad abituarmi a portare gli occhiali quando sono in giro. Non che io voglia fare la figa, anzi. C'è chi sostiene che mi donino (non so se per l'aria finta intelligente o perché mi coprono in parte la faccia, ma meglio non indagare). I problemi sono comunque ben altri.

Quando non mi accorgo di un vetrina, non basta la figura da imbecille della sonora craniata, ma si sente pure lo "stock" dell'occhiale che ci si spiaccica contro. Non è certo una cosa facile da accettare (anche perché sono cose che mi capitano spesso). Senza contare che, per quanto affettuosa io possa non sembrare, alle persone a cui tengo molto non risparmio certo dimostrazioni d'affetto. Il più delle volte, mentre cerco di spalmarmi sulla loro faccia per un sonoro bacino, non prendo bene la misura e rischio di aprire loro il viso, cavare un occhio o strappare una narice. Sono piccole cose che mi fanno "casualmente" dimenticare gli occhiali in macchina ogni santa volta.

Ultimamente però le cose si stanno facendo sempre più difficili da gestire. Un giorno passeggiavo al parco con una mia amica e in lontananza mi è parso di scorgere qualcosa che si muoveva tra l'erba.
"Cara, hai visto? Ci sono due animali strani che fanno come una specie di danza..."
"Mioddio Aus, è un uomo che fa gli addominali..."
"Ups..."

Inoltre mi sono accorta che evito accuratamente le stradine isolate, anche durante il giorno quando la luce del sole acceca e risplende sulle auto parcheggiate. E' vero, da qualunque angolo
potrebbe saltare fuori un maniaco qualunque armato di coltello o di arnesi di altro genere, ma io sono salita ben due
volte in macchina con il Comadante, quindi non sono certo una persona prudente. No no, io ho la fobia del Pittbull.


Qualunque essere in movimento, animato e non, grazie alla mia miopia (e alla mia invidiabile fantasia) si trasforma in un gigantesco cane bavoso e famelico, pronto a sbranarmi e a cibarsi delle mie (abbondanti) carni. In compagnia mi ritrovo a segnalare il mio panico gridando "Cane cane caneeeeeeeee!" e a sentirmi rispondere "Aus, è un bambino...". Certo, lo sapevo, stavo solo scherzando. Quando sono sola e comincio a cercare un tombino dentro cui sotterrarmi la situazione diventa più seria, specie se quello che mi viene incontro in realtà è solo una mia proiezione immaginaria creata da foglie in movimento. Tsé, a me i test proiettivi fanno un baffo.

Le scuse che mi trovo ad addurre sono sempre più imbarazzanti e sconclusionate. Ho un occhio appannato dal vento, c'è troppo sole, mi è finito un elefante in un occhio... Niente. La verità è che non ci vedo più e devo decidermi a usare questi benedetti occhiali, o finirò per prendere a colpi di scopa un Bruder qualunque scambiandolo per un ladro e assassino in cerca di oro e di Aus da squartare.

(A chi venisse la brillante idea di suggerire un bel paio di lenti a contatto, consiglio di leggere questo post e di trarre le dovute conclusioni.)

 
 
 
 
 

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Un blog di: ausdauer
Data di creazione: 02/03/2005
 

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